Questo blog non appartiene a nessun gruppo politico, religioso, ecc. Questo blog è stato creato per far fronte alla crescente disinformazione dei media, di cui siamoise tutti vittime. Esso non vuol indurre ad un'inutile polemica, ma mira a diffondere informazioni affidabili. Il blog inoltre fornisce sempre fatti che voi potete agevolmente verificare. Una buona informazione è un'informazione valida.
In nessun campo il percorso per la conoscenza è una passeggiata senza pericoli, ma questo non nega il fatto che la conoscenza sia potere.. http://scienzamarcia.blogspot.com/

Allarme vaccini. Big Pharma a caccia di brevetti!


Post di Giuditta:
Molti brevetti di farmaci fra i più venduti stanno per scadere.
I vaccini sono diventati, con la complicità dei poteri pubblici e i "disinteressati donatori" miliardari, la "cura miracolosa"!
Cosa c'è di meglio per riempire le tasche degli azionisti?
Niente, i vaccini producono un reddito costante e illimitato, insomma una merce rara sui mercati finanziari, in questi tempi duri.



U.S. Drug Companies Chase Vaccines (Case farmaceutiche americane a caccia di vaccini) su The Wall Street Journal .
Traduzione di Giuditta

"A causa della crescente preoccupazione per la minaccia delle epidemie di influenza (NB: organizzate...), 3 grandi aziende farmaceutiche hanno annunciato che hanno preso accordi per l'esclusività di fabbricazione di vaccini contro l'influenza, scommettendo su uno dei settori fra i più brillanti, ma i più rischiosi dell'industria farmaceutica.

Gli affari riflettono la convinzione crescente, fra i dirigenti di questi laboratori, che i vaccini contro tutta una serie di malattie, a lungo considerati parenti poveri del settore, diventeranno una fonte importante di sviluppo (= profitto) e sostituiranno i farmaci più utilizzati e famosi, che presto perderanno le loro licenze d'esclusività.

Le vendite di vaccini aumentano velocemente rispetto ad altri farmaci prescritti dai medici; in più sono largamente protetti dalla concorrenza dei farmaci generici, i quali hanno danneggiato i produttori di farmaci ... "

La Johnson & Johnson ha annunciato l'acquisto di una partecipazione del 18% sulla Crucell, una società di biotecnologia olandese, che sta attualmente lavorando su un vaccino che proteggerebbe contro tutti i ceppi di influenza.
I Laboratori Abbott hanno messo le mani su una filiale della belga Solvay, che produce maggiormente vaccini.
Questo interesse per i vaccini spiega anche perché la Pfizer ha assorbito la Wyeth all'inizio di quest'anno...

L'ha detto il TG!

  TG zero

 
Commento di un lettore di Ridere è un cosa seria: 
Ricapitoliamo:
il TG1 dice che Mills è stato assolto, Schifani e Gasparri disconoscono Di Girolamo; Giovanardi dice che Annozero incita al consumo di droga; Libero pubblica un'intervista a Philip Roth che non ha mai ottenuto, il Giornale scrive che Mills non è stato riconosciuto colpevole e che la Cassazione ha sanato un grave vulnus; Emanuele Filiberto vince con i televoti degli operatori dei call center, ma a Raiuno dicono che a votarlo sono stati quei nostalgici degli italiani all'estero; infine, Formigoni dice che la Lombardia è la regione meglio governata d'Italia e la più ecologica, ma l'ARPA denuncia 5 anni di inquinamento ininterrotto e selvaggio ...

Uganda. Una legge terrificante!

Gli omosessuali dell'Uganda potrebbero essere condannati a morte se la proposta di legge anti-omosessualità di cui si sta discutendo in questi giorni verrà approvata.

Una forte condanna internazionale ha costretto il Presidente a sottoporre questa proposta di legge ad un'ulteriore revisione, ma i nostri sostenitori ugandesi dicono che solo una richiesta a gran voce proveniente da tutto il mondo potrebbe allontanare i Parlamentari da questa idea di discriminazione dal momento che si sentirebbero isolati a livello internazionale.

Abbiamo solo pochi giorni a disposizione -- firma la petizione contro la legge anti-gay qui sotto e inviala ai tuoi amici e familiari e la consegneremo ai politici dell'Uganda, ai paesi donatori e alle ambasciate di tutto il mondo.

Al Presidente dell'Uganda Museveni, ai Membri della Commissione di Revisione e ai governi donatori :
Stiamo dalla parte dei cittadini dell'Uganda che stanno chiedendo al loro governo di ritirare la proposta di legge anti-omosessualità e di proteggere i diritti umani universali riconosciuti dalla Costituzione dell'Uganda. Richiediamo con forza ai leader dell'Uganda e ai paesi donatori di unirsi al nostro rifiuto di ogni persecuzione e al nostro sostegno ai valori di giustizia e tolleranza.

Firma la petizione per chiedere al governo dell'Uganda di ritirare la proposta anti-gay che punirebbe gli omosessuali con la detenzione o anche con la pena di morte

Le vaccinazioni uccidono più delle guerre.



LE VACCINAZIONI UCCIDONO - chi o che cosa?

E' un tema di grande attualità quello delle vaccinazioni, tuttora obbligatorie in Italia, anche se da un anno a questa parte i bambini non possono più essere tenuti lontani dalla scuola o vaccinati "a fucile puntato". Certamente chi si vuole vaccinare è libero di farlo. Noi crediamo però che la scelta deve essere assolutamente personale e libera, non imposta dallo stato "bambinaia", e deve basarsi su una informazione bilanciata. libertà di scelta insomma ed informazione che delucidi tutti i punti di vista!


I MICROORGANISMI E LE VACCINAZIONI

Il nostro corpo è abitato?
Il mondo dei batteri, dei virus e dei funghi, è un universo a sé, ricchissimo di varietà, alcune delle quali utili alla vita, altre dannosissime.
Dai tempi di Luigi Pasteur ci hanno insegnato che i batteri sono agenti portatori di malattie, che devono essere evitati a tutti i costi. Se non è possibile evitarli, dobbiamo ucciderli con la nostra gamma di antibiotici.
Dai tempi di Robert Koch sappiamo che il bacillus tubercle produce in alcuni casi la tubercolosi. E al giorno d'oggi noi vacciniamo i nostri corpi per prevenire la tubercolosi.
Ma più che altro, noi prendiamo delle misure igieniche in modo da limitare al massimo il contatto con i batteri. Puliamo il corpo, laviamo le mani, eliminiamo le feci nella toilette. Probabilmente sono queste le misure che ci hanno dato la possibilità di sconfiggere tante malattie infettive.
Il nostro corpo è un organismo che è letteralmente popolato da micro-organismi. Dentro e fuori il nostro corpo troviamo un'incredibile varietà di piccoli organismi, con i quali noi viviamo in perfetta simbiosi per la maggior parte del tempo. Questi batteri, virus, funghi e bacilli sono stati tutti classificati a cominciare da quando l'olandese Anthony van Leeuwenhoek costruì il primo microscopio con il quale incominciò ad osservare queste piccole creature.
E' da circa quarant'anni che è stata dichiarata guerra a tutto spiano agli abitanti di questo micro-universo. L'uomo ha cercato di sterminare molte specie dotate di una sola cellula con i suoi antibiotici, ottenendo solamente che esse si sono rese resistenti a questi attacchi prendendo anche nuove forme. Gli antibiotici sono stati usati in maniera massiccia e non hanno contribuito alla soluzione dei problemi di salute (anzi ne hanno portati di nuovi, NDR).
Per tutte queste piccolissime forme di vita il nostro corpo è un terreno perfetto su cui vivere. L'effetto che i microorganismi hanno sul "terreno" dipende più che altro dalla qualità del "terreno" stesso.
Il famoso Claude Bernard una volta disse: "Le terrain c'est tout, le microbe c'est rien". Il terreno è tutto, il microbio è niente.
Quando il corpo è in forma eccellente, è molto difficile per il microbio generare una malattia. Anzi, è completamente impossibile. Ma quando il corpo è in cattiva forma, il microbio comincerà a generare malattie. Tutti i microbi sono già lì, dal momento che non li possiamo evitare. Il punto cruciale da comprendere è che, in condizioni normali, essi dormono e diventano attivi soltanto quando ricevono segnali di deterioramento del "terreno"-organismo.
La soluzione dei problemi ad essi associati non stà di certo nel tentare di eliminarli. Questo "microcidio" non ristabilisce la salute del corpo stesso. Anche se noi uccidiamo alcuni degli "invasori", ne rimarranno molti altri e troveranno (oltre ad un'organismo deteriorato dall'azione degli antibiotici, NDR) il modo di adattarsi agli antibiotici per continuare nel loro tentativo di sopravvivenza. Quello che i nostri medici non capiscono è che un'ottimo "terreno", un corpo sano, è il miglior modo di sostenere la convivenza con i microbi.
Quando veniamo attaccati da qualche microbio (batterio, virus, bacillo) abbiamo semplicemente da concludere che il nostro corpo non è in ottime condizioni. C'è stata una fase di deterioramento del corpo precedente all'affezione, e non è certo a causa del microbio.

Le vaccinazioni

Conoscendo quello che sappiamo riguardo alla sopravvivenza del nostro corpo, dobbiamo considerare quanto segue. Prendiamo alcune colonie di batteri, virus o qualsiasi altro microrganismo che possiamo tenere sotto controllo. Uccidiamoli e mischiamo quanto è rimasto di loro con un fluido che possa essere iniettato nel corpo. A questo punto iniettiamo questa sostanza nel corpo di bambini, soldati, adolescenti, lavoratori. Iniettiamo una sostanza velenosissima nel corpo di milioni di persone e così facendo li colpiamo con una massicia dose anti-sopravvivenza.
Poi diamo uno sguardo alle statistiche e noteremo un aumento di tutti i tipi di malattie gravi. Non c'è da meravigliarsi. Quando si infila quella robaccia nel corpo (a volte contaminata da metalli pesanti, retro-virus, amebe ecc... NDR), le probabilità che si producano danni aumentano considerevolmente.
E allora, poiché abbiamo guadagnato una enorme quantità di denaro (dai vaccini e dalle medicine e cure utilizzati per contrastare i danni dei vaccini stessi NDR) con le nostre vaccinazioni, falsifichiamo le statistiche su larga scala cosè da far credere che i vaccini facciano bene e che rendano inattaccabili dalle malattie infettive. Creiamo cioè una macchinosa propaganda a favore.
In sintesi questo è quantoè successo negli ultimi due secoli nel campo delle vaccinazioni. E il lavoro di propaganda fu fatto cosè bene che al giorno d'oggi non c'è persona al mondo che non creda che le vaccinazoni servano a mantenersi sani.
Che le vaccinazioni siano da evitare come dannose nonè solo una teoria o un opinione. Diamo un'occhiata alle statistiche.
Nel numero del 4 novembre 1967 del famoso British Medical Journal è scritto che la vaccinazione contro il vaioloè la più frequente delle malattie "iatrogeniche" e che "tra il 1951 e il 1960 ci furono oltre 5 milioni di casi in Inghilterra e nel Galles".
Ed ecco alcune statistiche degli Stati Uniti. Tennessee: casi di poliomielite nel 1958 prima della vaccinazione obbligatoria: 119; casi nel 1959 dopo la vaccinazione: 386. Ohio: prima della vaccinazione: 17 casi, dopo: 52. Connecticut: 45 prima, 123 dopo. Nord Carolina: 78 prima, 313 dopo. Dappertutto la polio aumentò del 300% dopo la vaccinazione obbligatoria.
Dati del 1927 mostrano un aumento di oltre il 40% nei casi di difterite nella prima parte dell'anno, rispetto all'anno precedente (senza vaccinazione). Questo rilevamento copriva 101 delle città più importanti degli Stati Uniti, con una popolazione totale di oltre 30 milioni di persone.
Dal 1903 al 1919 l'esercito americano costrinse le popolazioni delle Filippine a farsi vaccinare contro il vaiolo che uccise i Filippini in grandissimo numero. Nel 1918, 3.285.376 filippini furono vaccinati sebbene non fermentasse nessuna epidemia. Delle persone vaccinate 47.369 si ammalarono di vaiolo e 16.447 di loro morirono. Nell'anno successivo il 1919, 7.670.252 persone furono vaccinate. Di esse 65.180 si ammalarono e 44.408 ne morirono.
Durante la Prima Guerra Mondiale, l'esercito americano perse 56.991 uomini per malattie contro le quali i soldati erano stati vaccinati e 49.909 uomini furono persi in battaglia. Le vaccinazioni uccidono più delle guerre.
Tutti questi dati, e si potrebbero elencarne all'infinito (tralasciamo volutamente i recenti fatti di cronaca come la sindrome del golfo - NDR), distruggono la credenza comune diffusa da quei propagandisti che, consci o no, lavorano per il mero interesse dell'industria della salute". Le vaccinazioni rendono enormi guadagni, specialmente nei paesi dove sono rese obbligatorie. Anche se le persone vaccinate non pagano direttamente i vaccini, chi paga le tasse comunque viene spremuto per tenere in vita un'industria che produce veleno.
Per di più questi vaccini non solo danno luogo alla malattia infettiva alla quale si riferiscono, ma indeboliscono a tal punto l'organismo che altre malattie possono svilupparsi. Le statistiche mostrano che è privo di senso insistere ancora nel sostenere che il risultato delle vaccinazioni è la migliore immunità contro le malattie infettive.
Tratto dal libro COME SOPRAVVIVERE CON UN CORPO di Bert Schwitters
Capitolo 8
Per approfondire la vostra conoscenza della "scomoda verità" sul lato oscuro delle vaccinazioni, andate a sbirciare anche su queste pagine:

Buona lettura


Palestina. Ormai un'altra Shoah da celebrare ogni anno?

VACCINAZIONI: UNA BOMBA A OROLOGERIA’?

