"Finalmente ho raggiunto il MIO traguardo e risolto il segreto della mia anima: Io sono QUELLO a cui rivolgevo le preghiere, QUELLO a cui chiedevo aiuto. Sono QUELLO che ho cercato. Sono la stessa vetta della MIA montagna. Guardo la creazione come una pagina del MIO stesso libro. Sono infatti l'UNICO che produce i molti, della stessa sostanza che prendo da ME.
Poiché TUTTO è ME, non vi sono due, la creazione è ME STESSO, dappertutto. Quello che concedo a ME stesso, lo prendo da ME stesso e lo do a ME stesso, l'UNICO, poiché sono il Padre ed il Figlio. Quanto a quello che voglio, non vedo altro che i MIEI desideri, che sgorgano da ME.
Sono infatti il conoscitore, il conosciuto, il soggetto, il governante ed il trono. Tre in UNO è quello che sono e l'inferno è solo un argine che ho messo al MIO stesso fiume, allorché sognavo durante un incubo. Sognai che non ero il SOLO unico e così IO stesso iniziai il dubbio, che fece il suo corso, finché non mi svegliai. Trovai così che IO avevo scherzato con ME stesso.
Ora che sono sveglio, riprendo di sicuro il MIO trono e governo il MIO regno che è ME stesso, il signore per l'eternità."

Francia. Alunni dotati di microchip per monitorare il virus H1N1


Ovvero: Come far accettare il Marchio della Bestia!
Ecco una notizia che riporta un esperimento effettuato in Francia "per il bene dell'umanità". Cercate di guardare al di là delle apparenze... non sentite puzza di zolfo?
su Liberation.fr
Traduzione di Giuditta

SALUTE - Cosa c'è di meglio di un virus che ha voglia di diffondersi il più rapidamente possibile, facciamo un esempio a "caso", di tipo H1N1?
Qual è il luogo in cui ci si tocca spesso, dove ci può importare di meno se è educato o no sputacchiare sull'interlocutore, dove ci si presta il fazzoletto o il berretto?
La scuola, naturalmente.
Da qui l'idea di alcuni scienziati di Lione di calcolare la probabilità di diffusione di un virus attraverso l'individuazione e l'analisi di tutti i contatti dei bambini della stessa scuola.
Durante due giorni, un team di fisici e medici hanno dotato di microchip 241 alunni e 10 insegnanti di una scuola elementare e registrato ogni loro interazione ...
Questi microchip, che sono in realtà dei badge RFID (Radio Frequency IDentification), sono stati collocati con un cordoncino sul petto dei bambini, ed hanno registrato tutti i loro contatti ravvicinati. Abbastanza vicini da poter trasmettere, dunque, dei virus di tipo H1N1 (ma anche altri tipi d'infezione)
Su uno schermo, costellazioni di punti e vettori disegnano tracciati con i movimenti dei bambini.
Risultato: 110.000 contatti in due giorni.
Per un confronto, un test analogo condotto di recente in una conferenza di 1.200 persone ha registrato 15.000 contatti in un giorno.
Dunque non è una leggenda: la scuola è potenzialmente il luogo privilegiato per la trasmissione di microorganismi.
Sappiamo anche che né l'età (i bambini avevano un'età compresa tra i 6 ei 10 anni) né il sesso, non incidono sulla la frequenza dei contatti.
I contatti sono durati una media di 40 secondi. Solo il 10 e il 20% durano più di un minuto.
Questi dati possono apparire molto poco interessanti.
Eppure, dice Bruno Lina, direttore del Centro Nazionale di Riferimento per i virus influenzali, "avremo con i risultati finali, un chiaro modello di come il virus possa diffondersi".
Gli scienziati saranno in grado di confrontare il modello matematico stabilito con i dati noti sulla influenza A.
Esempio: il rischio che una persona infetta contamini un'altra (estimazione tra 1,2 e 3,5), durante un periodo di contatto potenzialmente infettivo (più di un minuto), ecc. Questo potrà anche permettere di sviluppare strategie per la vaccinazione, di ridefinire le regole del lavarsi le mani, ecc.

"L'influenza A è una buona scusa, ma è possibile studiare allo stesso modo altre malattie infettive", spiega Philippe Vanhems del servizio sanitario nosocomiale.
Così, un programma simile sarà lanciato negli Ospizi Civili di Lione per misurare il rischio di diffusione delle malattie nosocomiali.

Dei sensori saranno installati non solo sul personale, ma anche sui pazienti, e in luoghi strategici come per esempio sui flaconi di gel idroalcolico o sulle porte.

Principalmente, i badge RFID sono stati utilizzati dal fisico Jean-Francois Pinton, direttore del Laboratorio di Fisica presso l'ENS di Lione, per lo studio della dinamica dei fluidi. Niente a che fare con la medicina. E' discutendo con altri scienziati che hanno avuto l'idea di mettere lquesto strumento della scienza di base al servizio della ricerca sulla salute pubblica.
I risultati finali sui bambini dalla scuola di Lione saranno utilizzabbili tra tre mesi.


2 commenti:

Gaia ha detto...

A piccoli passi..
Inizi con il metterlo al collo dei bambini con la scusa di uno studio sulle pandemie, o a cucirlo nel tessuto dei giubbetti per ritrovare il piccino in caso di rapimento (ehi, il mondo là fuori è una giungla piena di belve criminali!)

A piccoli passi.
"One generation is all they need"

Grazie per il sempre ottimo lavoro, buona continuazione
gaia

fandargo ha detto...

beh, è un brevetto della Verichip in collaborazione con un'altra azienda, quello che si propone di creare un chip RFID in grado di rilevare nel corpo la presenza di suddetto virus..
mi stupisce che non l'abbiano già infilato nel braccio di qualcuno!
dal sito ufficiale:
http://www.verichipcorp.com/092109.html

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