"Finalmente ho raggiunto il MIO traguardo e risolto il segreto della mia anima: Io sono QUELLO a cui rivolgevo le preghiere, QUELLO a cui chiedevo aiuto. Sono QUELLO che ho cercato. Sono la stessa vetta della MIA montagna. Guardo la creazione come una pagina del MIO stesso libro. Sono infatti l'UNICO che produce i molti, della stessa sostanza che prendo da ME.
Poiché TUTTO è ME, non vi sono due, la creazione è ME STESSO, dappertutto. Quello che concedo a ME stesso, lo prendo da ME stesso e lo do a ME stesso, l'UNICO, poiché sono il Padre ed il Figlio. Quanto a quello che voglio, non vedo altro che i MIEI desideri, che sgorgano da ME.
Sono infatti il conoscitore, il conosciuto, il soggetto, il governante ed il trono. Tre in UNO è quello che sono e l'inferno è solo un argine che ho messo al MIO stesso fiume, allorché sognavo durante un incubo. Sognai che non ero il SOLO unico e così IO stesso iniziai il dubbio, che fece il suo corso, finché non mi svegliai. Trovai così che IO avevo scherzato con ME stesso.
Ora che sono sveglio, riprendo di sicuro il MIO trono e governo il MIO regno che è ME stesso, il signore per l'eternità."

Fabio Piselli, educatore d'infanzia...

Fabio Piselli, educatore d'infanzia...

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Bello è il destino, che ti fa incontrare il passato, che ti riporta al futuro.
Molti anni fa ho avuto la mia prima esperienza relativamente al sostegno di una bambina vittima di violenze sessuali, la quale a quel tempo aveva 9 anni ed oggi è una bella ragazza, una giovane donna, che ho rincontrato per caso quando per nessun caso avrei dovuto incontrarla.
Ricordo bene quando mi "scelse" per riuscire a dirmi che un suo familiare la portava in una casa nella quale incontrava dei suoi amici, che a turno abusavano di lei sin da quando aveva solo 6 anni.
Ricordo le difficoltà per riuscire a convincere i genitori a denunciare il fatto, dopo giorni di incontri li accompagnai in Procura, a Firenze, ricordo che ancora a quel tempo parlare di abusi richiamava troppi pregiudizi che incrementavano la difficoltà della denuncia stessa.
Ricordo un bravissimo carabiniere il quale seppe ben convincere il magistrato a perseguire il fatto, con il quale prendemmo il violentatore, che incontrai un paio di volte perchè la bambina gli disse che mi aveva raccontato tutto e questi preoccupato volle parlarmi per convincermi che la piccola si era inventata tutto, fu l'occasione per captare in modo artigianale quel che avrebbe potuto ammettere per fornire un probabile sostegno probatorio alla denuncia dei genitori della bambina, che erano stretti parenti dello stesso abusante, il quale sperava nella paura dello scandalo, "di ciò che penserà la gente" diceva per stimolare a rinunciare a fare la denuncia, perchè a quel tempo c'era ancora la vecchia legge e gli abusi sui minori non erano così tutelati come oggi.
Quando lo vidi rimasi stupito della semplicità del suo essere, uno come noi, uno dei tanti, anonimo, non l'orco che raccontano, non il mostro, non il malato, semplicemente un uomo adulto, sposato con prole, professionista, socializzato, capace ed anche simpatico nel suo modo di parlare.
Dopo tanto ciarlare mi disse alcune frasi che negli anni futuri avrei risentito altre volte dette da altri abusanti, "ma io l'amo", "tanto prima o poi doveva farlo, meglio me di altri", "e lei che lo voleva, era contenta", ed altro ancora descrivente il presunto sentimento di questo adulto nei confronti della minore, al quale chiesi la necessità che aveva di fotografarlo, questo "amore".
Fu arrestato, io assunsi l'ufficio di persona informata sui fatti, di teste, la bambina fu presa in carico da strutture specializzate, i genitori subirono il pregiudizio sociale, l'abusante dopo una serie di iter giudiziari tornò in libertà e riprese la sua vita ancora più spavaldo.
Questa bambina, che oggi è una bellissima giovane donna, che non ho mai più rivisto da allora, e sono trascorsi molti anni, mi ha "riconosciuto" e osservandomi mi ha detto una semplice cosa, "che fine hai fatto?" con quel tipico cantilenare fiorentino misto fra la battuta simpatica ed il battuto mortificante, vedendomi sculacciar sederi adiposi da massaggiatore "abusivo".
Lei è cresciuta, ha studiato e studia ancora, comprende bene la "sua" violenza che tuttora condiziona la sua evoluzione, specialmente emotiva e sentimentale.
Abbiamo parlato, non a lungo, ma con quella intensità che si crea fra persone che hanno condiviso una importante esperienza, grazie alla quale le parole non hanno molto senso e sono i silenzi che si trasformano in un profondo dire il cui significato resta bene impresso dentro, come avviene quando si sogna qualcosa di importante del quale resta solo il senso pur avendo scordato le chiare dinamiche.
Mi ha detto solo di non buttare via l'importanza della mia esperienza, mi ha detto che se oggi è una donna libera dalle catene dell'abuso è anche grazie a quel poco che ho saputo fare allora, mi ha detto che se sculacciar sederi mi consente di mettere insieme il pranzo con la cena di continuare a farlo, ma di non smettere di occuparmi d'infanzia, nella misura che mi compete come dirigente di comunità, come educatore, come esperto consulente.
Ha detto una cosa semplice, che mi ha commosso, di svegliarmi e di vivere la mia vita per come sono capace di fare, per le mie qualità interne e non esterne, senza rincorrere fughe da pregiudizi o pregiudizi da fuggire, mi ha detto le stesse cose che io dissi allora ai suoi genitori per convincerli a fare una scelta per tutelare la propria figlia.
Bello il destino, che quando meno te lo aspetti ti riporta il passato per invitarti al futuro, donandoti le tue passate frasi per ricordarti la traccia che hai lasciato, dalla quale riprendere il cammino per continuare a lasciar tracce....
Fabio Piselli


1 commenti:

Fabio Piselli ha detto...

grazie dell'attenzione..
Fabio

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