VACCINAZIONI: UNA BOMBA A OROLOGERIA’?
di
Massimi Mazzucco

Pubblichiamo una casistica che riguarda soprattutto il nuovo vaccino obbligatorio per l’epatite B. Suggeriamo vivamente la lettura di questo testo a chi ha figli piccoli, a chi sta per averne, e a chi conosce persone con figli piccoli. Essere informati è un diritto, e in certi casi informare diventa anche un dovere.
Ricordiamo infine che nessuna medicina è veramente "obbligatoria", poichè una imposizione di questo genere è contraria all’articolo 32 della Costituzione, che dice "La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana." Ed infatti esistono esenzioni da qualunque "obbligo" di questo genere, solo che il nostro medico di base si dimentica regolarmente di dircelo.
"Pietro e’ nato il 31/12/1999, perfettamente sano. Il 22/03/2000 ha effettuato la prima vaccinazione obbligatoria, pentavalente come caldamente consigliato dalla pediatra: Difterite-tetano-pertosse, Epatite B, Polio. Dopo 4 ore dal vaccino, Pietro ha iniziato un pianto lamentoso che non si è mai interrotto fino a mezzanotte. Poi ha iniziato a muovere i piedi con una strana pedalata, sguardo assente verso l’alto, rifiutando latte o altro. Il giorno dopo lo portiamo in ospedale. Due giorni dopo …
… in sala di rianimazione. Encefalite con insufficienza respiratoria. Ora, settembre 2000, Pietro è cerebroleso con lesioni sparse su tutta la corteccia cerebrale, cieco, non usa le mani, non sta seduto ed è epilettico. Ha in media quattro crisi al giorno che lo riducono a uno straccio. I medici hanno negato che la causa di tutto sia stato il vaccino. Non hanno trovato altre cause. Siamo usciti dall’ospedale senza diagnosi. Nessuno ci ha però richiamato per fare le altre dosi dei vaccini. Verona.

CODICE: 00064
Viviamo in provincia di Bologna e riportiamo il caso della nostra figlia adolescente. Nell’aprile del 1997 le venne somministrata la prima dose di vaccino antiepatite B, nella mattinata. Il pomeriggio accusò dolori muscolari, contratture e il suo sguardo era assente come se stesse per collassare. Il giorno dopo aveva ancora indolenzimento e contratture agli arti inferiori e astenia; andò a scuola ma l‡ ebbe una crisi epilettica e fu portata di corsa all’ospedale di Porretta. Vi rimase tre giorni. Dopo altre due settimane a scuola accusò perdita dell’udito, dell’orientamento e dell’equilibrio. La sera ebbe una crisi epilettica violenta e fu ricoverata all’ospedale di Bologna dove rimase un mese. La risonanza magnetica era negativa. Per due anni assunse psicofarmaci antiepilettici e ora (a distanza di tre anni dai primi sintomi) le rimangono alcune psicosi particolari, anche se le crisi sembrano essere sparite.
Ora ho richiesto l’esonero dalle successive due dosi di antiepatite e ho richiesto che venga effettuata la segnalazione di presunto evento avverso che non era stata fatta al momento dei fatti.

CODICE: 00063
Desidero segnalarVi un piccolo caso clinico in occasione della 1a vaccinazione obbligatoria, epatite b, difterite, polio e tetano fatta a mia figlia Chiara il 2.7.1999 all’età di tre mesi :
Sul punto della vaccinazione, sul lato anteriore della coscia destra è comparsa, poco tempo dopo, una piccola macchia di colore marrone chiaro. Fortunatamente non ci sono stati altri effetti collaterali. Non sono seguite altre vaccinazioni, in quanto ho fatto presente all’ASL competente che:
  • non è stata fatta alcuna anamnesi,
  • non è stata fatta alcuna visita pediatrica preventiva,
    alla domanda se esistevano effetti collaterali, il medico ha risposto negativamente,
  • il medico non si è qualificato,
  • infine non è stato rilasciato alcun libretto vaccinale
e pertanto la ASL è stata informata che non si intendeva proseguire con le vaccinazioni di legge.
Dopo un incontro con il direttore generale della ASL, tra l’altro molto cordiale, e dopo aver informato il pediatra curante che si è complimentato con il sottoscritto confessando la sua inferiore preparazione in merito rispetto alla mia (!!) ho ricevuto una lettera della ASL nella quale si riportavano casi di difterite in Russia ed in Afghanistan e pertanto era necessario non abbassare la guardia, invitandomi eventualmente a cambiare opinione.
La piccola Chiara gode di ottima salute probabilmente grazie ad una alimentazione sana e quasi biologica al 100 % e probabilmente, grazie alla benevolenza del nostro Signore.
La piccola macchia è aumentata in proporzione alla crescita della bambina
e sembra dovuta, diagnosi del pediatra … ad una mancanza di melanina…

CODICE: 00062
Siamo di Giulianova, in provincia di Teramo. Nel marzo del 1997 nostra figlia riceve la sua prima dose di vaccinazioni a 3 mesi di vita. Le somministrano le quattro obbligatorie più la pertosse, senza però specificarci che quest’ultima non è obbligatoria e senza farci firmare nessun consenso.
La bimba era sanissima e di peso notevole. Il pomeriggio stesso della vaccinazione la bimba comincia ad avere violente scariche diarroiche con muco, è nervosa, irrequieta, non dorme la notte per parecchio tempo. Il giorno dopo la bimba al risveglio presenta una macchia rossa tra il naso e gli occhi. Nei giorni successivi ha vomito, cala di peso, si consuma. Lo facciamo presente al pediatra di base e a quello dove ci rechiamo a pagamento e ci dicono che è normale, che non ci sono problemi e che sicuramente non è colpa del vaccino. Siamo costretti ad anticipare lo svezzamento per cercare qualche cibo che la bimba riesca ad assimilare e nel giro di due mesi la situazione si stabilizza un pochino. Al sesto mese la portiamo alla Usl per la seconda dose di vaccini; raccontiamo al medico quanto accaduto ma questi ci dice che la vaccinazione non c’entra nulla e che si può proseguire col ciclo. La vacciniamo e ricomincia tutto daccapo; non assimila più nessun cibo, cambiamo costantemente gli alimenti perché dopo averne ingerito uno non lo tollera più una seconda volta. La bimba cala nuovamente di peso, ha scariche diarroiche con muco. A 1 anno di età la portiamo da un immunologo-allergologo fiorentino. Dopo averle fatto degli accertamenti, ci dice che la bimba ha i villi intestinali danneggiati, le gammaglobuline basse e l’istamina urinaria alta. Redige anche un certificato con il quale si sconsigliano altre vaccinazioni poiché potrebbero causarle persino choc anafilattico. Lentamente la bimba si riprende. Ad un certo punto la Usl ci sollecita per fare la terza dose e ci sollecita anche, senza dirci che sono facoltative, a somministrarle antimorbillo-parotite-rosolia. Ci dicono che i certificati che abbiamo non valgono nulla e che si deve vaccinare per forza. Noi rifiutiamo. A 1 anno e mezzo di età accade poi che la bimba abbia un collasso, con tremori e pallore, dopo somministrazione di tachipirina, che il pediatra ci aveva prescritto per una febbre a 37,5&Mac176;. Non appena la febbre ha invece modo di salire, la bimba si riprende e dopo 24 ore è guarita. Ciò ci induce ancora maggiore prudenza. Concordiamo un check-up che la bimba fa con un day-hospital. Richiedo che la bimba faccia di nuovo gli esami eseguiti a 1 anno, ma i medici rifiutano e cercano di convincermi a vaccinarla, dicendomi che l’immunologo che aveva visto in precedenza la bambina era incompetente. Noi rifiutiamo. La pediatra di base, in separata sede, successivamente ci darà ragione.
Ora chiederemo l’esonero dalla terza dose di vaccinazioni

CODICE: 00060
Nostro figlio Luca e noi abitiamo a Comacchio, in provincia di Ferrara. Il bambino è nato sano il 16/06/92 e ai 3 mesi di vita abbiamo iniziato il ciclo vaccinale. A 6 mesi è stata praticata la seconda dose (antipolio, antidifto-tetanica, antiepatite B e antipertossica) e a 9 mesi la terza dose. Solo dopo abbiamo saputo che la terza dose dovrebbe essere somministrata a 11 mesi. Tre giorni dopo la terza dose di vaccini al bimbo è venuta una febbricola che non se ne andava; è durata mesi senza che nulla gli facesse effetto e senza che nessuno ci sapesse dare indicazioni. Prima della vaccinazione si reggeva già in piedi e cominciava a dire qualche parolina, era sveglio e attento. Improvvisamente, dopo l’inizio di quella febbricola tenace, perse la coordinazione degli arti, non si reggeva più in piedi. Malgrado le resistenze del nostro medico di base che ci definiva paranoici, abbiamo fatto ricoverare il bimbo all’ospedale, poi in una clinica privata a Bologna specializzata in neurologia e anche con day-hospital a Padova. Alla TAC risultò che il cervelletto era danneggiato. A Bologna una dottoressa mi disse, durante un colloquio a quattr’occhi, che sicuramente era stato il vaccino a causare il problema e che ne vedevano moltissimi di bimbi ridotti così dopo le vaccinazioni. Ma, quando le chiesi di mettermi per iscritto quanto mi aveva detto, si tirò indietro su indicazione del primario. La diagnosi du encefalopatia in corso di definizione e risultò che il bimbo aveva focolai di sofferenza alla sostanza bianca con inizio di demielinizzazione. Malgrado tutto ciò, la Usl mi obbligò, dicendomi che altrimenti mio figlio non sarebbe potuto andare a scuola, a somministrare al bambino anche la quarta dose di antipolio nel 1999. Ora il bimbo soffre di una tetraplegia irreversibile e abbiamo inoltrato richiesta di indennizzo. Non si può andare avanti così, bisogna che qualcuno si renda conto di ciò che sta accadendo a tanti bambini.

CODICE: 00059
Abitiamo in provincia di Vicenza e nostra figlia ora ha 18 anni. Alla fine di marzo del 1983 la bambina ricevette la prima dose di vaccino antipolio di tipo Sabin. Subito dopo la bimba ha cominciato a mostrare disturbi che prima non aveva e a poco a poco è andata peggiorando. Dopo molte insistenze abbiamo ottenuto di farle screening specifici e si sono resi conto che c’era stato un problema al sistema nervoso. Inoltre la fontanella le si era chiusa prestissimo (a 7 mesi), dopo la seconda dose di vaccino, provocandole un microencefalismo. La bimba ha poi manifestato crisi epilettiche e gravissime difficoltà di deambulazione. E’ stata poi operata ai piedi in tenera età, ma ora vive sulla sedia a rotelle. Ha un ritardo gravissimo e non riesce a pronunciare che poche parole.

CODICE: 00058
Ho 26 anni, nel 1992 ho frequentare la Facoltà di Medicina e Chirurgia, per questo motivo nello stesso anno sono stata sottoposta a vaccinazione obbligatoria antitubercolare ed antiepatite B.
Tre anni dopo mi è stata diagnosticata la sclerosi multipla, una malattia demielinizzante altamente invalidante a probabile patogenesi autoimmune. Ho avuto problemi di deglutizione, formicolii ed insensibilit‡, vertigini e problemi alla vista, inoltre tanta stanchezza e depressione.
Nell’estate 1998 per caso mi trovavo in Francia; un’amica mi diede un volantino nel quale era descritto ciò che mi era accaduto e metteva il tutto in relazione con la vaccinazione contro l’epatite B. Nello stesso periodo, sempre in Francia, ho conosciuto un medico che mi ha confermato questa diagnosi; ha inoltre messo in relazione la dermatite allíorecchio esterno, di cui soffrivo dal primo anno di Università, con la vaccinazione antitubercolare.
Oggi, a due anni di distanza, sto bene e sento che sto recuperando tutte le mie energie.
Sono stata curata omeopaticamente con antidoti per i vaccini e con sostanze che mi permettessero di drenare, e quindi di eliminare tutte le tossine che erano state introdotte nel mio organismo.

CODICE: 00057
Abitiamo nella provincia di Venezia e abbiamo un figlio che ora, al settembre 2000, ha 3 anni.
Nostro figlio ora è sordo ed è accaduto tutto dopo la quarta dose di antipolio.
Ha ricevuto la quarta dose con vaccino Sabin orale nel maggio 1999; dopo un mese ci siamo accorti che non rispondeva più, che non capiva, aveva lo sguardo assente quando gli parlavamo. Prima della vaccinazione il bimbo parlava, rispondeva, era attivissimo e sveglio. Dopo la vaccinazione improvvisamente non coglieva più nulla. Lo abbiamo portato dal pediatra il quale ci ha detto che eravamo genitori ansiosi e che il bimo nona aveva nulla. Ma continuavamo a vedere che c’era qualcosa che non andava. Anche le maestre dell’asilo ci dicevano che il bimbo apparentemente non sentiva. Abbiamo allora insistito e alla fine abbiamo portato il bimbo a Padova e là ci hanno diagnosticato una ipoacusia bilaterale grave, ossia il bimbo era diventato sordo da entrambe le orecchie. Ci dissero che sulla coclea vi erano cellule morte e che non si sarebbero rigenerate. Ora il bimbo adopera una protesi e ha recuperato un pò di udito. Provvederemo a fare richiesta di indennizzo.

