"Finalmente ho raggiunto il MIO traguardo e risolto il segreto della mia anima: Io sono QUELLO a cui rivolgevo le preghiere, QUELLO a cui chiedevo aiuto. Sono QUELLO che ho cercato. Sono la stessa vetta della MIA montagna. Guardo la creazione come una pagina del MIO stesso libro. Sono infatti l'UNICO che produce i molti, della stessa sostanza che prendo da ME.
Poiché TUTTO è ME, non vi sono due, la creazione è ME STESSO, dappertutto. Quello che concedo a ME stesso, lo prendo da ME stesso e lo do a ME stesso, l'UNICO, poiché sono il Padre ed il Figlio. Quanto a quello che voglio, non vedo altro che i MIEI desideri, che sgorgano da ME.
Sono infatti il conoscitore, il conosciuto, il soggetto, il governante ed il trono. Tre in UNO è quello che sono e l'inferno è solo un argine che ho messo al MIO stesso fiume, allorché sognavo durante un incubo. Sognai che non ero il SOLO unico e così IO stesso iniziai il dubbio, che fece il suo corso, finché non mi svegliai. Trovai così che IO avevo scherzato con ME stesso.
Ora che sono sveglio, riprendo di sicuro il MIO trono e governo il MIO regno che è ME stesso, il signore per l'eternità."

Strani ritrovamenti sui monti silani. Vecchi fantasmi affiorano

di Italo Romano

Oltre la Coltre

“Ai vivi si devono dei riguardi, ai morti si deve soltanto la verità“. Voltaire

Ieri, durante l’edizione giornaliera del TG2, in onda all’1:30 P.M. (13:30), è stato mostrato un servizio molto interessante, firmato Riccardo Giacoia, riguardante degli strani ritrovamenti nei monti della Sila (Guarda il servizio).

Un gruppo di motociclisti enduro, nel solito giro tra le radure silane si è imbattuto in uno strano oggetto, molto simile al muso di un aereo. L’intervistato, che ha mostrato relativa foto, è voluto rimanere nell’anonimato ma, ha fornito alcuni dati importanti e svariati spunti di riflessione.

Difatti sul relitto metallico, sempre secondo il motociclista, è presente un numero di matricola che ricondurrebbe ad un’azienda che fabbrica carlinghe per aerei militari. Da qui la mente vola dall’immenso boato percepito circa un anno fa nell’intera provincia di Cosenza. Le prime ipotesi e indiscrezioni parlavano di un incidente tra due velivoli militari ma, allora ci dissero che si trattò di due Caccia dell’aeronautica che avevano oltrepassato il muro del suono, all’inseguimento di un cargo della Lufthansa finito fuori rotta. Ma ben sappiamo quanto siano aleatorie e fasulle le versioni ufficiali degli alti ranghi governativi e militari.

Ma la mia mente è proprio pindarica e addirittura vola, vola, vola e mi va a finire al 1980, più precisamente al 27 Giugno del 1980. Itavia, DC-9, Ustica-Ponza, un’aereo che si squarcia in volo, improvvisamente, inabissandosi nel mare e, portandosi via con se 81 persone. E’ un’altra tragica pagina di storia italiana, anni di piombo, misteri su misteri, depistaggi, servizi segreti, bombe, omicidi, suicidi, una storia su cui ancora non si è messa la parola fine.

Quel giorno di 29 anni fa, ci fu la guerra nei cieli italici. Parlarono di esercitazioni e poi in seguito, addirittura, dissero che non vi erano aerei militari nello spazio aereo interessato. Ma circa un mese dopo, sempre tra i monti della Sila, un contadino ritrova i resti di un aereo militare libico e di un pilota, in avanzato stato di decomposizione. Le versioni ufficiali fanno acqua da tutte le parti, ma come ben sappiamo la fonte ufficiale non ammette repliche e allora la menzogna diventa realtà e si fa storia.

A dar fiato al complotto la mille contraddizioni di giornali, PM, giudici ed alti ufficiali. Dai dialoghi tra alcuni operatori radar si intuisce che quei cieli, al momento dell’esplosione, erano molto affollati. E poi la morti, più che sospette, di testimoni e persone per cui la verità era da cercare al di là delle versioni propinate dagli organi di controllo. Intrecci, bugie, occultamenti, viene da chiedersi, perché?

Le ipotesi furono e sono tutt’ora tutte plausibili, dal missile alla collisione in volo con un altro velivolo, da una bomba a bordo al sabotaggio o al semplice cedimento strutturale. Il mistero è tutt’ora aperto ma, non è che una della tante macchie nera che infangano la storia contemporanea del Bel Paese. Vent’anni di indagini, interrogatori, testimonianza, documentazioni, carte su carte non sono servite a molto, quando la macchina segreta di Stato si mette in moto è difficile fare luce sulla verità dei fatti.

Anche questa volta questo strano ritrovamento è stato messo a tacere, i media non ne parlano è una notizia secondaria, ha poca importanza. Mio padre oggi ha detto: “Se non dicono più niente al TG vuol dire che non è importante o che è tutta una bufala“. E’ questo il pensiero imperante e, poi ci domandiamo perché e come si troviamo dove siamo. Il nostro è diventato il paese dei silenzi, le Iene informano e i telegiornali intrattengono, si parla e sparla solo del futile, in molti, probabilmente, non hanno più memoria della Strage di Ustica e altrettanti non sanno neanche l’esistenza di questo avvenimento. Un popolo ignorante è molto più facile da governare, ci sono riusciti, l’Italia è divenuto un immenso recinto in cui brucano 50 milioni di pecore, sotto l’egida di un manipolo di porci.

Fonti & link:

http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Ustica

http://www.nove.firenze.it/ustica/

http://www.strageustica.it/

http://www.stragediustica.info/

Film: “Il muro di Gomma”, regia di Marco Risi, 1991

Documentario RAI: Blu Notte “I misteri d’Italia”, La strage di Ustica, 2004 di Carlo Lucarelli

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