"Finalmente ho raggiunto il MIO traguardo e risolto il segreto della mia anima: Io sono QUELLO a cui rivolgevo le preghiere, QUELLO a cui chiedevo aiuto. Sono QUELLO che ho cercato. Sono la stessa vetta della MIA montagna. Guardo la creazione come una pagina del MIO stesso libro. Sono infatti l'UNICO che produce i molti, della stessa sostanza che prendo da ME.
Poiché TUTTO è ME, non vi sono due, la creazione è ME STESSO, dappertutto. Quello che concedo a ME stesso, lo prendo da ME stesso e lo do a ME stesso, l'UNICO, poiché sono il Padre ed il Figlio. Quanto a quello che voglio, non vedo altro che i MIEI desideri, che sgorgano da ME.
Sono infatti il conoscitore, il conosciuto, il soggetto, il governante ed il trono. Tre in UNO è quello che sono e l'inferno è solo un argine che ho messo al MIO stesso fiume, allorché sognavo durante un incubo. Sognai che non ero il SOLO unico e così IO stesso iniziai il dubbio, che fece il suo corso, finché non mi svegliai. Trovai così che IO avevo scherzato con ME stesso.
Ora che sono sveglio, riprendo di sicuro il MIO trono e governo il MIO regno che è ME stesso, il signore per l'eternità."

Barbarie alle frontiere dell'Europa



RECRUDESCENZA DI BARBARIE AI CONTROLLI DELLE FRONTIERE IN EUROPA: IL CASO ITALIANO

Intervista con Fulvio Vasallo Paleologo, professore di Diritto all’Università di Palermo, esperto in immigrazione.

di Mayela Barragan Zambrano

Dedicato a Amir Rohol, 15 anni, afgano, a cui risultò fatale l’intenzione di raggiungere il nord Europa.

Ho potuto conversare con un esperto in materia di stranieri, clandestini e rifugiati, l’avvocato italiano Fulvio Vasallo Paleologo, professore di Diritto Privato, Diritto di asilo e Statuto Costituzionale dell’estero presso la Facoltà di Giurisprudenza all' Università Palermo. E’ membro dell' Associazione Italiana di Studi Giuridici sull' Immigrazione, ASGI.

Collabora con Fortress Europe e Border-line Europe. Ha scritto la prefazione del libro “Mamadou va a morire” del giornalista Gabrielle Del Grande, e i suoi articoli possono essere letti su Meltingpot e Il Manifesto.

Professore, i rifugiati colombiani che scappano dall’ Ecuador sono conosciuti come l’ombra del popolo degli invisibili perché a causa dell' assenza di un' identificazione molti non possono ottenere un permesso per essere scappati dal loro paese senza avere il tempo di prendere qualche documento, non possono ricevere l' assistenza alla quale hanno diritto, non possono lavorare e non possono frequentare la scuola. Ma è vasto e il numero dei popoli invisibili. Qui in Italia la realtà ancora più ignorata dai mass media nazionali è la frontiera italiana dell’Adriatico, il tragico finale di ragazzi come Amir Rohol che tentano di entrare in Italia e che muoiono tragicamente perché cadono dalla fine del camion al quale si erano aggrappati per arrivare in Italia. Lei che è uno dei principali attivisti che, quotidianamente, lottano per dare visibilità a questi avanzi di esseri umani senza identità, mi parli di questo popolo degli invisibili che cercano di arrivare al nord Europa attraverso la porta di frontiera dell’Adriatico, chi sono?

