"Finalmente ho raggiunto il MIO traguardo e risolto il segreto della mia anima: Io sono QUELLO a cui rivolgevo le preghiere, QUELLO a cui chiedevo aiuto. Sono QUELLO che ho cercato. Sono la stessa vetta della MIA montagna. Guardo la creazione come una pagina del MIO stesso libro. Sono infatti l'UNICO che produce i molti, della stessa sostanza che prendo da ME.
Poiché TUTTO è ME, non vi sono due, la creazione è ME STESSO, dappertutto. Quello che concedo a ME stesso, lo prendo da ME stesso e lo do a ME stesso, l'UNICO, poiché sono il Padre ed il Figlio. Quanto a quello che voglio, non vedo altro che i MIEI desideri, che sgorgano da ME.
Sono infatti il conoscitore, il conosciuto, il soggetto, il governante ed il trono. Tre in UNO è quello che sono e l'inferno è solo un argine che ho messo al MIO stesso fiume, allorché sognavo durante un incubo. Sognai che non ero il SOLO unico e così IO stesso iniziai il dubbio, che fece il suo corso, finché non mi svegliai. Trovai così che IO avevo scherzato con ME stesso.
Ora che sono sveglio, riprendo di sicuro il MIO trono e governo il MIO regno che è ME stesso, il signore per l'eternità."

L'ingrediente segreto degli Inca.


In Sud America, vi sono enormi costruzioni fatte di pietra, fra le quali mura ciclopiche le cui superfici non sono soltanto irregolari ma nettamente "deformi". Questa particolarità esclude qualsiasi lavoro in "serie". Allora gli studiosi hanno pensato ad un prodotto chimico di lavorazione, un'abrasione chimica.
(Nota: è con l'abrasione chimica che si lucidano le pietre per la litografia).

Mura a Cuzco

Rari sono gli studiosi che hanno notato il fatto che esista un denominatore comune fra l'Egitto e la Terra degli Inca: le due regioni conoscono un'importante attività sismica.

Eppure i Colossi di Memnon furono danneggiati da un sisma, e il tempio vicino distrutto. Uno dei colossi d'Abou Simbel fu gettato a terra da un'altro sisma, durante il regno di Ramses II, ancor prima che il santuario fosse terminato. Ramses, o chi per lui, aveva pensato che ricavando da un solo blocco di pietra, sia il colosso che il tempio potessero sfidare il tempo. Un rude colpo per il faraone persuaso di essere protetto da Seth, dio del deserto e dei terremoti.

La grande resistenza delle piramidi ai sismi, è dovuta al fatto che esse sono state costruite su delle colline tagliate a terrazza, inoltre le piramidi egiziane sono costruite senza leganti, secondo il principio d'Immothep: "Quello che è già fessurato non si fessurerà più."
Ma le irregolarità delle giunzioni sia delle piramidi egiziane che nelle costruzioni in Sud America a cosa servono? Semplicemente esse servono ad evitare che le dislocazioni non si propaghino.

Davidovits ed altri studiosi pensano che le costruzioni egiziane potrebbero essere state realizzate con re-agglomerati (geopolimeri).
Invece la tecnica, delle pietre irregolari, sud-americana suggerisce che gli Inca potrebbero aver utilizzato su queste pietre delle sostanze che corrodevano il materiale, e donavano alla pietra una giunzione perfetta e non piana, ottimale per prevenire ogni dislocazione.

Si direbbe che fra gli archeologi gli Indiana Joes non siano legioni! Ma purtroppo sovente noi tutti abbiamo paura di scoprire cose "imbarazzanti". Un esempio l'esistenza probabile , al tempo dei faraoni, di comunicazioni marittime fra l'Egitto e Sud America.

