"Finalmente ho raggiunto il MIO traguardo e risolto il segreto della mia anima: Io sono QUELLO a cui rivolgevo le preghiere, QUELLO a cui chiedevo aiuto. Sono QUELLO che ho cercato. Sono la stessa vetta della MIA montagna. Guardo la creazione come una pagina del MIO stesso libro. Sono infatti l'UNICO che produce i molti, della stessa sostanza che prendo da ME.
Poiché TUTTO è ME, non vi sono due, la creazione è ME STESSO, dappertutto. Quello che concedo a ME stesso, lo prendo da ME stesso e lo do a ME stesso, l'UNICO, poiché sono il Padre ed il Figlio. Quanto a quello che voglio, non vedo altro che i MIEI desideri, che sgorgano da ME.
Sono infatti il conoscitore, il conosciuto, il soggetto, il governante ed il trono. Tre in UNO è quello che sono e l'inferno è solo un argine che ho messo al MIO stesso fiume, allorché sognavo durante un incubo. Sognai che non ero il SOLO unico e così IO stesso iniziai il dubbio, che fece il suo corso, finché non mi svegliai. Trovai così che IO avevo scherzato con ME stesso.
Ora che sono sveglio, riprendo di sicuro il MIO trono e governo il MIO regno che è ME stesso, il signore per l'eternità."

La puerca vida!

Su la voce del GORGONO

Poteva il Gongoro non informare i suoi lettori sull'epidemia che ci ucciderà tutti? Ovviamente no, e chi meglio di Fred Reed, allora, che scrive proprio dall'epicentro dell'ecatombe, poteva aggiornarci sull'imminente catastrofe?

(Senza contare che, per chi come me è in astinenza dai consueti dispacci del nostro inviato da Laputa, un articolo da La Puta Dora è proprio quello che ci vuole...)

Di Fred Reed
Ok, ieri, arrivando finalmente a Guadalajara, nel pieno dell'epidemia d'influenza, della pandemia, in effetti, che si prevede più letale dell'influenza assassina del 1918, forse l'inizio di quella tanto attesa peste che spazzerà via l'umanità dalla terra, senza dubbio con suo grande sollievo, ero preparato al peggio. Avevo letto i giornali, dopo tutto. Ero certo che ci sarebbero stati mucchi di cadaveri in putrefazione nelle strade, come ci si aspetterebbe dopo un'elezione nel Burundi. Avevo letto il resoconto di Defoe della peste bubbonica a Londra, e sapevo che degli uomini con delle carriole stavano raccogliendo i morti. Specialmente con le odierne leggi sui rifiuti.

Salvo che, quando chiamavo Violeta ogni notte nelle due settimane in cui ero negli Stati Uniti, mi diceva sempre “quale influenza?” Non ce n'è influenza, qui. Le scuole sono state chiuse, i bar anche, tutti si nascondono dall'influenza, ma non si riesce a trovare nessuna influenza da cui nascondersi. Il mio amico Ken, in un'altra città vicino a Guad, mi segnalava allo stesso modo un'epidemia di salute perfetta. È un'influenza dei media, sospettava.

Io ne sapevo di più. Avevo letto della diffusione lampo, delle centinaia di morti, del terrificante apparire dei casi in Nuova Zelanda, dei confronti con la morte nera del 1348. Ohmiodiomiodiomiodiomiodio. L'unica spiegazione logica era che il governo messicano si stesse silenziosamente disfando di migliaia – no, decine di migliaia – di morti per non allarmare il commercio del turismo.

Atterrammo. Un funzionario di un certo tipo stava distribuendo quelle piccole, buffe mascherine a chiunque ne volesse una, praticamente nessuno. Uscendo dalla dogana, ognuno ha dovuto mettersi in piedi per un attimo davanti ad una macchina fotografica agli infrarossi che ti fa sembrare verde su un grande schermo se non hai la febbre, che nessuno sembrava avere. Nessun cadavere. Immagino che li abbiano rimossi davvero in fretta. Nessuna tosse. Avanti, ho pensato. Avete fatto pubblicità all'influenza. Ora tiratela fuori.

Violeta e Natalia sono venute a prendermi, apparentemente non morte, e ci siamo diretti verso sud a Jocotepec. Le strade erano semi-abbandonate, il traffico scarso. Forse, ho pensato, una peste è una buona cosa. Voglio dire, trovate da parcheggiare. Il Messico sembra prendere seriamente la malattia, fa tutte le cose responsabili che si devono fare con una peste. L'unica cosa che mancava era una peste. Si potrà ordinare della peste online, mi sono chiesto, sarebbe pratico.

Quella sera siamo andati con degli amici al Tortuga Sedienta ad Ajijic per degli hamburger e del vino (non sono sicuro che si possa bere vino con gli hamburger. Il dubbio mi sta consumando). Tra questi amici c'era una dottoressa messicana, del tipo shock-trauma credo, che aveva lavorato dappertutto. In due ore di conversazione, non ha mai menzionato l'imminente estinzione, il grande CSP verso il cielo, il Cambiamento di Stazione Permanente che incombeva su di noi come un cattivo divorzio. Immagino che non abbia fatto una grande impressione su di lei. O su chiunque altro.

Questa mattina sono corso come un leprotto spaventato a La Puta Dora per controllare i titoli di Yahoo, e non menzionavano affatto la peste. Inquietante. Ho immaginato che tutti i giornalisti dovevano essere morti. Un articolo che avevo letto calcolava la mortalità della Mostruosa Influenza al dieci per cento, quindi i reporter dovevano averla contratta varie volte ciascuno per essere morti tutti. Così sopravviverle non conferisce l'immunità. Male, molto male.

Dov'è il problema? Certo, domani il virus può scoppiare con rinnovata virulenza e portarsi via intere popolazioni. Suppongo che sia più probabile dell'impatto di un asteroide. Forse. I titoli di Yahoo parlano di qualcuno nell'Illinois o da qualche altra parte sospettato di aver ucciso la sua terza moglie. Va bene, forse questo è più importante di una malattia che sta per spopolare la terra. Dovete rispettare il giudizio del redattore (uccidere vostra moglie è un affare di famiglia e di nessun altro. Un po' di rispetto per la privacy?) Ma se questo affare dell'influenza non è solo un'isteria mediatica organizzata da subdoli redattori, perché non ne sentiamo già più parlare? Com'è che non la posso trovare, e si suppone che io sia nel bel mezzo di essa? Habeas Corpus, dico io.

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