CODICE: 00056
Mia figlia è nata il 6/10/94 al termine di una gravidanza senza problemi con parto eutocico, indice di apgar alla nacita =10, allattata al seno; ha presentato uno sviluppo psicomotorio normale sino all’età di 3 mesi ed è stata sottoposta alle vaccinazioni obbligatorie + antipertosse in data 29/12/94 (in questa occasione è stato presentato un "bilancio di salute" stilato dalla pediatra della bambina completamente normale). Qualche giorno dopo la bimba ha presentato un piccolo episodio di assenza con sguardo fisso e rossore in volto della durata di pochi secondi notato dalla mamma ma non riconosciuto come una convulsione; a distanza di qualche giorno il papà nota un episodio analogo cosicchè la bambina viene ricoverata al locale ospedale in data 10/01/95. Qui vengono eseguiti: prelievo sanguigno, EEG, ECG, FO, tutti negativi; il giorno 11/01 la bambina continuava ad avere crisi convulsive di breve durata che si risolvono spontaneamente (crisi toniche generalizzate con deviazione degli occhi e salivazione abbondante) viene trattata con valium per via rettale. il 12/01 la bambina non presenta crisi ed il giorno successivo viene dimessa. Il 15/01/95 a seguito di una crisi epilettica più forte delle precedenti con cianosi e clonie agli arti, la bambina viene ricoverata urgentemente alla Clinica pediatrica del Policlinico Monteluce di Perugia; qui rimane per un mese durante il quale ha crisi pressoché quotidiane nonostante l’impostazione immediata di una terapia antiepilettica polifarmacologica.
Viene dimessa il 15/02/95 con le seguenti conclusioni diagnostiche; TC cerebrale: quale unico reperto si segnala un modico aumento, rispetto all’età,delle dimensioni delle cavità cisternali a livello frontale bilateralmente; RMN cranio: bilateralmente in sede frontale ed in minor misura a livello temporale e parietale si rileva un aumento di volume degli spazi cisternali per un’atrofia cerebrale prevalentemente frontale, il corpo calloso ha uno spessore lievemente inferiore alla norma soprattutto nelle porzioni anteriori, il segnale della sostanza bianca è indicativo di una maturazione mielinica normale per l’età, regolari le dimensioni delle cavità ventricolari. EEG: crisi elettriche occipitali dx e a "bascule" nel sonno paradosso, alterazioni parossistiche specifiche multifocali intercritiche nel sonno lento. Ricerca Ab specifici (torch): negativi per infezioni recenti.ECG nella norma. Ricerca per disturbi del metabolismo negativa. Terapia consigliata: Fenobarbital, rivotril gtt, sabril cp.
Una volta tornata a casa la bambina continua ad avere 3-4 crisi al giorno e le sue condizioni sono globalmente molto scadenti, la bambina è molto torpida, ha scarsa motilità spontanea e nessuna organizzazione posturale. Il 7/4/95 viene ricoverata presso l’Istituto neurologico di Milano per approfondimento diagnostico e tentativo di aggiustamento terapeutico. Si inizia la terapia con dintoina e frisium che inizialmente comporta una netta regressione delle crisi fino alla scomparsa per circa una settimana, in questo periodo la bambina si mostra più sveglia e migliorano leggermente la motilità spontanea e il controllo del capo, permane tuttavia molto compromessa la vigilanza e la partecipazione all’ambiente. Durante questo ricovero la bambina viene sottoposta a vari ECG, risonanza magnetica, esami metabolici che confermano sostanzialmente i risultati degli esami effettuati a Perugia. Nell’ultimo periodo della degenza, probabilmente in relazione all’assestamento farmacologico, ricompaiono episodi critici con importante componente tonica.
Il 28/4/95 la bambina viene dimessa con la terapia prima citata ed inizia un programma di riabilitazione globale presso il Centro territoriale. Da allora è seguita dall’Istituto ….. presso cui ha effettuato controlli annuali ed altri due brevi ricoveri, sono state provate diverse terapie antiepilettiche, ma nessuna è riuscita a bloccare a lungo (più di qualche giorno) le crisi; parallelamente le successive RM mostrano un aggravamento dell’atrofia cerebrale.
Oggi la bambina ha quasi 6 anni, presenta un ritardo psicomotorio grave con ipoposturalità, con una completa mancanza di autonomia personale ed ha attacchi epilettici pressoché quotidiani. La terapia attuale è: Depamag cp 200 mg (1+1+2) Tegretol CR cp 200 mg (1+1+1).
Nessuno ci ha saputo dire se la bambina è nata con questa atrofia cerebrale, o se è sopraggiunta dopo; se alla base del suo grave stato di salute attuale vi sia una malattia degenerativa oppure se sono state le crisi a causarlo e se i vaccini possono essere stati la causa.

CODICE: 00055
Nostro figlio e’ nato il 19.10.76 ,presso l’ospedale civile di Vicenza, in seguito a gravidanza normale e parto normale.e’ stato dimesso la settimana successiva dopo i test di rito, tutti nella norma. Qualche giorno dopo la somministrazione della prima dose di vaccino avvenuta il 17.1.77, e’ colto da febbre, in apparenza un normale stato febbrile, come capita sovente ai bambini. Compare successivamente, dopo un paio di giorni di malessere la prima crisi epilettica. Il Primario diagnostica una Sindrome di West. Da allora si sono susseguiti, per nimerosi anni, peregrinaggi da una clinica all’altra, nel tentativo di liberare nostro figlio dalla morsa delle numerosissime crisi, giornaliere, ma soprattutto notturne. Piano, piano iniziamo a rassegnarci; nel frattempo nasce il nostro secondo figlio, nonostante qualche specialista ci avesse a piu’ riprese scoraggiato. Il nostro secondo figlio, gode oggi di ottima salute. Quattro anni fa, il neurologo che da anni segue il primogenito, ci rilasca in una circostanza casuale, un certificato nel quale dichiara, che VEROSIMILMENTE il danno subito e’ riconducibile al vaccino. Frettolosamente, metto insieme le carte che riesco a trovare, chiedo le cartelle cliniche depositate presso l’ospedale di VI, e prendo disordinatamente i primi contatti. Un signore di Verona, segnato profondamente, dal caso dei suoi tre figli, mi esorta a contattare un noto virologo, a Napoli. Quest’ultimo, vista la documentazione, conferma l’ipotesi del neurologo. Nel frattempo prendo conoscenza dell’esistenza della legge 210/92, i cui termini, erano scaduti. Invio comunque la documentazione ed attendo la convocazione. Nel dicembre del 97, dopo un anno e mezzo di attesa, il primogenito viene sottoposto a visita presso l’ospedale militare di VR, dalla commissione medica militare. Due anni dopo il Ministero della Sanita’ ci comunica l’esito, fin troppo prevedibile. Abbiamo, ad ogni modo, avviata la pratica di ricorso, allegando l’esito di prove di laboratorio effettuate in breve tempo, che assumono particolare rilevanza a sostegno della ns. tesi, ma francamente, non nutriamo alcuna aspettativa. Un anno fa un funzionario della locale ASL ci aveva consigliato di rivolgerci ad un legale, ma l’ipotesi di ingaggiare una battaglia con l’ASL ci scoraggiava, cosicche’, abbiamo smesso di roderci. Ho vinto il desiderio di imbracciare il megafono anche quando lo scorso anno, ci recammo presso il tribunale dei minori di VE, dove fummo convocati per fornire spiegazioni al ns, diniego di sottoporre il secondogenito al vaccino anti-epatiteB. In quella circostanza mi feci due ripide rampe di scale, con il primo figlio in carrozzella, mettendo in serio pericolo la sua e la mia incolumita’, nella speranza di riuscire a fare almeno arrossire il Giudice. Oggi di fatto ci troviamo con l’esercizio della patria potesta’, affievolito e stiamo aspettando che l’ASL ed Il tribunale dei minori smettano di scaricarsi la patata bollente.

CODICE: 00054
Mio figlio ha manifestato il diabete a causa del vaccino antiepatite B. Noi viviamo nella provincia di Vicenza. Il bimbo aveva 11 anni quando il 13/10/98 ha ricevuto la prima dose di vaccino antiepatite B; la seconda gli e’ stato somministrata il 17/11/98. Entrambe le dosi sono state somministrate a scuola. Nel mese di gennaio ‘99 il bimbo ha cominciato a dimagrire, aveva sempre sete, continuamente, in modo non normale. Il nostro medico mi ha ipotizzato il diabete che poi e’ stato diagnosticato al bimbo durante il ricovero avvenuto il 26 gennaio ‘99. Quando ho parlato della correlazione con il vaccino i medici mi hanno riso in faccia e mi hanno detto che la cosa non era nemmeno da discutere. Malgrado la malattia si fosse gia’ manifestata, i medici hanno proceduto anche con la terza dose il 20/04/’99, sempre a scuola, senza nemmeno chiedere niente alla famiglia. In settembre il bimbo e’ stato ricoverato di nuovo ed ora e’ dipendente dall’insulina.


CODICE: 00053
Ero sana e facevo un lavoro che mi piaceva molto prima di ricevere le tre dosi di vaccino antiepatite B che mi hanno cambiato la vita. Sono infermiera e vivo nella provincia di Verona. La prima dose di antiepatite B mi e’ stata somministrata nell’ottobre 1991; qualche ora dopo ho cominciato ad avverire una grandissima stanchezza che e’ durata per mesi. Nel dicembre ‘91 ricevo la seconda dose di vaccino; al medico presente avevo descritto i sintomi precedenti ma sono stati completamente ignorati. 15 giorni dopo la seconda dose mi e’ comparsa una tendinite che poi si e’ aggravata. Ho subito anche alcuni ricoveri dopo essere passata dal pronto soccorso per sofferenze veramente gravi. Avevo anche fatto presente di essere allergica all’alcool denaturato che contiene mercurio e sapendo che l’Engerix B, vaccino da me ricevuto, lo contiene ne avevo informato i medici che hanno perÚ ignorato questa cosa. Dopo la terza dose le cose sono andate peggiorando con tendiniti sempre piu’ frequenti, scosse tonico-cloniche, febbre alta. Mi hanno curata con immunosoppressori e cortisonici senza successo. Con l’andare del tempo ho manifstato sempre piu’ allergie; ora sono allergica a quasi tutti i metalli, a moltissimi civi, a moltissime sostanze chimiche e quasi tutti i farmaci di sintesi. Per curarmi spendo ogni anno dai 10 ai 20 milioni; avevo chiesto alla Usl di poter ottenere la mutuabilita’ di qualche cura ma mi hanno rispsto picche, devo pagarmi tutto di tasca mia. Ho inoltrato la richiesta di indennizzo come previsto dalla legge 210/92 ma dopo tre anni non sono ancora stata chiamata nË ho ricevuto alcuna risposta. Nel ‘93 mi hanno anche scoperto un’allergia al thimerosal. Ora mi hanno cambiato mansioni in ospedale, ho continua stanchezza che mi impedisce una vita normale, non sono autonoma, non riesco a guidare, ho problemi articolari e di coordinazione; ma ancora nessuna diagnosi precisa. Ho anche tentato di mettermi in contatto con l’associazione per le malattie rare del Veneto ma mi hanno impedito di avere accesso all’associazione stessa e nessuno mi da indicazioni per poter segnalare il mio caso.
CODICE: 00052
Siamo due genitori di Cernusco sul Naviglio provincia di Milano vogliamo raccontare la nostra esperienza vissuta con la nascita di nostro figlio ALBERTO nato IL 26/O8/80.
Alberto nato a termine, sano con indice di Apgar 10 normali tutti gli automatismi primari e pianto validi.
Somministrazione della prima vaccinazione antipoliomelite Sabin 13-11-80, 15-01-81, 02-06-81, 19-10-82.ecc. ecc.
Dai tre mesi Alberto ha presentato eczema al volto e alle mani in seguito ascessi ripetuti in regione occipitale, viene visitato in una clinica di MILANO ma nessuno pensa alla correlazione con la vaccinazione. In seguito, nonostante i sintomi precedenti viene sottoposto alle ulteriori vaccinazioni.
All’età di 6 mesi allarmati dal fatto che Alberto non riusciva a tenera la posizione seduta, abbiamo consultato una neuropsichiatra infantile, la quale ci liquida minimizzando il problema. Alberto ritarda a parlare, a camminare e nonostante fosse seguito da un servizio di neuropsichiatria (SIMEE) di Milano nessuno è capace di porre una diagnosi. Viene consigliato una psicoanalisi infantile che Alberto segue per 4 anni con frequenza di 4 sedute alla settimana.
Si parla solo di ritardo psicomotorio ma nessun cenno alla vaccinazione. Alberto viene ricoverato più volte in ospedali di Milano per l’accertamento della causa del suo ritardo psicomotorio ma viene dimesso sempre senza una diagnosi. Nessuno parla di vaccinazioni nonostante fosse l’unico evento nuovo nella vita di Alberto.
Alberto continua ha presentare rinite allergica, eczema, ritardo psicomotorio e nonostante questo viene sottoposto ad ulteriori richiami della vaccinazione. Per 18 anni Alberto abbiamo vissuto nel tormento di non poterci dare una spiegazione del perché nostro figlio avesse questo ritardi psico motorio.
Potete immaginare il nostro stato d’animo in questi 18 anni di calvario nei meandri delle varie terapie.
Oggi Alberto è invalido al 50% ha frequentato le scuole dell’obbligo con sostegno e ha pagato un prezzo altissimo non solo per il danno subito ma anche per le umiliazione subite dai suoi compagni. Come se fosse responsabile egli stesso del suo disturbo.
Oggi abbiamo una relazione che dimostra inequivocabilmente il nesso causale tra la vaccinazione e il ritardo psicomotorio.
Abbiamo sporto denuncia in base alla legge 210/97 e siamo in attesa di essere chiamati dalla commisione medico ospedaliera.
Abbiamo voluto raccontarvi la nostra storia perché a tutt’oggi siamo sconvolti dal fatto che una pratica che dovrebbe essere preventiva come le vaccinazioni possa essere usata con così tanta leggerezza da parte delle istituzioni pubbliche alle quali con fiducia noi genitori abbiamo affidato i nostri figli.