Sono persone che hanno subito molta violenza nel loro paese d’origine. In Afganistan i talebani, che controllano gran parte del paese, perpetuano il reclutamento forzato e spesso le famiglie afgane, per evitare che i suoi figli commettano atti terroristici, li fanno fuggire, perché in questo modo evitano che siano reclutati dalle milizie talebane.
Sono questi i ragazzi che arrivano in Italia attraverso la frontiera greca, e come chiunque può vedere dalle fotografie della homepage Meltignot, questi ragazzi presentano i segni della violenza che hanno ricevuto in Afganistan. Ma, per disgrazia, presentano anche le cicatrici che la polizia greca ha causato loro, soprattutto quando questi vengono riconsegnati a Patras per i porti italiani di Ancona, Brindisi o Venezia.
A Patras, e per settimane, la polizia greca, li rinchiude in contenitori prima del rimpatrio forzato e lì soffrono infinite torture e ogni tipo di violenza fisica. Abbiamo visto ragazzi con le falange delle dita rotte per i colpi coi bastoni, giovani con cicatrici in tutto il corpo. Purtroppo sono persone difficili da difendere.
Negli ultimi due mesi, la polizia greca, come parte di un piano più ampio del governo greco, ha incentivato la recrudescenza delle barbarie per lottare contro l’immigrazione illegale, desidero ricordarle che la Grecia è uno dei paesi più esposti all’arrivo di immigrati illegali, più che Spagna e Italia, per questo la Grecia ha messo in moto una politica di smantellamento dei campi abusivi che sono sorti a Patras, campi di fortuna rimediati da persone che sperano di entrare in Europa.
Di fatto la polizia greca realizza retate giornaliere e detiene, anche, i minori che dopo deportano in Turchia e in Afghanistan. Queste persone che la polizia greca deporta, che sono scappate dai contesti nei quali hanno sofferto violenze terribili, sono persone che hanno perso tutto: la loro famiglia e i loro margini di sopravivenza. Il rimpatrio forzato dei ragazzi afgani che vengono mandati indietro da Brindisi, Ancona e Venezia e che la polizia greca esegue, avviene senza seguire una prassi ufficiale; non resta un registro di quello che la polizia fa e quindi queste persone non possono ricorrere ad un giudice di pace, perché semplicemente vengono rifiutati nei porti adriatici col ritorno del capitano.
Sembra che esista un registro ufficiale, ma è segreto e resta nelle mani della polizia. Difficilmente esiste un’opportunità reale perché questi giovani possano avere l’opzione di difendersi da una pratica di questo tipo. Quindi, l’invisibilità degli afgani all’arrivo all’Adriatico è il prodotto di queste pratiche amministrative di devoluzione delle frontiere che realizza la polizia greca.
A chi entra dall’Adriatico viene negato il diritto di accedere ad un giudice di pace o il diritto di presentare richiesta di asilo, anche se questa persona è stata sul territorio italiano non può invocare le garanzie di uno Stato di diritto, resta a discrezione della polizia, per questo parlo di Stato di Polizia nel senso che questi immigrati in situazione irregolare non hanno la possibilità di accedere ad uno Stato di diritto che garantisca loro dei principi, ed è necessario sottolineare che questo succede ad un numero molto limitato di persone.
Denuncio, che in realtà, queste operazioni hanno solo un valore simbolico e pedagogico, per fermare l’immigrazione illegale in Italia.
Annualmente in Italia entrano 300.000 persone, di questa cifra chi è veramente arrivato sono circa 100-120.000, il resto entra illegalmente e dopo 3 mesi, dopo che finisce il permesso, si trasformano in illegali. Di questi 300 mila che il sistema produce ogni anno, la violenza viene usata su pochi, che possono essere 3, 4 o 5000 immigrati che cercano di raggiungere la frontiera dell’Adriatico o un basso numero di immigranti che dal Sud dell’Africa cercano di arrivare fino in Sicilia.
Il numero di stranieri illegali che entrano dal sud Italia si sono ridotti nel 2007 a 11.000, sono aumentati repentinamente nel 2008 a 36.000. Ma di questi sono più del 70 % quelli che hanno bisogno di asilo, e a più della metà è stato accettato lo stato di asilo. Quindi è un' autentica cattiveria, che si applichi questa modalità simbolica, pedagogica e strumentale che serve anche per ottenere voti durante le elezioni, come si è visto durante le ultime elezioni, ma non con il fine di eliminare gli “immigrati illegali”, perché questo problema tocca donne, bambini e chi richiede l’asilo. Purtroppo l’Italia li rimanda alla Grecia o alla Libia e queste persone spariscono senza che abbiano le garanzie di uno stato di diritto.

continua su Voci della strada

0 commenti:

Archivio blog