"Finalmente ho raggiunto il MIO traguardo e risolto il segreto della mia anima: Io sono QUELLO a cui rivolgevo le preghiere, QUELLO a cui chiedevo aiuto. Sono QUELLO che ho cercato. Sono la stessa vetta della MIA montagna. Guardo la creazione come una pagina del MIO stesso libro. Sono infatti l'UNICO che produce i molti, della stessa sostanza che prendo da ME.
Poiché TUTTO è ME, non vi sono due, la creazione è ME STESSO, dappertutto. Quello che concedo a ME stesso, lo prendo da ME stesso e lo do a ME stesso, l'UNICO, poiché sono il Padre ed il Figlio. Quanto a quello che voglio, non vedo altro che i MIEI desideri, che sgorgano da ME.
Sono infatti il conoscitore, il conosciuto, il soggetto, il governante ed il trono. Tre in UNO è quello che sono e l'inferno è solo un argine che ho messo al MIO stesso fiume, allorché sognavo durante un incubo. Sognai che non ero il SOLO unico e così IO stesso iniziai il dubbio, che fece il suo corso, finché non mi svegliai. Trovai così che IO avevo scherzato con ME stesso.
Ora che sono sveglio, riprendo di sicuro il MIO trono e governo il MIO regno che è ME stesso, il signore per l'eternità."

LE 10 PEGGIORI SOCIETA' DEL 2008.

CHE ANNO PER LA CRIMINALITA' AZIENDALE!

DI ROBERT WEISSMAN
Counterpunch

Che anno per la criminalità e gli abusi delle società!

Nel compilare l’elenco del Multinational Monitor delle 10 Peggiori Società del 2008, sarebbe stato facile limitare i candidati alle società di Wall Street.

Ma neanche il resto del settore aziendale si è comportato bene durante il 2008 e non volevamo che sfuggissero ad un giustificato esame.

Quindi secondo la nostra tradizione di evidenziare le svariate forme di cattiva condotta aziendale, abbiamo incluso solo un’unica società finanziaria nell’elenco delle 10 peggiori società.

Qui di seguito sono presentate in ordine alfabetico le 10 peggiori società del 2008.

La AIG: denaro in cambio di niente

Non c’è di sicuro un’unica parte responsabile dell’attuale crisi finanziaria globale. Ma se si dovesse scegliere un’unica società responsabile la più papabile sarebbe la American International Group (AIG), che ha già risucchiato più di 150 miliardi di dollari di sostegni a carico dei contribuenti. Attraverso i “credit default swaps” la AIG in pratica riscuoteva i premi assicurativi partendo dalla ridicola premessa che non avrebbe mai risarcito in caso di un fallimento -- tantomeno nel caso del crollo dell’intero mercato che stava assicurando. Quando ha prevalso la realtà è crollato il tetto.

La Cargill: speculatori del cibo

Quando i prezzi dei generi alimentari sono saliti alle stelle nel 2007 fino all’inizio del 2008, i consumatori e i paesi poveri si sono trovati alla mercé del mercato globale e dei colossi aziendali che lo dominano. Con il crescere della fame e mentre scoppiavano rivolte per il cibo in tutto il mondo, la Cargill ha visto i profitti aumentare vertiginosamente registrando più di 1 miliardo di dollari USA nel secondo trimestre del 2008 solamente.

In un mercato competitivo potrebbe un intermediario nel commercio di cereali registrare dei super-profitti? Oppure i prezzi in aumento ridurrebbero i margini di profitto dell’intermediario? Beh, il mercato globale non è competitivo e le regole legali dell’economia globale -- ideate ad hoc per la Cargill ed affini -- garantiscono che i paesi poveri dipendano e siano alla mercé dei commercianti di cereali nel mondo.

La Chevron: “Non possiamo lasciare che i piccoli paesi cazzeggino con le grandi aziende”

Nel 2001 la Chevron ha fagocitato la Texaco. Era ben contenta di assorbire i flussi di incassi. Ma meno intenzionata ad assumersi la responsabilità per gli abusi della Texaco sul fronte ambientale e dei diritti umani.

Nel 1993, 30000 indigeni ecuadoriani hanno intentato una “class action” [causa collettiva] presso i tribunali statunitensi accusando la Texaco di aver avvelenato la terra dove vivevano e i corsi d’acqua navigabili da cui dipendevano durante un periodo di tempo di 20 anni, lasciando che vi si riversassero miliardi di galloni di petrolio e lasciando scoperte e senza rivestimento centinaia di fosse dei rifiuti. La Chrevron ha fatto respingere la causa dai tribunali statunitensi con la motivazione che doveva essere portata avanti in Ecuador, ovvero più vicino a dove i presunti danni hanno avuto luogo. Ma ora il processo sta andando male per la Chevron in Ecuador -- la Chevron potrebbe essere obbligata a pagare oltre 7 miliardi di dollari USA. Quindi l’azienda sta facendo pressione sull’ufficio dello U.S. Trade Representative affinché imponga sanzioni commerciali sull’Ecuador se il Governo ecuadoriano non abbandonerà la causa.