CODICE: 00051
Nostro figlio Giorgio (abitiamo a Varese) nasce il 25/11/96 con parto spontaneo ed è sano.
Gli somministrano antibiotici perché il mio tampone vaginale è positivo, anche se il suo risulta poi negativo. Il 28/11 il medico che lo segue mi dice che il piccolo ha una lieve asimmetria dei ventricoli con aumento di quello sinistro, ma che la situazione non preoccupa. Mi dice poi che è un neonato iper-eccitabile, ma non accenna a ciò che scopriamo dopo e cioè che presenta tremori incontrollati e un ipertono degli arti e che a due minuti dalla nascita ha presentato bradicardia con bisogno di ossigeno da mascherina. Il 19/12 torniamo all’ospedale per una visita di controllo e la dottoressa presente ci accenna alle condizioni descritte sopra, poi afferma che la circonferenza cranica del bimbo e troppo aumentata. Si provvede ad un eco-encefalo che non fa rilevare variazioni dell’asimmetria. Anche la rigidità agli arti sembra migliorare. Il 20/02/97 ci presentiamo all’ufficio vaccinazioni per la prima dose di obbligatorie ma gli operatori ci dicono che, vista la situazione del piccolo, non si prendono la responsabilità di procedere; occorre un certificato che liberi loro dalla responsabilità. Il medico che segue nostro figlio redige un certificato dove il bimbo viene dichiarato vaccinabile semza problemi. Dopo la prima dose notiamo che il bimbo tende a mantenere il capo piegato verso destra o verso sinistra. Il 7/04/97 nuova visita di controllo: asimmetria ventricolare invariata all’eco-encefalo, ma il capo non si regge sul collo e pende sempre da una parte. L’8/04/97 seconda dose di vaccinazioni obbligatorie. La sera stessa è irritabilissimo e piange disperatamente; poi si addormenta di colpo e non si riesce più a svegliarlo. Il giorno dopo presenta febbre (37,5°) e dorme ininterrottamente senza mangiare. Il terzo giorno continua a dormire e lo portiamo dal pediatra con preoccupazione, ma questi afferma che non c’è nulla di cui preoccuparsi. L’11/04/97 la febbre passa a 38,5°. Nel pomeriggio ci fa visita un’amica infermiera che ci parla dei possibili effetti osservati dopo le vaccinazioni e a possibili crisi epilettiche. Cominciamo ad osservare il piccolo di continuo. Dopo mezz’ora la prima crisi: diventa tutto rigido, lingua all’insù, sguardo fisso per pochi secondi. Lo facciamo ricoverare per controlli e lo tengono in osservazione dopo avergli somministrato sedativi. Altra crisi la notte successiva: sguardo fisso, deglutisce, la fontanella è piena e pulsante e rimane così per molto tempo. Viene trasferito in un ospedale più attrezzato; la asimmetria ventricolare appare inalterata. Nel frattempo il bimbo ha crisi che durano anche molte ore. Viene quindi trasferito in rianimazione , dove gli vengono somministrate dosi alte di sedativi e viene intubato per paura di un arresto respiratorio. Da quel giorno è iniziata la nostra tragedia; non è più stato bene, è stato intubato due volte ed è divenuto soggetto a frequenti complicanze respiratorie fino alla broncopolmonite. Assume farmaci pesantissimi: Depakin, Frisium e Sabril, anticonvulsivanti e antiepilettici, ed ha maturato una dipendenza da psicofarmaci con conseguenti psicosi.

CODICE: 00050
Ragazzo 24enne, in buona salute (prima…).
Dopo vaccinazione MMR riporto formicolii estesi a tutti gli arti, seguiti da indolenziomento e dolore muscolare, alle articolazioni e alle ossa.
Gli esami effettuati (sangue e RMN) risultano nella norma. Oggi, a distanza di più di un anno, NON posso ancora dire di essere guarito, anzi…
Invito quindi chiunque sia a conoscienza di casi simili o informazioni maggiori a contattarmi senza indugio.

CODICE: 00049
Mia figlia ha ora 20 mesi e qualche settimana fa ha avuto una diagnosi di mielite trasversa ed è quindi immobilizzata nelle gambe. Tutto è cominciato dopo la vaccinazione eseguita a 15 mesi il 21/9/99 durante la quale ha ricevuto una dose di antimorbillo-parotite-rosolia insieme alla quarta dose di Triacelluvax (antidifterite-pertosse-tetano. Abitiamo nella provincia di Vicenza e la nostra Ausl ha somministrato a nostra figlia (come risulta nel libretto vaccinale) ha somministrato a nostra figlia quattro dosi di trivalente DPT a 3 mesi, 5 mesi, 7 mesi e 15 mesi. A 15 mesi, invece, secondo una recente circolare del Ministero della Sanità, avrebbe dovuto ricevere solo difterite-tetano e non certamente il vaccino contenente anche la componente pertossica. Non sappiamo ancora se quanto è accaduto alla bambina possa essere imputato a questo errore o ad una reazione avversa post-vaccinale che si sarebbe verificato anche senza componente pertossica. Comunque segnaleremo il fatto alla magistratura. La bimba, 15 giorni dopo la vaccinazione del settembre ‘99, ha avuto febbre oltre i 38°. Dopo una settimana è ricomparsa la febbre con vomito. Il giorno dopo, 15/10/99, la bimba non appoggiava a terra il piede sinistro, poi progressivamente nel giro di pochi giorni ha perso completamente il movimento volontario delle due gambe. E’ stata ricoverata all’ospedale dove sospettavano una zoppia, ma tutto era negativo. Ha poi cominciato a non muovere nemmeno il busto e non riusciva più a mantenersi seduta. E’ sopraggiunto poi il dolore alle anche e alla schiena. Sono state eseguiti rachicentesi e risonanza magnetica; le sono stati somministrati Endobulin, Aulin e metilprednisolone. Subito le era stata fatta una diagnosi di sindrome di Guillain-Barré, ma poi a Padova ci dicono che è più probabile una mielite trasversa. A Padova viene ricoverata nel novembre ‘99 e presenta qualche miglioramento nel movimento delle dite del piede destro. L’elettromiografia conferma la mielite. Ora sta eseguendo fisioterapia a Vicenza e riesce a stare seduta da sola. Stiamo preparando gli incartamenti per la richiesta di risarcimento del danno da vaccino e per esposto-querela alla magistratura per segnalare elementi che non ci convincono.

CODICE: 00048
Mio figlio ha subito, con molta probabilità, una lesione cerebrale a seguito di reazione alle vaccinazioni obbligatorie. E’ nato regolare ed ha avuto uno sviluppo regolare fino al 4° mese. successivamente è caduto in uno stato di otrpore generale con una diffusa ipotonia muscolare. Gli accertamenti clinici eseguiti hanno eveidenziato attraverso la TAc e RSM una calcificazione salina in una zona profonda del cervello di origine, per il momento, ignota. Tutti gli altri esami clinici eseguiti, compresi la ricerca di possibili malattie genetiche portatrici della citata patologia , hanno avuto esito negativo.
Mio figlio ha un processo di mielizzazione apparentemente ritardato.vi sarei grato se qualcuno potrà segnalarmi casi analoghi con la medesima patologia.
Oggi mio figlio ha 10 mesi e sta eseguendo un programma di riabilitazione fatto di stimolazioni sensoriali che, sta dando qualche risultato, tuttavia non può ancora stare seduto, non tiene ancora il capo eretto e non riesce a strisciare sul pavimento.
Ovviamente non ha ancora sviluppato le capacità prensili.
Segnalo che nei primi 4 mesi di vita, dopo una gravidanza ed un parto assolutamente normali, il bambino rideva, muoveva gli arti, aveva una postura assolutamente regolare e si portava le mani in bocca succhiando il pollice, dopo la vaccinazione eseguita alla fine del mese di luglio lorenzo non ha più fatto tali cose addirittura regredendo dal punto di vista psico motorio.
per due mesi circa lorenzo è stato come un bambolotto di pezzo immobile.
Ora con la terapia di stimolazione sensoriale, ha ricominciato a muovere gli arti.

CODICE: 00047
Nine years ago I took my ten month old daughter to get her first immunizations.She got a dpt hib and oral polio.For seven days she was fine, then I put her down for a nap,she woke vomiting. The third time she was sick there seem to be a small amount of blood, we went to the Dr office they didn’t like the way she looked so we went to the hospital, there she vomited again this time a lot of blood. We were in a small town it didn’t take long for the Dr to decide he couldn’t handle what ever this was so she was care flighted out. The only thing he knew was her blood sugar was high. When I got to the hospital she was very lethargic, the Dr’s had been running lots of test they couldn’t find anything but she was getting sicker all the time. I ask if this could be from the shots and was told no. They checked her for streptococcus b, h influenza ,s. pneumonia, meningitides, e.coli all were negative. At one time about twelve hours after we got to the hospital, she sat up and screamed like I never herd before,she didn;t seem to see me , the nurse said she was hallucinating. Her kidneys were failing, and her platelets were low. The Dr decided she had hemolytic uremic syndrome, she said she could treat it.The next morning she died.Ten days after her first shots, my very normal, never been sick daughter was gone. nine years ago I found an article about h.u.s. that linked it to immunizations. I would appreciate any information.

CODICE: 00046
Mio figlio è nato nel 1996. Il 9/04/98 ha ricevuto la vaccinazione Sabin 3°dose. Il 29/04/98 avevamo notato che gli si era gonfiato un linfonodo retro angolo mandibolare destro (linfoadenomegalia). Il 30/04/98 gli abbiamo fatto fare un’ecografia di tipo reattivo-infiammatorio di probabile origine virale.Compare anche la febbre 37°, viene somministrato l’antiinfiammatorio Niflan, il linfonodo si riduce ma non scompare (rimane stabile a 8mm di diametro). Il 31/08/98 Il linfonodo si ingrossa ulteriormente (15mm) e ritorna la febbre a 38° che non scende con la Tachipirina. Dopo la visita del pediatra si somministra Augmentin ma il bambino collassa con 34.2° di temperatura che risale dopo circa 8 ore a 35,9°. Il linfonodo diminuisce ma non scompare come precedentemente e rimane a circa 8mm di diametro. 7/12/98 Il linfonodo si ingrossa (15mm) e compare febbre che sale progressivamente fino a 39.9° e non scende con la Tachipirina. Dal Day Hospital si riscontrano 20000 globuli bianchi di tipo reattivo infiammatorio e la VES molto alta. Viene somministrato Rocefin fiale (6 iniezioni) +Niflam per 5 giorni; la febbre passa e il linfonodo si riduce (non scompare) a circa 7-8 mm di diametro. Il 05/05/99 ritorna la febbre a 38° il linfonodo si ingrossa nuovamente (Niflam supposte per 5 giorni ) si riduce ma non scompare del tutto.
Nel giugno ‘ 99 Il bimbo dovrebbe fare il 4° richiamo antipolio ma su indicazione del pediatra non viene somministrato.
Nel luglio ‘ 99 Il linfonodo scompare e non ritorna la febbre. Gli esami del Day Hospital, dove è stata fatta un’accurata ricerca sia dei virus che dei batteri ha dato esito negativo (il prelievo è stato fatto in fase acuta) il risultato è stato che il bimbo non aveva virus e batteri conosciuti in circolo, ma l’adenite era molto probabilmente derivante da un virus però non identificato. Il pediatra del Day Hospital ha indicato tre possibili alternative:
1) Presentare un’ autocertificazione (legge Bassanini) che deve valere per la prima visita scolastica e in futuro.
2) Fare ugualmente il 4° richiamo, ma con il vaccino Salk (che non servirebbe se non per motivi burocratici).
3) Eseguire il prelievo per la ricerca di anticorpi della polio.

CODICE: 00045
Ho avuto una esperienza figliare molto importante, ortunosamente risolta, dopo somministrazione di antipolio, desidero mettere le informazioni in mio possesso a disposizione di genitori con casi simili ed eventualmente creare una associazione di genitori.

CODICE: 00044
Matteo ha effettuato la vaccinazione antiepatite B il 04.10.1999. Dopo un mese ha effettuato il primo richiamo. La sera stessa ha accusato conati di vomito, che si sono ripetuti nei tre giorni successivi. Attualmente soffre di inappetenza ed insonnia (fatica ad addormentarsi), mai avuti prima della vaccino profilassi.
Nè il Pediatra, nè l’Ufficiale Sanitario hanno fatto regolare segnalazione alle Autorità Sanitarie competenti di queste reazioni avverse alla vaccinoprofilassi!!!

CODICE: 00043
Massimo, godeva di sana e robusta costituzione fisica.
Il 05.10.1999 è stato sottoposto a vaccinazione per l’Epatite B.
Dopo un’ora dalla vaccinazione ha accusato cefalea acuta (mai sofferto dicefalea), vomito, pallore e debolezza.
Dal giorno dopo è subentrato uno stato astenico che si protrae a tutt’oggi.
Anche in questo caso, dopo un mese, l’Ufficiale Sanitario voleva effettuare il richiamo nonostante le riserve dei genitori.
I genitori si sono rifiutati e, visto che Massimo stenta a riprendere lo stato di salute che possedeva prima della vaccinazione, si sono indirizzati alla terapia omeopatica.
Nè il Pediatra, nè l’Ufficiale Sanitario hanno fatto regolare segnalazione alle Autorità Sanitarie competenti di queste reazioni avverse alla vaccinoprofilassi!!!

CODICE: 00042
Davide, godeva di sana e robusta costituzione fisica.
Il 04.10.1999 , Davide si è sottoposto alla vaccinazione per L’Epatite B.
Dopo 48 ore è subentrata spossatezza non comune e astenia. Dopo quattro giorni forti coliche addominali ed è stata diagnosticata una Mononucleosi(+Rotovirus + Adenovirus).
E’ quindi subentrata congiuntivite e vitiligine.
E’ assente qualsiasi predisposizione ereditaria (nessun precedente
familiare).
Dopo un mese nonostante il persistere di tale sintomatologia, l’Ufficiale Sanitario intendeva praticare la seconda dose, e di fronte alle resistenze dei genitori li ha minacciati di denuncia al Tribunale.
Attualmente Davide segue terapia omeopatica per cercare di limitare i danni.
Nè il Pediatra, nè l’Ufficiale Sanitario hanno fatto regolare segnalazione alle Autorità Sanitarie competenti di queste reazioni avverse alla vaccinoprofilassi!!!

CODICE: 00041
Sono una ragazza di 33 anni e abito a Verona. Per anni ho fatto la volontaria per la Croce Rossa e proprio per questo motivo ho fatto volontariamente la vaccinazione antiepatite B.
La prima dose è stata somministrata nel novembre 1992, poi successivi richiami. Da sottolineare che sono sempre stata una ragazza forte e di sana e robusta costituzione. Nelle prime 24 ore dopo la vaccinazione ho cominciato ad accusare una generale stanchezza, pesantezza, malessere, mi girava anche la testa. Subito dopo, nei giorni successivi, mi sono comparsi dolori articolari che sono andati crescendo di intensità; erano diffusi in tutto il corpo e avevo forti contratture alla schiena. Per due anni i dolori sono stato fortissimi, poi nei tre anni successivi sempre intensi ma un po’ di meno. Segnalai la cosa ai medici ma tutti mi dissero che erano dolori psicosomatici, che ero una malata immaginaria, che era tutto dovuto all’umidità della città in cui vivevo. Quando nominavo la vaccinazione e la correlazione così strettà tra quella e la comparsa dei sintomi tutti mi davano della pazza. Successivamente ai dolori cominciai anche ad avere difficoltà a ricordare qualsiasi cosa e difficoltà di concentrazione. Nel 1995 mi sono comparsi i primi disturbi di vista; il mio medico mi disse che erano norali mosce volanti dei miopi. Io vedevo sempre peggio e ad un certo punto mi rivolsi a degli specialisti. vedevo reticoli, macchie e tutto era torbido. L’oculista mi indirizzò all’ospedale. Lì mi diagnosticarono una vasculite retinica emorragica con tracce di vasculite precedente trascurata. Feci un sacco di analisi; mi dissero che non poteva essere esclusa la relazione con la vaccinazione e che in letteratura c’erano alcuni casi simili al mio comparsi dopo vaccinazione antirpatite B. Ma nessuno me lo mise mai per iscritto. Mi fecero delle iniezioni di cortisone negli occhi. Poi iniziai cure omeopatiche e fitoterapiche e la mia qualità della vita migliorÚ notevolmente. Mi scoprirono poi un’allergia al thimerosal e mi dissero che l’unica fonte di ipersensibilizzazione era stata la vaccinazione. Da allora mi sono comparse anche allergie a numerose sostanze chimiche, tra cui i disinfettanti. Comiciarono a rimarhginarsi male tutte le più piccole ferite, avevo congiuntiviti e orzaioli ricorrenti e infezioni alle prime vie respiratorie. Ora mi hanno accennato ad una para-uveite, ma nessuno mi vuole mettere la diagnosi per iscritto e mi hanno detto che presento un quadro clinico di autoimmunità. Nello stesso periodo in cui sono stata vaccinata io, Ë stata vaccinata anche un’infermiera del mio distretto che ha riportato un inizio di sclerosi.

