"Finalmente ho raggiunto il MIO traguardo e risolto il segreto della mia anima: Io sono QUELLO a cui rivolgevo le preghiere, QUELLO a cui chiedevo aiuto. Sono QUELLO che ho cercato. Sono la stessa vetta della MIA montagna. Guardo la creazione come una pagina del MIO stesso libro. Sono infatti l'UNICO che produce i molti, della stessa sostanza che prendo da ME.
Poiché TUTTO è ME, non vi sono due, la creazione è ME STESSO, dappertutto. Quello che concedo a ME stesso, lo prendo da ME stesso e lo do a ME stesso, l'UNICO, poiché sono il Padre ed il Figlio. Quanto a quello che voglio, non vedo altro che i MIEI desideri, che sgorgano da ME.
Sono infatti il conoscitore, il conosciuto, il soggetto, il governante ed il trono. Tre in UNO è quello che sono e l'inferno è solo un argine che ho messo al MIO stesso fiume, allorché sognavo durante un incubo. Sognai che non ero il SOLO unico e così IO stesso iniziai il dubbio, che fece il suo corso, finché non mi svegliai. Trovai così che IO avevo scherzato con ME stesso.
Ora che sono sveglio, riprendo di sicuro il MIO trono e governo il MIO regno che è ME stesso, il signore per l'eternità."

Gaza.: To Shoot an Elephant

fuoritv 09 marzo 2010Piombo fuso
di Alessia Arcurio , Giulia Verrini e Margherita Violi segnalazione di Free Machines.

Intervista a Alberto Arce autore del documentario To Shoot an Elephant:


Ci sono confitti al mondo di cui non si sa niente o perché in terre lontane, anche se nemmeno troppo, o perché non considerate dinteresse per i fruitori dellinformazione in Italia.
Certamente non è con linformazione che i conflitti si fermeranno, ma avere uninformazione che ti permette di restare in contatto con il mondo, è un segno di rispetto nei confronti di chi vuole sapere e di chi purtroppo deve subire le sfortunate sorti di potenze più forti di loro.
Capire e analizzare come si sviluppa un documentario in una zona bellica, di dove un giornalista può arrivare rispettando le regole e dove invece è costretto a infrangerle per raccogliere le informazione, quelle vere non quelle che vengono fornite dai centri di comando o dai vertici politici dei paesi coinvolti, rischiando in questo modo la loro stessa vita.
Alberto Arce nasce nell'Asturia, regione settentrionale della Spagna, 33 anni fa.
L'utimo suo progetto si è concretizzato nel I premio dell'ultima edizione del "Festival dei Popoli" di Firenze.
Si tratta di To Shoot an Elephant, documentario girato sulla striscia di Gaza dove il regista ha deciso di seguire la guerra a bordo delle ambulanze della Croce Rossa internazionale, in modo da poter riprendere da vicino e senza filtro ciò che succedeva per davvero in quella zona, su chi sparavano i soldati israeliani, dove erano sganciati i missili e chi, davvero, è a rimetterci in questo conflitto.
Per girare questo documentario non è stata utilizzata altro che una telecamera e una buona dose di coraggio, dato dalla volontà di scoprire la verità, di non rimanere impotenti davanti a certe ingiustizie e poter fare lunica cosa che erano in grado di fare: raccontare la storia.
Si racconta lultimo attacco israeliano avvenuto fra il dicembre 2008 e il gennaio 2009, conosciuto come Operazione Piombo fuso dove hanno perso la vita migliaia di civili palestinesi.
Questa testimonianza, attraverso immagini e suoni, mostra senza mezzi termini la verità: non trovereta abbellimenti di musica o commenti, solo quello che hanno vissuto i civili e di come la comunità internazionale abbia, questa volta più delle altre, chiuso occhi e orecchie davanti a quello che è stato un mero crimine contro i diritti umani.
Il sentimento di freddo, di paura, di sporco, è mostrato attraverso le riprese: lo spettatore viene portato allinterno dei fatti grazie ai metodi di ripresa scelti dallautore, come ad esempio lidea di non usare lo zoom, ma di avvicinare la telecamera il più possibile al soggetto, quasi come volesse farci sentire lodore e il suo respiro.
Il soggiorno a Gaza è durato il tempo dellattacco anche se doveva durare di più e nonostante il film duri unora e mezza, in realtà la quantità del materiale è molto maggiore, ben 65 ore; di tutte queste riprese è stato deciso di metterle in internet e di renderle disponibili a tutti grazie a una licenza "creative commons", ossia la possibilità per chiunque di scaricare, tagliare, montare, tradurre tutte le parti che desideravano per creare loro stessi un documentario o un film.

Il film completo qui: 

sotto il video a destra trovate il comando per inserire sottotiloli in italiano.

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