L'archeologa Christiane Roche Noblecourt ha trovato del tabacco nelle narici della mummia di Ramses II, e delle foglie di coca nei capelli di altre mummie egiziane. I popoli precolombiani hanno costruito anche loro delle piramidi e mummificavano i loro defunti. Alcune delle loro statue hanno delle barbe posticce! Quetztcoalt, il serpente alato, è rappresentato in moltissime tombe della Valle dei Re, ecc...

Il motto dei veri ricercatori dovrebbe essere: "Io non lo so..."


UN MISTERIOSO MISCUGLIO CHE SCIOGLIE LE PIETRE
di Mauro Paoletti
per Edicolaweb
Leggende andine sostengono che gli antichi costruttori delle piramidi avevano scoperto un "ingrediente segreto", ricavato dal succo di una pianta, che avrebbe permesso loro di corrodere e fondere la pietra in modo da renderla malleabile.
Osservando le colossali pietre delle megalitiche rovine Inca, ci chiediamo come sia stato possibile farle combaciare perfettamente, in ogni lato e sulle superfici. Come siano state trasportate in luoghi per lo più inaccessibili. È comunque impensabile che siano state poggiate una sopra, o accanto, all'altra, misurate, tagliate più volte, fino a farle combaciare perfettamente. Non esistono testimonianze circa l'esistenza, nel passato, di macchinari idonei ad eseguire simili operazioni.
Ricordiamo che, oltre alle smisurate dimensioni, alcune pietre hanno numerosi lati, e presentano tagli a coda di rondine.
Pensare ad un "miracoloso estratto" che le potesse rendere plasmabili nelle forme volute è allettante.
Le strade incaiche percorrono 5.000 Km in linea retta sopra le montagne, valicando precipizi e ostacoli di ogni genere.
Dobbiamo ammettere che tali storie o leggende fanno parte di quelle notizie, considerate così assurde che non vengono prese in seria considerazione. Ma se diverse persone ne parlano in circostanze, luoghi e tempi diversi allora la cosa si rende interessante.

Il colonnello Percy H.Fawcett, esploratore e studioso di civiltà precolombiane, scomparso mentre era impegnato nella ricerca di un città perduta nella zona del fiume Xingù (Rio Amazzonia), pensava che i costruttori preistorici ammorbidissero le pietre così da modellarle e trattarle facilmente, come un impasto di cemento, per adattarle fra loro.
Gli fu riferito, in Perù, che alcuni ingegneri americani, mentre studiavano uno dei tumuli funerari, conosciuti come Huacas, nei pressi di Cerro De Pasco, rinvennero un contenitore sigillato, chiamato anch'esso "Huaca", che gli incaici e pre-incaici usavano di solito per conservare i liquidi e simili.
Trovando all'interno dell'Huaca un residuo di liquido tentarono di farlo bere ad un Indio che era con loro; ma questi fuggì rompendo il recipiente. Gli ingegneri notarono più tardi che la pietra su cui il recipiente si era rotto, era divenuta morbida e malleabile, per ritornare dura successivamente.
Tale liquido sembra venga ricavato da alcune piante, peraltro ancora non identificate.

La scrittrice Mirella Rostaing, in un suo libro, scrive che fu condotta da uno sciamano in un luogo ove cresceva una pianta a cespuglio chiamata "Ghacre". Un rampicante orizzontale, molliccio e appiccicoso, con foglie verdi, ma rosso aranciate al centro. Passeggiando in quel campo per alcuni minuti e calpestando divertita la pianta, si accorse di aver corroso quasi la metà della suola degli stivali.
Secondo la guida che era con lei, tale "Huiru", i costruttori antichi la usavano per congiungere le pietre delle muraglie andine.
Il miscuglio sarebbe formato dalla pianta e da minerali contenuti nella terra della zona, dando vita ad una amalgama vegetominerale.

Un altro racconto parla di un uomo che attraversando la foresta si era accorto di aver corroso gli speroni lungo il bordo della rotella, calpestando una distesa di piante basse, dalle foglie "rosse" e spesse, che a detta di molti indio venivano usate per ammorbidire le pietre.