CODICE: 00040
Sono una signora di 33 anni e abito nella provincia di Padova. All’età di 14 anni, per il mio libretto di lavoro (ero stata assunta come commessa) il medico di base mi raccomandò caldamente di sottopormi alla vaccinazione antitetanica.
La prima dose la ricevetti il 3/9/80, la seconda il 3/10/80 e la terza il 13 /12/81. La primavera successivaiva , cioè nel 1982, cominciai ad avvertire formicolii persistenti al braccio destro, dal mignolo fino all’ascella. Queste crisi duravano circa 20-30 giorni e si ripresentavano a fasi alterne. I medici mi dissero che probabilmente avevo preso una botta e che non dovevo preoccuparmi.
Intanto, nei mesi che seguirono, i formicolii aumentarono e si estesero anche alle gambe, all’altro braccio e allo stomaco. Ancora una volta mi diedero risposte del tipo: Ë un fatto psicosomatico, oppure che ero allergica alle maglie di lana. Ebbi varie ricadute e le crisi erano sempre più forti e più lunghe. Fino a che nel nevmebre del ‘95 decisi di farmi ricoverare perché volevo scoprire cosa avessi. Mi fecero tutti gli esami e alla fine mi fecero un prelievo del liquor e mi diagnosticarono la leucoencefalomielite. Mi prescrissero terapia cortisonica sintomatica. Io avevo fatto presente ai medici che tutto era cominciato dopo quelle tre dosi di vaccino antitetanico ma mi dissero che ero pazza e che l’ipotesi era assurda. Il 19/8/86 il mio meddico mi consigliò di nuovo di sottopormi al richiamo dell’antitetanica. Subito dopo la vaccinazione ebbi un peggioramento evidente; i formicolii divennero intensissimi accompagnati da astenia generale e diplopia all’occhio sinistra. Fino a che nell’89 sopraggiunse una paresi facciale, andata in remissione parzialmente ma di cui porto ancora i segni. Venni ricoverata di nuodo in neurologia a Padova e mi prescrissero cortisone e interferone. Camminavo male, rimaneva la diplopia e i formicolii proseguirono anche dopo che fui dimessa dall’ospedale. Io continuavo a dire che ero peggiorata dopo l’ennesima antitetanica ma si rifiutavano di ascoltarmi.
Nel 1994 ebbi poi una gravidanza, durante i primi due mesi mi fecero assumere cortisone, ma fortunatamente la bambina non ne ha risentito. Ora mi hanno riconosciuto una invalidità dell’80%, posso fare a mala pena qualche lavoretto in casa, cammino male, non ho la perfetta coordinazione di braccia e gambe e ho problemi di equilibrio. Ora ho intenzione di farmi produrre i certificati necessari per chiedere il risarcimento del danno e interessare la magistratura per lesioni colpose.

CODICE: 00039
Mio figlio Leonardo, è nato da una gravidanza regolare con parto eutocico.
E’ stato allattato al seno fino a tre mesi. Ha avuto una crescita regolare.
Al sesto mese, circa, ha iniziato lo svezzamento con alimenti naturali e biologici.
A dodici mesi ha iniziato a camminare con sicurezza e a ventiquattro aveva già una notevole proprietà di linguaggio.
Dopo svariati rinvii, per opposizione di noi genitori, subisce le prime vaccinazioni obbligatorie il 18.03.1993. Si nota solo una leggera inquietudine post vaccinale.
I richiami vengono effettuati il 29.04.1993 e il 25.11.1993 La mamma nota in me inquietudine e irregolarità nell’appetito e nel sonno.
Nel maggio del 1995, dopo un taglio di capelli, si nota, sulla sua nuca una piccola zona calva, nel frattempo alterno momenti di astenia a momenti di ipereccitabilità.
Il dermatologo diagnostica una forma di alopecia e prescrive una lozione
stimolante per il cuoio cappelluto.
La perdita dei capelli continua lenta ed inesorabile e sono sempre più nervoso con problemi di intestino, mentre non mi ammalo con facilità, nonostante frequenti l’asilo nido dal 20°mese e poi la scuola materna.
Unica malattia infettiva la pertosse, superata senza problemi. Nel gennaio 96 viene visitato a Monselice e una dottoressa consiglia il mineralogramma.
Il risultato dell’esame diagnostica una carenza di tutti i minerali buoni ed un ECCESSO DI MERCURIO.
Si cerca di capire la causa andando per esclusioni. Anche mia mamma effettua
il mineralogramma che risulta normale.
Il bambino non è entrato in contatto con il mercurio nè con l’ambiente, nè con l’alimentazione, ma solo con la vaccino profilassi e, fino ad oggi, non è riuscito a smaltire questa sostanza tossica.
Dopo una cura, di circa un anno, con rame-manganese-ferro per riequilibrare l’organismo e con mercurium vivus 9ch, per contrastare l’azione tossica, il mineralogramma tende a normalizzarsi ( il mercurio si è abbassato e i valori
dei minerali buoni si sono innalzati).
Leonardo si stà riequilibrando con l’intestino e con l’umore, ma la crescita
dei capelli è lentissima e tutt’oggi non ha ancora la sua chioma.

CODICE: 00038
Sono la mamma di un ragazzino di 11 anni che è stato sottoposto alla prima dose di vaccino antiepatite B. Abitiamo nella provincia di Padova. Il 7/10/99 ha ricevuto la prima dose e a poche ore di distanza ha cominciato ad accusare febbre a 38, mal di testa, astenia, colorito giallo itterico associato a pallore, mal di stomaco e difficoltà digestive, inappetenza. Ho telefonato subito al medico di base, il quale mi ha detto che era stata la vaccinazione, che può essere pericolosa ma che non c’è nulla da fare in quanto è obbligatoria. Non ha nemmeno voluto vedere il bambino e mi ha preparato la richiesta per un analisi del sangue. Ora termineremo gli accertamenti perché quello che è accaduto pare essere una sindrome epatitica post-vaccinale. Chiederemo l’esonero dalle somministrazioni successive. E abbiamo preteso dal medico che segnalasse l’evento avverso come previsto dalla legge sulla farmacovigilanza.

CODICE: 00037
Abito nella provincia di Reggio Emilia e mia figlia ora è cerebrolesa a causa delle vaccinazioni. Mia figlia è nata sana del peso di 3,250 Kg il 31/03/85. Fece la prima dose di vaccini a tre mesi. Dopo la seconda dose a sei mesi (compresa l’antipertossica) divenne assai irrequieta, le venne la febbre alta e piangeva in maniera persistente. A 4 mesi e nei mesi successivi scoprii che non riusciva a reggere il capo. La situazione pegiorò dopo la seconda somministrazione. La portai all’ospedale di Mantova ma sbagliarono la diagnosi, non riconobbero quella che venne poi invece riconosciuta come meningite post-vaccinale. Comaprve un idrocefalo.Chiedemmo un consulto al primario del reparto dell’ospedale di Mantova, ma la sera dell’aggravamento aveva una cena con amici e non si rese disponibile; venne il giorno dopo. Ci dissero che erano irrimediabilmente i centri nervosi. A Verona venne operata due volte e le salvarono la vita. Ora è cieca, cerebrolesa e mangia con un sondino che le porta il cibo allo stomaco. Non volevo più fre alcuna vaccinazione ma nella mia Ausl mi intimidirono pesantemente; fortunatamente il neurologo che la segue ha confermato che la bimba corre seri rischi se prosegue le vaccinazioni. Ora ha 16 anni, ma vive come un vegetale. Nessuno mi riconosce alcun diritto.

CODICE: 00036
Sono la madre di una bambina morta nel 1995 a causa delle complicazioni riportate dopo la seconda seduta vaccinale effettuata a sette mesi.
Abito nella provincia di Rieti e solo ora mi sento in grado di raccontare quanto accaduto. Il 19/11/1994 mia figlia ha ricevuto la seconda dose di vaccinazioni obbligatorie oltre all’antipertossica. Dopo qualche ora, la sera stessa, ha cominciato ad avere delle crisi che si possono descrivere cosÏ: sbarrava gli occhi, si irrigidiva tutta, cominciava a tremare e a digrignare i denti. La notte si sono ripetute e anche il giorno dopo. Tra una crisi e l’altra la bambina pareva riprendersi. PoichË era accaduto al venerdÏ, il sabato e la domenica non trovai nessun medico che la vedesse. Il lunedÏ la portai dal mio pediatra di base. In day-hospital le feci fare una serie di accertamenti diagnostici in cliniche private a pagamento, perchË con la sanit‡ pubblica avrei dovuto aspettare settimane. Fece un elettroencefalogramma e le diagnosticarono la sindrome di West ma dissero di non essere sicuri. Mi dissero anche che sospettavano un tumore e le fecero una risonanza magnetica. Ma a livello cerebrale non uscÏ nulla. Intanto un professore neurologo di un ospedale di Roma dove la portai mi disse che non era nulla, che ero io troppo agitata. Ma tutto questo non passava mai. La bambina andava peggiorando a vista d’occhio. Nel corso di qualche mese non poteva più mangiare e fui costretta ad alimentarla col sondino e si manifestÚ una progressiva tetraplegia. Intanto continuavo a passare da un medico all’altro e nessuno ci capiva nulla. Fino a che un aiuto di un primario romano mi disse che era stato il vaccino a causare una sindrome degenerativa del sistema nervoso; ma non volle mai scriverlo nË certificarlo. Dopo sei mesi dalla prima risonanza gliene fcero un’altra e mi dissero che il tessuto cerebrale della bambina stava andando incontro ad una degnerazione progressiva e inarrestabile ipotizzararono un’altra sindrome ma nessuno era mai sicuro di nulla. Il 7 luglio 1995 andai ad un controllo da un professore di un ospedale romano che mi disse ancora una volta che non era nulla. La sera stessa la bimba entrÚ in coma; non si risvegliÚ più fino alla morte sopraggiunta nell’agosto 1995. Nessuna diagnosi venne confermata; gli fecero persino un prelievo del’epidermide che mandarono a fare analizzare negli Usa, ma non ne venne fuori nulla. Io non ho mai avuto giustizia.

CODICE: 00035
Oggi ho 39 anni e da quando avevo pochi mesi, in seguito alla vaccinazione antipolio, ho riportato una gravissima forma di paralisi flaccida da vaccino. Il mio è un caso particolare perchè la mia malatttia deriva dal vaccino Salk, anzichè some spesso accade dal Sabin. Infatti il lotto somministratomi apparteneva a quei numerosi lotti di Salk immessi sul mercato con virus non sufficientemente inattivato quindi ancora virulento. Sul fatto in letteratura ho trovato molte pubblicazioni; lo stesso Jonas Salk, dopo quell’incidente, pubblicÚ un articolo dove insegnava le corrette procedure per l’inattivazione. Insomma, tra il ‘58 e il ‘63 tanti furono i lotti di Salk a creare questi dani e io sono stata una delle persone penalizzate. A tre mesi nel 1960, in aprile, mi somministrarono la prima dose di vaccino. Dopo qualche giorno cominciai ad avere febbre alta, rigidit‡, per tutta una notte rimasi immobile, potevo muovere solo gli occhi, mi ha raccontato tante volte mia madre. Poi le mie mebra divennero flaccide, senza tono. Fui ricoverata in ospedale dove riconobbero il danno e vi rimasi quasi un anno tra il reparto delle malattie infettive e la riabilitazione. La paresi mi aveva colpita ad entrambe le braccia e le gambe e anche al tronco. Il ricovero avvenne all’ospedale di Venezia, dove allora abitavo; ora risiedo a Fidenza. Dopo una decina di operazioni, ora ho recuperato quasi del tutto l’uso di una gamba, l’altra Ë ancora molto deficitaria e mi Ë rimasto il piede equino. Le braccia le muovo malissimo e in maniera scoordinata. In un primo tempo avanzai domanda di risarcimento per il danno subito e mi dissero che ero fuori tempo. Poi riaprirono i termini e mi accettarono la domanda. Nel marzo 1999 ho fatto la visita alla commissione medica militare a Bologna; non mi hanno nemmeno guardato in faccia, non mi sono nemmeno tolta il cappotto. Mi hanno detto che ci vorr‡ almeno un anno per avere una risposta. Intanto mi hanno negato l’accompagnamento.

