"Finalmente ho raggiunto il MIO traguardo e risolto il segreto della mia anima: Io sono QUELLO a cui rivolgevo le preghiere, QUELLO a cui chiedevo aiuto. Sono QUELLO che ho cercato. Sono la stessa vetta della MIA montagna. Guardo la creazione come una pagina del MIO stesso libro. Sono infatti l'UNICO che produce i molti, della stessa sostanza che prendo da ME.
Poiché TUTTO è ME, non vi sono due, la creazione è ME STESSO, dappertutto. Quello che concedo a ME stesso, lo prendo da ME stesso e lo do a ME stesso, l'UNICO, poiché sono il Padre ed il Figlio. Quanto a quello che voglio, non vedo altro che i MIEI desideri, che sgorgano da ME.
Sono infatti il conoscitore, il conosciuto, il soggetto, il governante ed il trono. Tre in UNO è quello che sono e l'inferno è solo un argine che ho messo al MIO stesso fiume, allorché sognavo durante un incubo. Sognai che non ero il SOLO unico e così IO stesso iniziai il dubbio, che fece il suo corso, finché non mi svegliai. Trovai così che IO avevo scherzato con ME stesso.
Ora che sono sveglio, riprendo di sicuro il MIO trono e governo il MIO regno che è ME stesso, il signore per l'eternità."

Benazir Bhutto rivelò che Osama Bin Laden era stato assassinato

Il 2 novembre 2007 Benazir Bhutto, appena scampata ad un attentato, parla, intervistata da Al Jazeera in lingua inglese.
Dice, testualmente, che fra i suoi nemici vi è Omar Sheikh «l'uomo che ha assassinato Osama Bin Laden».



L'intervistatore, David Frost, è un giornalista esperto. Ma assorbe la notizia come se non l'avesse sentita. Non si stupisce!
Non chiede nemmeno «quando?».
Omar Sheikh, 34 anni, che lavorava per l' ISI (servizi segreti Pakistano) e negli anni ‘90, per il servizio segreto di Sua Maestà britannica, il famoso Mi 6.
Omar Sheikh, alias Mustafa Muhammad Ahmad, coinvolto nell’inchiesta sul barbaro omicidio del giornalista Daniel Pearl, è lo stesso uomo che nel 2001, qualche giorno prima dell’11 settembre, consegnò a Mohammed Atta, il capo dei dirottatori, una valigetta con 100 mila dollari e che, sempre secondo l’inchiesta ufficiale del Congresso, si trovava proprio a Washington durante l’attacco al Pentagono.
Non un solo giornale ha ripreso la notizia.
Solo il TG1 l'ha fatta vedere. Nemmeno Al Jazeera!
Non un solo governo commenta. Nemmeno la CIA, nemmeno l’FBI.
Neppure per smentire.
Benazir è stata ammazzata, al secondo tentativo, il 27 dicembre 2008.
Non ci potrà più dire nulla delle sue fonti d'informazione. Nessuno di coloro che l'hanno pianta, o commemorata, ha ricordato la sua rivelazione del 2 novembre.
Nemmeno l'illustre Economist, che ha dedicato al Pakistan la copertina di un suo numero, con il titolo «Il paese più pericoloso del mondo», ha fatto caso alle parole di Benazir.
Tutti molto distratti.
Una domanda: quest'uomo ha ucciso Osama Bin Laden?
Allora ha incassato 25 milioni di dollari,
dead or alive, vivo o morto?

Una precisazione:
Nel primo, fallito attentato suicida contro il suo corteo di auto a Karachi, in occasione del ritorno in patria ad ottobre, un uomo tentò di darle il bambino da prendere in braccio, ma non ci riuscì. Così lo passò alla polizia. Il piccolo fu portato in un furgone, che esplose pochi istanti dopo!

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