"Finalmente ho raggiunto il MIO traguardo e risolto il segreto della mia anima: Io sono QUELLO a cui rivolgevo le preghiere, QUELLO a cui chiedevo aiuto. Sono QUELLO che ho cercato. Sono la stessa vetta della MIA montagna. Guardo la creazione come una pagina del MIO stesso libro. Sono infatti l'UNICO che produce i molti, della stessa sostanza che prendo da ME.
Poiché TUTTO è ME, non vi sono due, la creazione è ME STESSO, dappertutto. Quello che concedo a ME stesso, lo prendo da ME stesso e lo do a ME stesso, l'UNICO, poiché sono il Padre ed il Figlio. Quanto a quello che voglio, non vedo altro che i MIEI desideri, che sgorgano da ME.
Sono infatti il conoscitore, il conosciuto, il soggetto, il governante ed il trono. Tre in UNO è quello che sono e l'inferno è solo un argine che ho messo al MIO stesso fiume, allorché sognavo durante un incubo. Sognai che non ero il SOLO unico e così IO stesso iniziai il dubbio, che fece il suo corso, finché non mi svegliai. Trovai così che IO avevo scherzato con ME stesso.
Ora che sono sveglio, riprendo di sicuro il MIO trono e governo il MIO regno che è ME stesso, il signore per l'eternità."

Io so: Profondo Nero.

di Debora Billi su Petrolio
Finalmente, mi sono detta quando ho saputo dell'uscita di questo libro. Finalmente.

Molti di voi sanno quanto ammiro Enrico Mattei, che senza essere un politico era uno degli ultimi "statisti" che ha prodotto questo sventurato Paese. Uomo di pochi scrupoli e grandi capacità, fiuto e intelligenza, che ha saputo mettere al servizio delle necessità del popolo italiano e dell'azienda che dirigeva, l'ENI. Mattei credeva che l'ENI esistesse al solo scopo di portare energia all'Italia, con ogni mezzo, anche quelli al limite del lecito. Un carattere, scusate il paragone, un po' alla Oskar Schindler.

Ufficialmente morto in un "incidente" aereo, il suo assassinio è stata una terribile disgrazia che ha colpito tutti per anni, forse per decenni. Chi si interessa di cose petrolifere più volte si sorprende a dire a se stesso "Ah, se ci fosse ancora Mattei...".

Così come chi assiste impotente allo scempio che si è fatto della cultura italiana, della libertà di stampa, della democrazia parlamentare, si sorprende spesso a pensare "Ah, se ci fosse ancora Pasolini...". Pasolini si scandalizzava della politica degli anni '70: cosa direbbe ora? Come saprebbe analizzare il contesto "civile" in cui ci troviamo impantanati ormai da vent'anni?

Profondo Nero, il libro di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, per i tipi di Chiarelettere, fa quello che si sarebbe dovuto fare da tempo: raccontarci finalmente il filo nero che unisce l'omicidio Mattei con l'omicidio Pasolini. Un filo nero legato a una lupara bianca, ovvero la scomparsa del poco conosciuto ma coraggioso giornalista siciliano Mauro De Mauro. Sia De Mauro che Pasolini avevano avuto l'ardire di non accontentarsi della versione ufficiale, quella che voleva Mattei vittima di un banale incidente, ma erano andati ad indagare, a ricostruire, a ficcare il naso là dove la storia non convinceva. De Mauro lo faceva per il regista Rosi, che preparava Il caso Mattei, Pasolini per il suo ultimo romanzo intitolato appunto Petrolio.

Ed entrambi avevano scoperto qualcosa di scottante, che coinvolgeva quello che divenne poi Presidente dell'ENI: Eugenio Cefis. Uomo potentissimo, che tesseva oscure trame in compagnia di altri oscuri, da Cuccia alla P2. Ma furono uccisi prima di poterlo raccontare.

Profondo Nero, curato come un saggio e appassionante come un romanzo, è uno di quei libri che dispiace finire. All'ultimo capitolo vien voglia di gridare "Ancora, ancora!", vogliamo saperne di più, vogliamo sapere tutto il resto! Ma tutto il resto, forse, non si saprà mai. Se lo sono portato via Mauro e Pier Paolo, sotto un pilone dell'autostrada e sulla spiaggia di Torvajanica.

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