"Finalmente ho raggiunto il MIO traguardo e risolto il segreto della mia anima: Io sono QUELLO a cui rivolgevo le preghiere, QUELLO a cui chiedevo aiuto. Sono QUELLO che ho cercato. Sono la stessa vetta della MIA montagna. Guardo la creazione come una pagina del MIO stesso libro. Sono infatti l'UNICO che produce i molti, della stessa sostanza che prendo da ME.
Poiché TUTTO è ME, non vi sono due, la creazione è ME STESSO, dappertutto. Quello che concedo a ME stesso, lo prendo da ME stesso e lo do a ME stesso, l'UNICO, poiché sono il Padre ed il Figlio. Quanto a quello che voglio, non vedo altro che i MIEI desideri, che sgorgano da ME.
Sono infatti il conoscitore, il conosciuto, il soggetto, il governante ed il trono. Tre in UNO è quello che sono e l'inferno è solo un argine che ho messo al MIO stesso fiume, allorché sognavo durante un incubo. Sognai che non ero il SOLO unico e così IO stesso iniziai il dubbio, che fece il suo corso, finché non mi svegliai. Trovai così che IO avevo scherzato con ME stesso.
Ora che sono sveglio, riprendo di sicuro il MIO trono e governo il MIO regno che è ME stesso, il signore per l'eternità."

11 settembre : Vive la France!

Dottore in scienze politiche alla Sorbona, laureato in diritto internazionale, diplomato in scienze matematiche, cattedra di storia della politica all’università di Neuchatel, conferenziere ed esperto di geopolitica, direttore della “Revue française de géopolitique”, collaboratore di svariate edizioni letterarie francesi, Aymeric Chauprade ha perso la cattedra al Collegio della Difesa Francese per aver pubblicato un libro, intitolato “Cronaca dello scontro di civiltà”, nel quale supporta le teorie cospirazionistiche sull’11 settembre.

Il ministro della difesa Maurin ha giustificato la sua cacciata per aver scritto "cose inaccettabili", anche se ovviamente supportate dalla documentazione che tutti possiamo immaginare.

Questo accade nel paese di Voltaire, personaggio assunto a simbolo universale della libertà di espressione.

La Francia di una volta, la Francia della rivoluzione francese, la Francia dell’Illuminismo, la Francia dell’esistenzialismo, la Francia che disse no alla NATO per proteggere la propria indipendenza, la Francia che ha guidato le rivoluzioni studentesche del ’68, la Francia del nouveau roman che ribaltava tutti i canoni letterari, o della nouvelle vague che ribaltava tutti quelli cinematografici, oggi non c’è più.

Oggi la Francia è un paese qualunque, senza più identità, ambizioni o finalità collettive che la distinguano in qualche modo da una qualunque altra nazione.

Ma facciamo attenzione, perché la Francia di oggi, nonostante le apparenze, non ha affatto rinunciato al suo ruolo-guida nella cultura europea, anzi.

Oggi la Francia è decisamente all’avanguardia, proprio nell’aprire la strada verso una società globalizzata, appiattita su un pensiero unico, …

… omologato e tenuto sotto controllo dai media, senza valori assoluti, senza aspirazioni superiori, e senza alcuna finalità oltre a quella di replicarsi su se stessa in modo tanto efficiente per la produttività quanto innocuo per la sua stabilità.

Una società in cui l’individuo che accetti di rinunciare a perseguire le proprie aspirazioni viene premiato con il comfort di una mediocrità elevata a status symbol, una società dove i presidenti esibiscono fotomodelle come massimo trofeo di conquista sociale, e dove il ricatto contro l’anomalia del pensiero è talmente potente da rendere eroico il comportamento di chi semplicemente agisca secondo i propri codici morali.

La vera globalizzazione non è economica, è ideologica. E’ solo tramite la seconda che è possibile perseguire la prima.

Nella costruzione di questo enorme supermercato umano, dove le uniche differenze fra gli individui resteranno gli scaffali in cui sono collocati, la grande Francia di Voltaire è sicuramente all’avanguardia su tutti.

Starebbe a noi, semplicemente, di non seguirla. Il problema è che mentre i paesi all’avanguardia esibiscono fotomodelle accanto al loro presidente, i più arretrati esibiscono ancora massaggiatrici e pornostar nei seggi stessi del loro parlamento.

Ne abbiamo quindi da fare, di strada, prima di diventare come loro.

di Massimo Mazzucco

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