“Non possiamo permettere che piccoli paesi cazzeggino con grandi società come questa -- società che hanno fatto grandi investimenti in tutto il mondo” ha detto un lobbyista della Chevron a Newsweek lo scorso agosto. (La Chevron ha successivamente affermato che tali commenti non erano approvati).

Constellation Energy: operatori nucleari

Pur essendo troppo pericolosa, troppo costosa e troppo centralizzata per avere un senso come fonte energetica l’energia nucleare non se ne va, grazie a chi produce le apparecchiature e agli enti erogatori che trovano sempre il modo di far pagare i cittadini.

La Constellation Energy Group, l’operatore dell’impianto nucleare di Calvert Cliffs nel Maryland -- una società che è stata recentemente coinvolta in uno schema sbalorditivo e parzialmente deragliato di speculazione sui prezzi contro i consumatori del Maryland -- ha in programma di costruire un nuovo reattore a Calvert Cliffs, potenzialmente il primo reattore ad essere costruito negli Stati Uniti dopo la sventata catastrofe a Three Mile Island nel 1979.

Si è messa in fila per ottenere i prestiti garantiti dal governo USA per nuove costruzioni nucleari disponibili secondo i termini dell’ Energy Act del 2005. La società riconosce che non potrebbe procedere alla costruzione senza la garanzia del governo.

La CNPC: alimentando la violenza a Darfur

Il Sudan ha potuto prendere sotto gamba le sanzioni esistenti e minacciate per i massacri che ha commesso in Darfur grazie all’enorme sostegno che riceve da parte della Cina, fornito prevalentemente attraverso il canale della relazione del Sudan con la Chinese National Petroleum Corporation (CNPC).

“La relazione tra la CNPC e il Sudan è simbiotica”, nota la Human Rights First, con sede a Washington D.C., in una relazione dello scorso marzo 2008 intitolata “Investing in Tragedy”. “Non solo la CNPC è il maggior investitore del settore petrolifero sudanese, ma il Sudan è il più grande mercato per gli investimenti del CNPC all’estero”.

Il denaro derivante dal petrolio ha alimentato la violenza in Darfur. “La redditività del settore petrolifero del Sudan si è sviluppata cronologicamente quasi pari passo alla violenza in Darfur” nota Human Rights First.

La Dole: il sapore amaro dell’ananas

Un tentativo di riforma agraria nelle Filippine del 1988 si è dimostrato essere una frode. I proprietari delle piantagioni hanno partecipato alla stesura della legge ed hanno inventato modi per eludere il fine che si prefiggeva. I lavoratori delle piantagioni di ananas della Dole sono tra coloro che ne pagano le conseguenze.

Secondo la riforma agraria i terreni della Dole sono suddivisi tra i suoi lavoratori ed altri che avessero concessioni sulla terra prima del gigante dell’ananas. Tuttavia i ricchi proprietari terrieri hanno manovrato per ottenere il controllo delle cooperative di lavoratori che i dipendenti dovevano costituire, come spiega la International Labor Rights Forum (ILRF) basata a Washington D.C. in una relazione di ottobre. La Dole ha ridotto drasticamente il suo organico regolare rimpiazzandolo con manodopera temporanea.

I lavoratori a contratto vengono pagati secondo uno schema di aliquote e guadagnano circa $1,85 dollari al giorno secondo l’ILRF.

La GE: contabilità creativa

Lo scorso giugno il giornalista del New York Times David Cay Johnston ha riferito di alcuni documenti della General Electric che sembravano indicare che la società avesse cercato da lungo tempo di evadere il fisco in Brasile. In una lunga relazione all’interno del Tax Notes International, Johnston ha riferito dello schema di una società sussidiaria della GE di fatturare volumi sospettosamente alti di attrezzature per l’illuminazione delle regioni amazzoniche poco popolate del paese. Queste vendite avrebbero evitato le imposte sul valore aggiunto (IVA) più elevate degli stati urbani, dove ci si aspettava che le vendite fossero maggiori.

Johnson ha scritto che l’IVA a livello statale, all’emissione, sembrava essere meno di $100 milioni di dollari USA, sulla base dei documenti interni che ha preso in esame. Ma ha postulato che lo schema complessivo potrebbe aver interessato cifre molto maggiori.