CODICE: 00034
Ho appena superato i 40 anni e mi è stata diagnosticata qualche anno la sclerosi multipla.
Ecco quanto mi è accaduto e perché ritengo che la mia malattia sia dipesa da un vaccino.
Nel 1975 sono stato sottoposto alla vaccinazione antitifica. Immediatamente dopo, era trascorsa qualche ora, ho iniziato ad avere forti crampi muscolari che sono durati parecchie settimane. Dopo quell’episodio non ci ho più pensato. Nel 1984 mi sottopongo di nuovo alla vaccinazione (per via parenterale) e subito dopo ricompaiono i crampi fortissimi. Peraltro, qualche mese prima mi era stato diagnosticato anche il diabete e da allora mi curo con l’insulina. Quando mi sono presentato all’ufficio vaccinale il medico di turno ha deciso, proprio per il diabete presente, di somministrarmi solo metà dose; non mi sono poi mai fatto somministrare l’altra metà. I crampi stavolta durano di più fino a che, una notte, chiamo la guardia medica perché ho perso la coordinazione degli arti. Il medico mi suggerisce la visita da un neruologo. Poiché nelle settimane successive il peggioramento era continuo tanto da impedirmi di camminare, mi reco da un neurologo che mi ricovera immediatamente a Sassari (io sono di Cagliari). Mi fanno l’esame del liquor e mi accennano ad una sospetta sclerosi multipla. Non smettevo di peggiorare e mi ricoverano di nuovo a Gallarate, dove la diagnosi viene confermata. Comincio ad assumere cortisone, mi seguono per 3 anni poi passo ad un Centro specializzato di Cagliari, dove la dottoressa che mi ha preso in cura si è messa le mani nei capelli quando ha visto che ero stato vaccinato nell’84 malgrado le mie condizioni, secondo lei, non lo permettessero. Subito dopo mi ha esonerato da qualsiasi ulteriore vaccinazione obbligatoria per il lavoro. Nel novembre 1998 mi sono aggravato e ora non riesco a camminare per più di 40-50 metri senza cadere. All’ultima visita mi è stato riferito che è comparso un idrocefalo, ma nessuno mi vuole operare per timore che possa morire sotto i ferri. Mi hanno anche negato l’assegno di accompagnamento benché mia moglie sia costretta perfino a lavarmi e vestirmi. Ora sto preparando le carte per intentare una causa e chiedere il risarcimento del danno.

Fonte: www.luogocomune.net

“Digital Doomsday”, ovvero il giorno dell’Apocalisse digitale.



Lo hanno chiamato “digital doomsday”, ovvero il giorno dell’Apocalisse digitale.

Riunito dietro alla minacciosa scritta “Cyber shockwave” (shock cibernetico), un curioso think-tank composto da persone – ci dice la CNN - che hanno occupato posti di alta responsabilità nelle passate amministrazioni, ha simulato un attacco all’infrastruttura americana di comunicazione per valutarne le potenziali conseguenze.

Partita con un attacco alla rete di cellulari, la simulazione arrivava presto a aggredire il cosiddetto “mainframe” di Internet, ovvero le arterie principali che tengono costantemente collegati milioni di computer in America.

Pare infatti che la nuova frontiera dell’hacking si stia spostando sugli smart-phones, i telefonini intelligenti – come I-Phone - che moltissimi posseggono, e che sono praticamente diventati dei computer tascabili. Ora che i nostri laptop e desktop dispongono di mezzi relativamente sofisticati per difendersi (spy-ware, antivirus, ecc.), sarebbero i telefonini dell’ultima generazione a rappresentare il tallone d’Achille del sistema informatico.

“Da dove potrebbe arrivare un attacco del genere?” si domandano preoccupati i reporters della CNN. Naturalmente – rispondono gli esperti del think-tank – “Russia e Cina sono fra le nazioni con le maggiori capacità di aggredire un intero sistema informatico come quello americano”.
 
Leggete L'articolo completo qui:

OGM. Stop alla melanzana transgenica in India

La melanzana OGM, chiamata "Bt brinjal", sembra essere un argomento che scatena l'ira dell' intera popolazione indiana.
L' India ha oltre 2000 varietà di melanzane da almeno un millennio, ma la Bt brinjal è una melanzana geneticamente modificata attraverso l'introduzione del batterio Bacillus thuringiensis, e presto sarà disponibile sul mercato indiano grazie all'autorizzazione che sembra essere in arrivo dal ministro dell' Ambiente Jairam Ramesh.

Perchè tanto casino? Perchè la melanzana OGM non sembra essere adatta al mercato, e sembra che le pressioni della Monsanto, multinazionale agricola dall'enorme potere finanziario, sia la causa principale della possibile commercializzazione della Bt brinjal.

Tutto l'articolo qui:

La melanzana OGM scatena il caos in India

Avatar? No, la realtà!

Essere un Dongria Kondh significa vivere sulle colline di Niyamgiri, nello Stato indiano di Orissa e in nessun altro luogo.
Tuttavia, la compagnia britannica Vedanta Resources è determinata a sfruttare i ricchi giacimenti di bauxite che sono stati individuati sulla loro montagna più sacra.
I Dongria e altri popoli locali appartenenti alla famiglia dei Kondh stanno resistendo strenuamente contro i progetti minerari della Vedanta e sono determinati a impedire che Niyamgiri venga trasformata in una desolata zona industriale.
Altri gruppi Kondh hanno già sofferto a causa di una raffineria di bauxite, costruita e gestita dalla Vedanta alle pendici delle colline di Niyamgiri [la bauxite è una roccia sedimentaria da cui si estrae l'alluminio].
I Dongria Kondh, che contano circa 8.000 persone, sono una delle tribù più isolate del continente indiano e vivono in piccoli villaggi disseminati lungo i pendii delle colline di Niyamgiri, un territorio di spettacolare bellezza, coperto di dense foreste, popolate da una grande varietà di animali tra cui tigri, elefanti e leopardi.
Sui fianchi delle colline, i Dongria Kondh coltivano le messi, raccolgono frutti spontanei e selezionano foglie e fiori destinati alla vendita.
Ad aver protetto le foreste di Niyamgiri per secoli sono stati lo stile di vita e la religione della tribù. I Dongria si sono dati, infatti, il nome di Jharnia, ovvero protettori dei torrenti, perché a loro spetta il compito speciale di proteggere la montagna sacra, Niyam Dongar, e i fiumi che sgorgano dalle sue dense foreste.
La miniera a cielo aperto della Vedanta è destinata a devastare le foreste, i fiumi che scorrono nel territorio, nonché lidentità e la cultura dei Dongria Kondh facendoli cessare di esistere come popolo.
Grazie a verolibero per la segnalazione.



USA: Webcam Spy.

Una scuola in Pensilvania spiava i suoi studenti con delle webcam. 

I genitori di alcuni studenti di una scuola superiore in Pennsylvania, negli Stati Uniti, hanno presentato una denuncia presso le autorità. Essi sostengono che la scuola, ha fornito dei PC portatili con una webcam per gli studenti, allo scopo di spiarli.

Due di questi genitori si sono insospettiti quando il loro ragazzo ha detto che il suo professore aveva criticato il suo "comportamento inappropriato" a casa. 
Il professore aveva anche mostrato una foto captata dalla webcam del portatile come prova.

La scuola ha negato qualsiasi attività di spionaggio sui suoi studenti, spiegando che utilizzava la funzionalità di sicurezza per l'accesso alle immagini della webcam soltanto per di rintracciare  il PC eventualmente perso o rubato.
Un funzionario del Merion School District ha successivamente annunciato la disattivazione di questa funzione, ma ha specificato che essa potrà essere riattivata solo dopo aver avuto il permesso dei genitori.
La scuola Lower Merion aveva prestato dei PC ai 1 800 alunni di due scuole secondarie del distretto per permettere loro di accedere, in qualsiasi momento, alle risorse educative della scuola.

Un commento nella denuncia - presentata a nome di tutti gli studenti che hanno ricevuto il PC - rispecchia le preoccupazioni dei genitori:

"Dal momento che i portatili sono stati utilizzati da tutti i membri della famiglia, è probabile che molte immagini catturate dalla scuola  possano essere imbarazzanti o compromettenti, ... "

L'FBI ha avviato un'inchiesta.

Links:  
http://techno.branchez-vous.com/actualite/2010/02/espionnage_eleves_webcamera_po.html

La Bufala pazza: prioni, psicosi, mass media


Bufala pazza: prioni, psicosi, mass media
di Francesco Santoianni ©

Premessa
Non si può comprendere la psicosi della "mucca pazza, le clamorose contraddizioni scientifiche che l'alimentano (come l'assurdità di una malattia infettiva che incredibilmente colpirebbe solo le mucche e non i vitelli, pure essi alimentati con le oramai famigerate farine animali, o una entità come il prione che sembra sfidare tutte le leggi della biologia), il comportamento degli scienziati (dapprima scettici e, ora che sono arrivati i finanziamenti sui prioni, tutti allineati e coperti a supportare una "teoria" divenuta ormai un dogma) un periodo di incubazione di una malattia arrivato oramai a tredici anni, (per "giustificare" una infezione che, a monte di una potenziale bacino di centinaia di milioni di persone, avrebbe colpito finora solo ottantasei persone)... se non ci si sofferma su quella che è stata un'altra epidemia, l'AIDS, che dopo venti anni di dogma e di un colossale impegno finanziario e di ricerca, oggi si scopre non essere prodotta dal virus HIV, come ha recentemente dovuto ammettere persino quel Luc Montagner che il virus HIV aveva per primo isolato.
Chi volesse avere un eccezionale strumento di lettura per comprendere l'attuale psicosi della mucca pazza e, sopratutto, quello che la Scienza (con la "S" maiuscola) arriverà a produrre nei prossimi mesi o anni non ha che da leggere un libro pubblicato qualche anno fa (in Italia dalle edizioni Baldini & Castoldi) "AIDS: il virus inventato" scritto da Peter Duesberg.
Duesberg è professore di Biologia Molecolare all'Università di Berkley, membro della prestigiosa National Academy of Science, è colui che ha scoperto i retrovirus, isolato per primo il gene del cancro.... ha, quindi, dalla sua credenziali di tutto rispetto. Non così l'autore del testo che state leggendo che è semplicemente un giornalista che si occupa di divulgazione scientifica e che affida le sue considerazioni non già a qualche blasonata casa editrice ma, più modestamente, ad Internet. Indubbiamente per fare chiarezza sulla psicosi della "mucca pazza" ci vorrebbe molto di più; ci vorrebbe un gruppo di scienziati, epidemiologi, neurobiologi, veterinari... che avessero il coraggio di sfidare il sicuro ostracismo dei loro colleghi e rinunciare ai finanziamenti oggi orientati tutti e solo alla "lotta ai prioni". Non resta da augurarsi che questo testo (che in questa prima stesura, del marzo 2001, è privo di bibliografia) serva ad aggregare questo gruppo.

I giorni della mucca pazza

"In Inghilterra sono morte per la mucca pazza 160.000 bovini". Cosa immagina un lettore che ha la disavventura di leggere una notizia come questa? Sterminate mandrie di mucche in preda a convulsioni e tremori che si trasformano in rantoli e quindi nella morte. Ma qual'è, invece, la verità? In Inghilterra (che pure è stata la "patria" della mucca pazza) finora, dal 1985, sono stati registrati soltanto 2616 casi clinici descrivibili come "mucca pazza": tremori, ansietà, convulsioni, distruzione del tessuto cerebrale, che si trasforma a poco a poco in una sorta di spugna (encefalopatia spongiforme...). Le altre decine di migliaia di bovini sono morti in quanto uccisi dalle autorità sanitarie perché appartenenti ad allevamenti dove si erano registrati casi clinici di "mucca pazza"; qualche altra mucca (come quella macellata nel gennaio 2001 nell'allevamento della Malpensata), invece, pur apparendo sanissima è stata classificata come "mucca pazza" perché nel suo cervello sono stati identificati gli oramai famigerati prioni.
Il quadro, come si vede, è ben diverso da quello tenebroso tratteggiato dai mass media. Ma, a proposito di mass media, cosa sa oggi una persona, che cerca di documentarsi, leggendo i giornali e seguendo trasmissioni e notiziari radiotelevisivi? Che il consumo di farine animali imposto ai bovini di allevamento avrebbero immesso in questi alcune entità biologiche (i prioni) i quali hanno scatenato una malattia detta encefalopatia spongiforme (o BSE) che produce nelle bestie convulsioni "demenza" e altre gravi sintomatologie con esito mortale: la cosiddetta "malattia della mucca pazza"; ben presto questa malattia, già individuata negli anni 50 dal Premio Nobel Gajdusek nella tribù dei Fore in Nuova Guinea, tramite il consumo di carne, si sarebbe trasmessa all'uomo dove avrebbe scatenato la variante di una rarissima malattia umana - il morbo di Creutzfeldt-Jakob - già battezzata "BSE umana". In realtà evidenze scientifiche e alcune ricerche delineano un quadro sostanzialmente diverso che cercheremo qui di descrivere.
Ma prima, è forse opportuno domandarci chi abbia creato il caso "mucca pazza" e perché.

Perché è nata la psicosi

Probabilmente se qualcuno tra qualche anno si darà la pena di rileggere i giorni della "mucca pazza" non potrà non domandarsi sbalordito come sia stato possibile che una minaccia sanitaria davvero inconsistente, indimostrate teorie scientifiche e una sarabanda di insulse "dichiarazioni ufficiali", immediatamente trasformate in allarmismi dai mass media, abbiano potuto, in Italia come in Europa, gettare nel panico milioni di persone. E non potrà non domandarsi quale regia abbia orchestrato questa psicosi.
Al momento, ovviamente, non abbiamo una precisa risposta a quest'ultima domanda. E, tra l'altro, non sarebbe la prima volta che una psicosi di massa attanaglia milioni di persone alimentandosi esclusivamente su un "gioco di specchi" creato - più o meno inconsapevolmente - dai mass media; chi scrive queste righe ne ha studiata una davvero singolare sviluppatasi nell'area vesuviana e flegrea e non si meraviglierebbe certo se constatasse che dietro questa psicosi costata finora centinaia di miliardi ci fosse soltanto l'esigenza dei mass media di mantenere alto l'audience e le vendite a tutti i costi. D'altra parte, la mancanza di documentate prove non deve impedire di prendere in considerazione, già da adesso ipotesi che, crediamo, siano qualcosa più di evanescenti congetture.
Intanto identificare da quali mass media sia stata innescata la psicosi e quali interessi essi rappresentano può essere un utile strumento di indagine. Oggi, ad esempio, risulta acclarato che dietro la psicosi della "mucca pazza" che, nella seconda metà degli anni 80, ha portato alla distruzione del patrimonio zootecnico bovino della Gran Bretagna, ci siano stati interessi statunitensi e francesi e, quindi, mass media da essi foraggiati. L'inaudita delegittimazione di pur competenti commissioni sanitarie e veterinarie inglesi e della Comunità Europea (ancora oggi, sciaguratamente, additati come gli "untori" dell'epidemia di BSE, magari sbandierando come "prove" di ciò un documento, scritto su carta intestata della Comunità Europea, risultato poi un colossale falso), la sapiente orchestrazione di campagne stampa basate su catastrofiche proiezioni (100.000 persone morte nel 2001 per la "mucca pazza vaneggiavano nel 1987 quegli stessi "esperti" che oggi continuano ad avere credito dai mass media), una "epidemia" bovina e umana (come cercheremo di dimostrare più avanti) esistita solo sui mass media.... sono stati gli strumenti di una delle tante guerre commerciali che si combattono ogni giorno a colpi di "scoop".
Ma oggi, verosimilmente, dietro questa nuova campagna terroristica sulla mucca pazza potrebbe esserci qualcosa di peggio del tentativo di impossessarsi a tutti i costi un mercato come quello della carne che fattura, solo in Italia, 26mila miliardi l'anno. Potrebbe esserci l'esigenza di esasperare l'opinione pubblica per farle accettare quegli organismi geneticamente modificati che oggi, sulla scia della soia transgenica, imposta dal repentino divieto delle farine animali (che per anni sono stati accettati da numerosi stati europei nonostante già nel 1987 il Comitato veterinario della Comunità europea consigliasse una loro graduale sostituzione) stanno per inondare le nostre campagne e i nostri piatti. I fautori ad oltranza del "biotech", la Confindustria e i suoi giornalisti, il ministro Veronesi, il gruppo editoriale Caracciolo (in primo luogo il quotidiano "La Repubblica", che ha dato la stura alla psicosi della mucca pazza in Italia) hanno di che essere soddisfatti.