Fawcett ci relaziona che dei minuscoli uccelli delle Ande si scaverebbero il nido creando delle buche nelle rocce lungo i corsi d'acqua. Osservò che prima di compiere questo lavoro di "trapanazione", strofinavano sulla pietra la foglia di una pianta.
Episodio che ha le sue stranezze: non viene citato il tipo di uccelli, non viene spiegato se anche il loro becco subiva corrosioni e Fawcett non fu in grado di individuare le foglie.

Peter Kolosimo ci rivela che un religioso avrebbe scoperto, in Sud America, una miscela di succhi vegetali capaci di sciogliere addirittura la roccia.
All’incirca nel 1967-1968 una rivista scientifica internazionale incaricò un indagine per accertare la veridicità di questa notizia.
Il presunto scopritore della miscela risiedeva in Perù e apparteneva all'ordine dei salesiani. Non fu ricavata nessuna indicazione nonostante fossero stati interpellati i rappresentanti della "Pia Società".
In un periodo successivo Charroux poté affermare che nel giugno 1967 un prete peruviano, padre Jorge Lira, avrebbe scoperto il procedimento usato dagli Incas per rendere malleabile la pietra, ricavato dal succo di alcune erbe. Padre Lira avrebbe effettuato con successo alcuni esperimenti, facendo macerare piccole pietre nel liquido estratto da alcuni vegetali. Non è stato rivelato come sia composto il miscuglio. Abbiamo solo l'affermazione di tale Bertrand Garcia, discendente di Garcilaso De le Vega, storico spagnolo vissuto tra il 1537e il1616, che dichiarò di conoscere il segreto, da ricercare in tre varietà di piante.
Siamo quanto meno sorpresi che il signor Garcia non abbia divulgato il segreto, magari a qualche industria chimica o farmaceutica che lo avrebbe sicuramente reso molto ricco.

Le segnalazioni continuano con l'archeologo Hyatt Verril. Nel 1964 affermò che i massi con i quali erano state costruite le piramidi precolombiane erano stati squadrati con una pasta radioattiva che permetteva di modellare la pietra. Affermò di aver visto i resti di tale sostanza conservata da qualche stregone indio.
Hyatt Verril, nel suo "Ponte di luce", parlava di una città pre incaica che si poteva raggiungere a mezzo di un ponte di materia ionizzata, che appariva e spariva a volontà e premetteva di superare passi rocciosi inaccessibili. Fino alla sua morte - e la moglie dopo di lui - affermarono entrambi che era pura verità e non una leggenda.
Con gli occhi di oggi possiamo solo dire che anticipò la notizia resa pubblica tempo fa, della costruzione di un nuovo aereo che si sposterà grazie ad un getto laser capace di "ionizzare" l'aria davanti al velivolo, e utilizzando il tunnel che si verrà a creare con tale procedimento.

Dobbiamo ancora annotare che la RAI, il 20 e il 25 giugno 1968, declamava la notizia del ritrovamento di un decotto che ammorbidiva i massi e - aggiungeva - che i componenti vegetali del prodigioso solvente, erano stati scoperti da un missionario italiano in Perù effettuando con successo alcuni esperimenti. "Il religioso, continuava il servizio, afferma che gli antichi Inca se ne sarebbero serviti per costruire le piramidi".

È del 13 ottobre 1979 l'articolo pubblicato sulla Domenica del Corriere, che riporta le dichiarazioni dell'architetto genovese Mauro Richetti, riguardo ad un "siero vegetale usato dagli Incas per rendere le pietre tenere come la pasta del pane". Un estratto chiamato "Wilcas", ricavato da una pianta simile alla gramigna.

Stranamente tutte queste storie vengono trattate con distacco, non si ha notizia di approfondimenti, verifiche, esperimenti o applicazioni materiali.
Sono veramente fantasie di narratori, rese per attirare l'attenzione, o grava anche su queste l'ombra di un "Cover-up"?

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