Johnston non ha identificato la fonte che gli ha fornito i documenti interni della GE, ma la GE ha dichiarato che sarebbe stato un precedente legale della società, Adriana Koeck. La GE ha licenziato la Koeck nel gennaio 2007 per “motivi di rendimento”.

La Imperial Sugar: 14 morti

Il 7 febbraio un’esplosione ha fatto saltare in aria la raffineria dell’Imperial Sugar di Port Wentworth in Georgia, vicino a Savannah. Alcuni giorni dopo, quando le fiamme erano state finalmente spente e le operazioni di ricerca e salvataggio erano state completate, è stato infine rivelato il numero delle vittime: 14 morti, decine di ustionati gravi e feriti.

Come nel caso di quasi tutti i disastri industriali, è emerso che la tragedia poteva essere evitata. La causa è stata l’accumulo di polvere di zucchero che come tutti gli altri tipi di polveri, è altamente combustibile.

Un mese dopo l’esplosione di Port Wentworth gli ispettori della Occupational Safety and Health Administration (OSHA) hanno effettuato ispezioni in un’altra raffineria della Imperial Sugar a Gramercy in Louisiana. Hanno rilevato accumuli di polvere da 0.6mm fino a 5cm su cavi elettrici e macchinari. Hanno riscontrato accumuli fino a 120cm sui pavimenti delle stanze di lavoro.

La Imperial Sugar era ovviamente a conoscenza delle condizioni dei suoi impianti. Aveva in effetti preso alcuni provvedimenti al fine di ripulire le operazioni prima dell’esplosione. La società ha nominato un nuovo vice presidente per ripulire le operazioni nel novembre 2007, e quest’ultimo ha intrapreso dei provvedimenti importanti per migliorare le condizioni. Ma non è bastato. Il vice presidente ha dichiarato ad un comitato congressionale che direttori ad alti livelli gli avevano chiesto di ridimensionare le sue richieste di intervento immediato.

La Philip Morris International: senza freni

La vecchia Philip Morris non esiste più. Il marzo scorso la società è stata formalmente suddivisa in due entità separate: la Philip Morris USA che rimane parte della società madre Altria, e la Philip Morris International. La Philip Morris USA vende le Marlboro ed altre sigarette negli Stati Uniti. La Philip Morris International calpesta il resto del mondo.

La Philip Morris International ha già accennato ai propri piani iniziali di sovvertire le più importanti politiche per ridurre il fumo e il numero di vittime delle malattie causate dal fumo (siamo ora a 5 milioni di vite ogni anno). La società ha annunciato i propri piani di infliggere sul mondo una serie di nuovi prodotti, pacchetti e campagne di marketing. Questi sono ideati per minare le regole che bandiscono il fumo negli ambienti di lavoro, sconfiggere le tasse sul tabacco, segmentare i mercati con prodotti con aromi speciali, offrire sigarette aromatizzate che sicuramente piaceranno ai più giovani e supereranno le restrizioni del marketing.

La Roche: “Salvare vite non è il nostro lavoro”

La società svizzera Roche produce una gamma di farmaci in relazione all’HIV. Uno di questi è l’enfuvirtid, che viene venduto con il nome commerciale di Fuzeon. Il Fuzeon ha fruttato $266 milioni di dollari alla Roche nel 2007, nonostante le vendite stiano diminuendo.

La Roche fa pagare $25,000 all’anno per il Fuzeon. Non offre prezzi scontati per i paesi in via di sviluppo.

Come molti altri paesi industrializzati la Corea mantiene una forma di controllo dei prezzi -- il programma nazionale di assicurazione sanitaria stabilisce i prezzi delle medicine. Il Ministry of Health, Welfare and Family Affairs coreano ha fissato il prezzo del Fuzeon a $18,000 l’anno. Il reddito pro capite in Corea è all’incirca la metà di quello degli Stati Uniti. Anziché fornire il Fuzeon con un profitto al livello stabilito dalla Corea, la Roche si rifiuta di rendere il farmaco disponibile in Corea.

Gli attivisti coreani riferiscono che il capo della Roche in Corea gli ha detto: “non siamo sul mercato per salvare vite, ma per far soldi. Salvare vite non è il nostro lavoro”.

Nota del Redattore: potete trovare una versione estesa dell'articolo (in lingua originale) a questo indirizzo.

Robert Weissman è l’editore del Multinational Monitor basato a Washington D.C. e il direttore di Essential Action.

Titolo originale: "The 10 Worst Corporations of 2008 "

Fonte: http://www.counterpunch.org
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29.12.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICAELA MARRI

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