Forse meno soddisfatti sono gli altri giornalisti che, verosimilmente per non "bucare la notizia" (trascurare, cioè, una paura che, "istituzionalizzata" dal divieto di consumare carne nelle mense scolastiche, si è diffusa a macchia d'olio), si sono accodati alla psicosi accomunando, anch'essi, scene strazianti di persone distrutte dal morbo di Creutzfeldt-Jakob con riprese, ormai risalenti ad una decina di anni fa, di bovini in preda alla "mucca pazza". E rincorrendo bizzarre dichiarazioni di politici (come quelle, ineffabili, dei ministri Veronesi e Pecoraro Scanio), inevitabili quanto controproducenti "inviti alla prudenza" degli esperti del settore sanitario, angosciose quanto inconcludenti interviste ad "esperti"... hanno fatto assurgere al ruolo di "certezza scientifica" quella che oggi, più che una ipotesi, è una credenza: i prioni.

Perché la mucca pazza

Il primo caso accertato di "mucca pazza" si verificò in Gran Bretagna quando nel 1986 il Laboratorio centrale di veterinaria di Weybridge identificò, in un allevamento nella regione dell'Hampshire, una mucca (l'oramai famigerata "mucca 133") che presentava un allarmante quadro clinico. Oltre ad una diminuzione della produzione di latte, la bestia reagiva con paura ad ogni stimolo esterno e con la testa ciondolante restava appartata dal branco; di lì a poco, colta da contratture muscolari, digrignando i denti, morì. Ben presto altri animali dell'allevamento, colti dagli stessi sintomi, seguirono la stessa fine. Qual'era la causa di quel morbo?
Oggi ha acquisito popolarità una considerazione che Rudolph Steiner, considerato l'inventore dell'agricoltura biologica, ebbe a profferire nel 1923 durante una conferenza a Dornach in Svizzera, "Se diamo da mangiare carne ad un animale erbivoro, ben presto impazzirà". Effettivamente le mucche, animali notoriamente erbivori, vengono nutrite con una dieta composta in parte di farine animali. Il perché si spiega considerando che un vitellone di media taglia pesa circa 560 chili, ma più di 220 (cervello, ossi, sangue, pelle, intestino, altri organi interni) sono inutilizzabili per l'alimentazione umana. Negli anni '20 in Europa si pensò di trasformare questi scarti in polveri (farine) che essendo ricche di proteine potevano integrare il foraggio. Nel nostro continente il vertiginoso aumento del consumo di carne, (basti pensare al proliferare dei ristoranti McDonald's) e la spietata concorrenza (accentuatasi grazie alla "deregulation" imposta anni fa dalla Comunità Europea e dall'importazione incontrollata di carne proveniente dai paesi dell'Est) ha finito per trasformare gli allevamenti in vere industrie senza pascolo dove i poveri animali, tra abominevoli vessazioni, vengono nutriti quasi esclusivamente con farine animali.
È da notare, comunque, che i casi che si registrarono nel 1986 in Inghilterra, nonostante quello che comunemente si pensa, non riguardavano animali nutriti con una dieta composta prevalentemente da farine animali. In alcuni casi, addirittura, le mucche colpite dal morbo erano state allevate con una dieta composta esclusivamente da foraggio.

Nonostante ciò, l'attenzione di qualche ricercatore si appuntò su alcune proteine, i prioni (sui quali ci soffermeremo in seguito) che avevano garantito, nel 1976, il premio Nobel a Carleton Gajdusek. Potevano questi prioni essersi accumulati, tramite le farine animali, passando di animale in animale, determinando così il morbo della "mucca pazza"? Sembrava una ipotesi suggestiva ma alcune evidenze scientifiche (sulle quali si soffermeremo in seguito) sembravano smentirla. Niente, invece, finora ha smentito una ipotesi formulata da un tale certamente sconosciuto alla totalità dell'opinione pubblica e alla stragrande maggioranza degli addetti ai lavori: Mark Purdey la cui principale "colpa" resta quella di non essere un blasonato ricercatore ma - orrore! - un autodidatta.

L'ipotesi di Purdey, un allevatore del Somerset, che ha svolto le sue ricerche pagandole di tasca propria, visto che nessun istituto scientifico ha voluto finanziarle (ma, anche su questo si soffermeremo in seguito) ipotizza un inquinamento chimico che avrebbe agito sui prioni i quali, quando sono esposti ad un eccesso di manganese e ad una carenza di rame degenerano compromettendo così le cellule cerebrali. La prima insorgenza della BSE in Gran Bretagna, ricorda Purdey, si ebbe negli anni '80, quando il Ministero dell'Agricoltura impose a tutti gli allevatori il trattamento degli animali con un pesticida a base di organofosfati chiamato Phosmet, impiegato a dosi molto più alte che nel resto del mondo. Il pesticida veniva versato lungo la colonna vertebrale degli animali. La ricerca di Purdey mostra che il Phosmet cattura il rame. In quegli stessi anni il mangime degli animali veniva arricchito con sterco di polli proveniente da allevamenti dove gli animali erano nutriti con manganese per aumentare la quantità di uova prodotte. I prioni contenuti nel cervello dei bovini, in tal modo, venivano contemporaneamente privati di rame e intossicati dal manganese. In Francia, l'impiego del Phosmet divenne obbligatorio inizialmente in Bretagna e 20 dei 28 casi di BSE vennero alla luce proprio in quella regione. Sempre secondo le ricerche di Purdey, la diffusione della malattia coincide con quella del pesticida. Un analogo tipo di avvelenamento potrebbe spiegare la distribuzione della cosiddetta "versione umana della mucca pazza". Dei due principali ceppi di vCJD in Gran Bretagna, uno, nel Kent si trova nel pieno di un'area con coltivazioni nelle quali vengono usate ingenti quantità di fungicidi a base di organofosfati e manganese. L'altro ceppo è a Queniborough, nel Leicestershire, dove una fabbrica di vernici (distrutta da un incendio alcuni anni fa, con grave inquinamento chimico sul paese) ha per anni riversato parte degli scarti di lavorazione nel sistema di canalizzazioni usate per irrigare i campi. Nella produzione di vernici viene usato il manganese. Ma Purdey non si è limitato a queste indagini, andando a verificare sul campo la propria teoria sui ceppi di BSE e CJD in Islanda, Colorado, Slovacchia e Sardegna. Ovunque vi siano ceppi di queste malattie, egli ha riscontrato esposizione degli animali e degli esseri umani a carenze di rame e eccessi di manganese. La maggioranza dei ceppi, inoltre, si trovano in aree montane, nelle quali i livelli di luce ultravioletta (alla quale i prioni sarebbero particolarmente sensibili) sono alti.
I prioni, quindi, potrebbero non avere avuto alcun ruolo nell'insorgenza del quadro clinico classificato come "mucca pazza" ma, lungi dall'essere trasmessi attraverso le farine animali, potrebbero essere entità biologiche ubiquitarie, presenti cioè normalmente in molti animali senza provocare alcun danno; al pari, ad esempio, degli innumerevoli virus ospitati dall'Uomo che non provocano alcunché.
È da sottolineare che questa ipotesi potrebbe spiegare fatti altrimenti inesplicabili. Ad esempio come sia stato possibile che i prioni "degenerati" siano stati identificati in mucche che non hanno manifestato alcun sintomo clinico sospetto e/o in mucche non alimentate con farine animali (come la prima "mucca pazza" italiana) o, addirittura, su mucche che avevano fino al momento della macellazione pascolato in "fattorie biologiche" poste su apparentemente incontaminate vette di montagne tedesche. Va da sé che la risposta degli "esperti in BSE" esclusivamente intenti a cercare prioni è stata arrogante e inconcludente: queste mucche registrano la presenza di prioni grazie a impalpabili frazioni di farine animali giunte sulle farine vegetali o sul foraggio o tramite un errato stoccaggio di farine nei silo o grazie al vento.

Ma prima di inoltrarci nella disamina di queste "spiegazioni, è forse opportuna una precisazione. Come già detto, chi scrive queste righe non è un biochimico e, anche se ha svolto alcuni controlli sulla ipotesi di Purdey (contattando alcuni suoi colleghi giornalisti in Inghilterra e in Francia, avendone significative conferme) di certo non ha qui la pretesa di proclamare che la "mucca pazza" è, senza ombra di dubbio, da addebitare a una banale contaminazione chimica. Una conferma o una smentita dell'ipotesi di Purdey ci sarebbe stata se una parte delle ricerche sulla BSE fossero stata orientata verso l'ipotesi della contaminazione chimica. Ma questa strada non è stata mai intrapresa né in Inghilterra né in altri paesi, visto che oggi tutte le ricerche sulla "mucca pazza" o sulla "variante umana della mucca pazza", messi da parte epidemiologi che con le loro ricerche potrebbero delineare una ipotesi diversa da quella dei prioni, sono condotte esclusivamente da biochimici, neuropatologi, virologi... dediti alla ossessiva identificazione dei prioni. Se questi si trovano, allora la mucca macellata (anche se non presentava nessun quadro clinico) è "pazza" o lo sarebbe diventata di lì a poco; se i prioni non si trovano, la minaccia resta presente poiché avrebbero potuto manifestarsi se le si fosse dato il tempo di vivere un altro po'. Ancora più desolante appare poi la teoria dei prioni se si considera che, agli albori dell'epidemia di BSE, solo il 60 per cento delle mucche morte dopo aver presentato i sintomi della "mucca pazza" risultavano positive ai test finalizzati alla identificazione dei prioni: un incontrovertibile dato "spiegato" dagli apologeti della teoria dei prioni affermando che i primi test non erano sufficientemente precisi.

Un altro caso HIV?

Questa situazione ricalca in maniera straordinaria la situazione che caratterizzò i primordi della ricerca sull'AIDS quando si constatò che l'"epidemia" da immunodeficienza (che comportava l'insorgere di una grave forma di polmonite, la Pneumocisti carinii, e del sarcoma di Kaposi) che stava mietendo gli omosessuali di San Francisco poteva essere addebitata al consumo di nitrito di anile che la comunità gay assumeva come eccitante sessuale. Una teoria che oggi appare pienamente confermata ma che fu messa da parte quando Max Gallo e il Ministro americano della Sanità annunciarono al mondo che la causa dell'AIDS era stata trovata nel virus HIV e annunciarono un faraonico programma di ricerca tutto teso alla sconfitta di questo virus. L'accorrere frenetico dei ricercatori a questi contributi spiazzò quindi ogni altra possibile indagine epidemiologica e la teoria della contaminazione da nitrito di anile ha impiegato venti anni per ritrovare oggi il posto che merita nelle riviste scientifiche.
Come già detto, non abbiamo le competenze per affermare se la teoria della contaminazione chimica, (che tra l'altro spiegherebbe perché solo nei casi analizzati da Purdey siano state colpite da BSE oltre che mucche, anche vitelli) sia valida o meno. Una risposta potrebbe venire soltanto se si sviluppassero ricerche in tal senso. Ma, come già detto, oggi ricerche sulla BSE o sulla cosiddetta variante del morbo di Creutzfeldt-Jakob - già battezzato "BSE umana" che non contemplino l'azione dei prioni, non se ne fanno.
Così come non ci risulta essere in corso nessuna ricerca che valuti le possibili alterazioni sul tessuto cerebrale determinate da un allattamento intensivo. Come già detto, ad eccezione di alcuni vitelli colpiti negli anni 80 da BSE in Inghilterra (e che potrebbero spiegarsi come conseguenza di una contaminazione chimica) tutti gli altri animali colpiti da BSE sono mucche destinate alla produzione di latte. Non esiste attualmente nessuno studio scientifico che valuti gli effetti sul tessuto cerebrale degli estrogeni con i quali, spesso, vengono imbottite queste bestie.
Esiste poi un'altra teoria, che sta anch'essa svanendo, spazzata via dai finanziamenti sulle ricerche inerenti i prioni, e che vede la possibile trasmutazione di un virus. La maggior parte dei casi di BSE, fanno notare sempre più flebilmente, i sostenitori di questa ipotesi si sono verificati in Inghilterra in allevamenti che vedevano la compresenza di numerosi bovini e ovini. È possibile, quindi che gli ovini (che, al pari del visone, del mulo, del gatto..., sono soggetti ad un tipo di encefalopatia spongiforme conosciuta come scrapie, o virosi nervosa degenerativa che si manifesta con le stesse sintomatologie della "mucca pazza" e con un prurito così intenso da indurre la pecora a raschiar via parti del mantello, "to scrape", in inglese, da cui il nome della malattia) abbia potuto trasmettere alla mucca una qualche variante del virus.
Potrebbero, quindi, esistere differenti cause che hanno provocato la BSE. Per quanto riguarda la "ricerca" sull'AIDS tutta una serie di patologie (ben 54) sono state accomunate sotto la dicitura AIDS quando venivano identificati nel corpo dei pazienti il virus HIV o gli anticorpi a questo. Per quanto riguarda la BSE neanche questa pur scorretta metodologia scientifica viene applicata in quanto, come già detto, vengono classificate come affette da BSE mucche apparentemente sanissime nelle quali dopo la macellazione vengono identificati gli ormai famigerati prioni. Vale la pena, a questo punto, vedere da vicino cosa, secondo le ricerche in corso, sarebbero queste fantomatiche entità.

