"Finalmente ho raggiunto il MIO traguardo e risolto il segreto della mia anima: Io sono QUELLO a cui rivolgevo le preghiere, QUELLO a cui chiedevo aiuto. Sono QUELLO che ho cercato. Sono la stessa vetta della MIA montagna. Guardo la creazione come una pagina del MIO stesso libro. Sono infatti l'UNICO che produce i molti, della stessa sostanza che prendo da ME.
Poiché TUTTO è ME, non vi sono due, la creazione è ME STESSO, dappertutto. Quello che concedo a ME stesso, lo prendo da ME stesso e lo do a ME stesso, l'UNICO, poiché sono il Padre ed il Figlio. Quanto a quello che voglio, non vedo altro che i MIEI desideri, che sgorgano da ME.
Sono infatti il conoscitore, il conosciuto, il soggetto, il governante ed il trono. Tre in UNO è quello che sono e l'inferno è solo un argine che ho messo al MIO stesso fiume, allorché sognavo durante un incubo. Sognai che non ero il SOLO unico e così IO stesso iniziai il dubbio, che fece il suo corso, finché non mi svegliai. Trovai così che IO avevo scherzato con ME stesso.
Ora che sono sveglio, riprendo di sicuro il MIO trono e governo il MIO regno che è ME stesso, il signore per l'eternità."

Appello per una madre! Aiutateci!

Vorrei il vostro aiuto perchè a distanza di 4 anni non riesco a dare degna sepoltura al mio Andrea. Andrea Gagliardoni aveva 23 anni ogni giorno partiva da Porto Sant’Elpidio (Ap) per recarsi al lavoro. Il 20 giugno 2006, Andrea si alza alle tre e quarantacinque del mattino per essere sul posto di lavoro alle cinque. Alle sei e dieci la macchina tampografica comincia a dare problemi, come già più volte era accaduto, allora, mio figlio, cerca di risolvere il problema come facevano anche gli altri operai. Mette la macchina in “stand-by” (usando il pannello dei comandi che si trova lontano dal piano di lavoro e deve essere azionato con entrambe le mani) e controlla. In quel momento la pressa riparte da sola lasciando ad Andrea il tempo di lanciare un urlo lancinante e la testa viene colpita da due tamponi che gli spezzano l’osso del collo in pochi secondi. L’hanno trovato così i compagni di lavoro in una pozza di sangue che usciva copioso da un orecchio. Tutto ciò è accaduto perché quella macchina assassina era priva di mezzi di sicurezza. Sono trascorsi quattro anni da quando il mio angelo se ne è andato. Da quel giorno, la nostra famiglia è distrutta. Nessun aiuto da parte di nessuno; né dai proprietari della fabbrica, che io definisco uomini senza cuore né cervello, né da parte delle istituzioni. La tragedia è così grande che non si ha la lucidità per pensare nè per riflettere. Bisogna trovare un loculo per Andrea viene proposto da una signora che abita nello stesso palazzo di tumulare Andrea nel loculo che lei ha comprato qualche anno prima. Poi arriva la beffa da parte del comune di Porto Sant'Elpidio e in particolare del sindaco Mario Andrenacci: quando i familiari vanno a chiedere di poter dare degna sepoltura ad Andrea si sentono rispondere che questo non può avvenire per un regolamento interno e cioè bisogna aspettare la morte della signora, proprietaria del loculo, e contestualmente traslare Andrea. Tutto ciò è irriverente e irrispettoso nei confronti di chi è morto e di chi è rimasto. Vi chiedo di aiutarmi perchè se dovessi mancare io chi penserà al mio povero Andrea?

Scriviamo al sindaco di Porto Sant’Elpidio:
chiedo degna sepoltura per Andrea Gagliardoni!
psesindaco@elpinet.it

Graziella Marota, madre di Andrea Gagliardoni

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