La leggenda dei prioni

Se sul virus HIV sono state prodotte oltre 120.000 pubblicazioni scientifiche (che, ovviamente, al di là di un qualche prestigio accademico per i loro estensori, non hanno dato nessun risultato concreto visto che ancora oggi non è stato prodotto alcun vaccino contro l'AIDS né una cura efficace), attualmente sono più di 7.000 le pubblicazioni scientifiche sui prioni. Nessuna di queste ultime, finora, ha spiegato come si propaghi il prione (ad esempio, come faccia una proteina a non scindersi in amminoacidi nell'apparato digerente) o perché mai una entità biologica capace di perpetuarsi in condizioni ambientali estreme (addirittura resistendo a temperature superiori ai 350 gradi) non abbia da milioni di anni colonizzato tutto il pianeta. Ma, prima di soffermarci sulla evanescenza di tutte le teorie elaborate sul ruolo infettivo dei prioni , è certamente opportuno illustrare come si è arrivati alla loro identificazione.
La "scoperta" dei prioni risale agli inizi degli anni "60 quando il neurologo americano Stanley B. Prusiner, tra lo scetticismo generale, ipotizzò che alcuni agenti infettivi, in grado di provocare malattie degenerative del sistema nervoso centrale negli animali e, più raramente, anche nell'uomo, potessero essere costituiti solamente da semplice materiale proteico, privo cioè degli acidi nucleici DNA e RNA, e che riuscissero a moltiplicarsi andando a sostituire le proteine nelle cellule dell'organismo ospite. L'attenzione di Prusiner si concentrò su alcune proteine presenti spesso in diversi mammiferi (quali pecore, mucche, visoni, cervi, gatti, uomini), codificate da un singolo esone di una singola coppia di geni presenti sul braccio corto del cromosoma 20 (nell'uomo) e che, a suo dire, sarebbero implicati nelle funzioni di sinapsi.

La presenza di prioni in animali che non presentavano alcun sintomo clinico di certo non legittimavano un loro presunto potere "infettante". Prusiner, allora, ricorse ad un modello teorico sul quali è bene soffermarsi: il virus lento, un concetto che presuppone, a sua volta, un "periodo di latenza" di mesi o di anni tra il momento in cui il virus invade l'organismo e la comparsa dei sintomi. Nonostante una quasi plebiscitaria accettazione da parte del mondo accademico il concetto di "virus lento" potrebbe essere solo un escamotage metodologico per giustificare una qualsiasi teoria preconcetta. È bene specificare, comunque, che non si vuole qui contestare l'esistenza di infezioni latenti. Alcuni germi, come i virus erpetici, ad esempio, possono rimanere nascosti in qualche recesso del corpo e provocare riaccensioni ogni volta che il sistema immunitario è indebolito. In entrambi questi esempi, è solo il sistema immunitario indebolito dell'ospite che permette all'infezione di covare sotto la cenere o di "svegliarsi " dall'ibernazione di tanto in tanto. Viceversa, un "virus lento", capace cioè di "risvegliarsi" dopo anni o decenni indipendentemente dallo stato del sistema immunitario dell'organismo ospite, secondo ancora pochi ma autorevoli scienziati, tra i quali Duesberg, è una scorretta impostazione che semplicemente un trucco che può permettere a disinvolti scienziati di addebitare a un virus neutralizzato da tempo qualsiasi malattia appaia decenni dopo l'infezione.
Questo concetto del "virus lento", alla base della teoria dei prioni come agenti infettanti vagheggiata da Prusiner è stato legittimato da una "ricerca" compiuta da Carleton Gajdusek. Ma per capire come sia stato possibile che questa incredibile "ricerca" sia stata accettata dal mondo accademico è, forse, opportuno riportare quanto riportato da Peter Duesberg (nel suo libro "AIDS: il virus inventato" Baldini & Castoldi pag, 89)

"Nel 1957 il dottor Carleton Gajdusek fu inviato in Nuova Guinea nel 1957 con una sovvenzione del NIH (National Institute of Healt). Laggiù, un medico del servizio sanitario locale gli fece conoscere una malattia chiamata kuru, una misteriosa patologia che colpiva il cervello, provocando nelle vittime spasmi ingravescenti o paralisi fino alla morte nel giro di qualche mese. La sindrome era stata segnalata solo fra le tribù che abitavano in una serie di valli, soprattutto la tribù dei Fore, in tutto 35.000 persone. Prima dell'arrivo di Gajdusek, nessuno straniero aveva mai descritto il kuru, anche se i Fore gli dissero che la malattia aveva cominciato ad apparire qualche decennio prima.
Il primo studio di Gajdusek partì dal presupposto che la malattia fosse infettiva. Il medico riferì che gli indigeni usavano mangiare il cervello dei parenti morti per fini ritualistici, una pratica cannibalistica che era cominciata circa nello stesso periodo in cui il kuru aveva fatto la sua comparsa. In seguito Gajdusek spiegò a un intervistatore che il cannibalismo " esprimeva amore per il parente defunto" e allo stesso tempo " costituiva una buona fonte di proteine per una comunità che non aveva carne da mangiare". L'infettivologo decise che la via di trasmissione del kuru era l'ingestione del cervello dei malati defunti. Però, quando si mise a cercare il virus, stranamente non trovò prove. Nei pazienti non si riscontrava nessuno dei tipici sintomi di infezione: non c'era febbre né infiammazione, nessuna alteratone nel liquor che avrebbe dovuto essere infetto, il sistema immunitario non reagiva come se un agente infettivo avesse invaso l'organismo, e nelle persone immunodepresse il rischio di malattia non era maggiore che nelle altre. Di lì a poco un altro gruppo di scienziati arrivò dall'Australia e concluse che il kuru poteva essere una malattia genetica ereditaria.
Tornato negli Stati Uniti, Gaidusek fu assunto dal NIH per lavorare nel reparto malattie neurologiche. Continuando a tenere sotto controllo l'incidenza del kuru, lo scienziato si dedicò allo studio della sindrome in laboratorio. Nel frattempo notizia della sua scoperta riguardo al kuru era giunta in Inghilterra, dove un altro cacciatore di virus stava studiando lo scrapie, una malattia che colpiva le pecore e che presentava sintomi di degenerazione cerebrale. Il ricercatore inglese suggerì a Gajdusek che il kuru poteva essere provocato da un virus lento, cioè con un lungo periodo di latenza.
Gajdusek fu subito conquistato da questa teoria rivoluzionaria, nonostante contraddicesse le sue varie ipotesi secondo le quali nel kuru potevano essere in gioco geni, tossine o carenze nutritive. Deciso a scoprire un virus così sfuggente, cercò di trasmettere la malattia agli scimpanzé. Ma nessun animale si ammalò quando gli fu iniettato sangue, urina e altri fluidi corporei prelevati a persone affette da kuru. Neanche il liquido cerebrospinale che circonda il cervello, e che avrebbe dovuto essere pieno di virus, provocò effetti negli animali da laboratorio. Anzi, le scimmie non contrassero la malattia neanche mangiando il cervello di individui morti per il kuru.
Funzionò solo un esperimento piuttosto bizzarro, in cui il cervello di morti di kuru fu ridotto in poltiglia e iniettato direttamente nel cervello delle scimmie vive attraverso fori praticati nella scatola cranica. Dopo un po', alcuni di questi scimpanzé sperimentali presentarono anomalie nella coordinazione e nel movimento. Stranamente, però, anche questo metodo drastico non riuscì a infettare decine di altre specie animali. E nessun virus fu trovato nel tessuto cerebrale, anche usando i più sofisticati microscopi elettronici.
Se non si trovavano prove di questo virus invisibile tranne che nel tessuto cerebrale non purificato, se non provocava reazioni da parte delle difese immunitarie e non si riusciva a trasmetterlo in forma pura agli animali, era logico concludere che il virus non esisteva. Lo stesso tessuto cerebrale omogeneizzato dei morti - pieno di ogni proteina possibile e immaginabile e di altri composti - avrebbe dovuto essere tossico quando veniva inoculato nel cervello, delle scimmie.
Nonostante queste prove contrarie, gli scimpanzé malati convinsero Gajdusek di aver scoperto il virus. Dato che non riusciva a isolarlo se non nel tessuto cerebrale, decise di studiare il virus e la sua struttura con un esperimento standard: avrebbe determinato quale trattamento chimico e fisico era in grado di distruggere il virus, e da questo avrebbe raccolto dati sulla sua natura, Ma con sua grande sorpresa, il germe misterioso non sembrava sensibile a nulla. Provò di tutto - sostanze chimiche potenti, acidi e basi, alte temperature, radiazioni ultraviolette e ionizzanti, ultrasuoni - ma anche dopo il trattamento il tessuto cerebrale non provocava il kuru nei suoi animali da laboratorio. Ulteriori esami accertarono che nei cervelli affetti da kuru non si trovava alcun materiale genetico estraneo, condizione necessaria a tutti i virus per vivere. Pur impiegando i più potenti trattamenti antivirali, Gajdusek non era riuscito a rendere innocuo il tessuto cerebrale dei morti di kuru. Questi risultati si prestavano a un'unica ovvia interpretazione: in primo luogo non esisteva alcun virus, e quindi non si poteva distruggere.ciò che non esisteva. Ma Gajdusek restò attaccato alla sua ipotesi virale. Nonostante gli esperimenti fossero stati deludenti, capovolse i risultati argomentando che il "virus del kuru" era in realtà un nuovo tipo di supermicrobo o, come lo definì lui, un "virus non convenzionale ". Questo nuovo virus doveva anche essere lento, dato che passavano lunghi periodi di tempo fra l'atto di cannibalismo e il manifestarsi del kuru.
Gajdusek offrì questa ipotesi a una generazione di scienziati dominata dai cacciatori di virus. La poliomielite era ormai scomparsa da anni, e i virologi finanziati dai NIH vedevano di buon occhio qualsiasi nuova linea di ricerca su cui esercitare la loro specifica abilità. Così abbracciarono con entusiasmo l'ipotesi di Gajdusek di un virus lento. Non sollevarono obiezioni neanche quando il collega sostenne che un altro virus non convenzionale, simile a quello del kuru, provocava la sindrome di Creutzfeld-Jakob, una rara malattia neurologica che sembra colpire soprattutto persone che hanno subito in precedenza un intervento al cervello (simili operazioni chirurgiche potevano ben essere sospettate di essere la vera causa della sindrome). Gajdusek ritenne virus lenti, o anche non convenzionali, responsabili di una lunga serie di malanni a carico dei nervi e del cervello, dallo scrapie nelle pecore alla sclerosi multipla e l'Alzheimer nell'uomo, e le sue ipotesi furono accolte seriamente, anche se non sostanziate da prove. Nel 1976 ricevette anche il Nobel per la medicina, in particolare per lo studio del virus del kuru e di Creutzfeld-Jakob, che deve ancora scoprire. E i NIH gli affidarono la carica di direttore del Laboratory of Central Nervous System Studies (Laboratorio di studi sul sistema nervoso centrale).

Nel frattempo è emersa un'altra informazione, piuttosto imbarazzante, che getta dubbi sull'ipotesi virale di Gajdusek per il kuru. In un numero del 1977 di "Science" fu pubblicato il suo discorso di accettazione del Nobel, corredato da una foto in cui si vedevano degli indigeni intenti al loro pasto cannibalistico. Non era un'immagine molto chiara. Quando dei colleghi chiesero a Gajdusek se la foto riprendesse davvero un atto di cannibalismo, lui ammise che i poveretti stavano solo mangiando carne di maiale. Secondo la rivista, "non si pubblicano mai le vere foto del cannibalismo perché sono, troppo ripugnanti" . Poco convinto, l'antropologo Lyle Steadman, dell'Arizona State University, ha compiuto delle ricerche e ha direttamente sfidato Gajdusek affermando che "non ci sono prove di cannibalismo in Nuova Guinea ". Steadman, che ha trascorso due anni in Nuova Guinea, ha detto di aver spesso sentito racconti di cannibalismo ma, quando ha cercato di andare a fondo della cosa, le prove sono svanite.
Offeso dall'accusa implicita di condotta disonesta, Gajdusek ha insistito nel dire che "possiede fotografie di vero cannibalismo", ma non le pubblicherebbe mai perché "offendono i parenti delle persone dedite a questa pratica". Questa affermazione contraddice le sue precedenti asserzioni che gli indigeni mangiavano i loro parenti morti per rispetto, e avevano smesso di farlo solo in ossequio alle pressioni del governo. Come prova del cannibalismo, Gajdusek citò anche l'arresto di indigeni per questo crimine, ma poi risultò che gli arresti si erano basati su dei "si dice ". Dal che si deduce che indigeni della Nuova Guinea sono stati accusati forse ingiustamente di pratiche cannibalistiche rituali.
Inoltre, poca gente al di fuori dell'équipe inviata inizialmente con Gajdusek ha mai visto personalmente delle vittime di kuru. Questo significa che la nostra conoscenza della, malattia dipende dalle sue descrizioni e statistiche, soprattutto perché lui sostiene che sia il cannibalismo sia il kuru sono cessati pochi anni dopo la sua visita del 1957. Virus fantomatici, trasmessi tramite fantomatici atti di cannibalismo, causano malattie fantomatiche. E concetto stesso di "virus lenti" non è mai stato messo in discussione da allora, nonostante i problemi di ordine etico e scientifico di autenticità ad esso collegati, né dalla letteratura scientifica, né dalla stampa ufficiale."

Ma se queste sono le credenziali dei prioni, vale la pena soffermarsi sulle sbalorditive capacità ad essi attribuiti per giustificare la teoria delle "farine animali" e, soprattutto, su come è stata affrontata dai mass media e dalle autorità l'emergenza BSE e la sciagurata connessione di questa al morbo di Creutzfeldt-Jakob.

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