Questo blog non appartiene a nessun gruppo politico, religioso, ecc. Questo blog è stato creato per far fronte alla crescente disinformazione dei media, di cui siamoise tutti vittime. Esso non vuol indurre ad un'inutile polemica, ma mira a diffondere informazioni affidabili. Il blog inoltre fornisce sempre fatti che voi potete agevolmente verificare. Una buona informazione è un'informazione valida.
In nessun campo il percorso per la conoscenza è una passeggiata senza pericoli, ma questo non nega il fatto che la conoscenza sia potere.. http://scienzamarcia.blogspot.com/

Eugenetica. Attivista russo scompare dopo aver svelato piani di vaccinazione criminali.

Alexander Goncharov, l'attivista russo che ha rivelato un programma di eugenetica globale e, in particolare un programma di vaccinazione che dovrebbe iniziare nel 2011, è scomparso dopo aver ricevuto minacce di morte.
Articolo originale:
UN MILITANT RUSSE DISPARAIT APRES AVOIR DEVOILE DES PLANS DE VACCINATIONS POUR LA RUSSIE, L’UKRAINE ET LE BIELORUSSIE
7 Novembre 2010, Declan O’Shea
traduzione di  Google, corretta da Giuditta



E' scomparso nella notte del 30 ottobre 2010. Erano circa le ore 22 quando è stato visto per l'ultima volta mentre lasciava il suo ufficio presso una società russa di volontariato, senza fare più ritorna a casa.
Alexander Goncharov aveva giurato di diffondere quante più informazioni possibili sul programma di eugenetica globale ai professionisti medici e al pubblico. Aveva scoperto un piano per sterilizzare le donne attraverso programmi di vaccinazione in Russia, Ucraina e Bielorussia.
Poiché, lo stesso giorno della sua scomparsa, era stato minacciato di morte aveva chiesto la protezione di alcuni amici paracadutisti. Purtroppo, questo aiuto non è arrivato in tempo.

Qui di seguito l'ultima dichiarazione di Alexander Goncharov fatta il 22 Ottobre 2010

Io, Alexander Goncharov, presidente della Benevolent Society, ho ricevuto informazione da parte di medici onesti che rifiutavano di prendere parte all'omicidio dei propri concittadini, né ai preparativi previsti per l'eliminazione di massa dei nostri figli , con il pretesto di "una nuova vaccinazione", in programma per primi mesi del 2011.
Non posso confermare o smentire queste informazioni o garantirne la credibilità.
Chiedo quindi a tutti di verificare personalmente.

"Qualcuno" che ha scoperto che sono in possesso di queste informazioni, prima di tutto mi ha offerto del denaro per il mio silenzio, poi mi ha minacciato di morte se avessi continuato a divulgare le informazioni sull'assassinio imminente dei nostri figli.
Ho rifiutato questa "proposta" perché io non accetterò mai la deliberata distruzione del mio popolo - ho il sacro dovere verso il mio paese, in conformità con la Costituzione russa. So anche che il potere nelle mani dei nemici del nostro popolo e mi sono giurato di diffondere le informazioni circa l'omicidio di bambini in Russia. Diffonderò queste informazioni con tutti i mezzi possibili.
In particolare mi appello al personale del Ministero, e al Servizio Federale di Sicurezza che tengano in considerazione il mio appello, e che leggano le mie lettere - vogliono uccidere i vostri figli
Per questo, non vi resta che scegliere fra: fare ogni sforzo per salvare il vostro popolo o, allora, preparare le piccole bare per i vostri figli.
Quello che leggerete qui di seguito vi prenderà solo due minuti e potrà salvare le vite dei vostri figli.

Le vaccinazioni sono di due tipi:
 
1. Vaccinazione destinata alle ragazze dai 12 ai 20 anni.

Questa vaccinazione verrà presentata come un vaccino contro il cancro, cancro al seno in generale. 
Questa vaccinazione è simile a quella che è stata utilizzata per sterilizzare le ragazze in Messico, Nicaragua e in Iraq.

EFFETTI COLLATERALI
Causa aborti a 3  o 4 mesi di gravidanza. Oltre agli effetti diretti della vaccinazione, quest'ultima può anche avere un impatto psicologico importante, perché molti aborti verso la fine della gravidanza possono creare paura e panico tra le donne all'idea di rimanere di nuovo incinta.

2. Vaccinazione destinata alle donne oltre i 45 anni.

CONTENUTO
Immunoglobuline e prodotti OGM

EFFETTI COLLATERALI
Improvviso aumento della immunità per un periodo dai 2 a 5 anni, ma in seguito brusco calo fino a quando l'immunità sarà completamente distrutta, il che significa che il corpo non potrà più lottare contro ogni tipo di infezione. 

Fonti: 
http://newspark.net.ua/politics/poslednee-zayavlenie-predsedatelya-rbo-a-goncharova-rasprostranite-po-vsem-vozmozhnym-istochnikam/

Banche pulite!

L'On. Scilipoti dell'IDV presenta denunce contro tutte le banche per associazione a delinquere, in più di 230 procure della reubblica.


Fonte e documenti qui:

IDV: denunciate tutte le banche ABI
http://leconomistamascherato.blogspot.com/2010/11/idv-denunciate-tutte-le-banche-abi.html

Montanari: "Queste scie le vedo."

Cosa afferma Stefano Montanari alla domanda sulle scie chimiche

Il prof. Stefano Montanari, direttore scientifico del Laboratorio Nanodiagnostica - Modena, alla domanda sulle scie chimiche, afferma:
"Quando tiro su gli occhi, queste scie le vedo, eh c’è poco da fare, io a volte vedo il cielo a scacchi, lo vedo un po’ dappertutto. Su questo credo che non ci siano dubbi ..."

fonte: http://www.cieliliberi.blogspot.com/

http://it.truveo.com/Montanari-Inceneritori-e-scie-chimiche/id/4170192500.

visita il sito del prof. Stefano Montanari: http://www.stefanomontanari.net

E se fosse stato "il gioco del foulard"?

Detto cosi, ci si aspetta alla descrizione della tecnica erotica del "gasping", ma purtroppo, queste due pratiche hanno solo una cosa in comune e detto cosi, ci si aspetta alla descrizione della tecnica erotica del "gasping", ma purtroppo, queste due pratiche hanno solo una cosa in comune e cioé la ricerca di una certa ebbrezza derivata dalla mancanza di ossigeno.
Ogni anno muoiono a causa del "gioco del foulard" dai 10 ai 15 bambini.
La cosa inizia per gioco ed i genitori hanno difficoltà a scoprire in tempo i sintomi di sofferenza di chi è adepto a questa pratica (forti emicranie e dolore alle orecchie, occhi a tratti rossi, ecc).
Poi pero' un giorno accade: il fanciullo, nel volersi procurare questo piacere va "troppo in là", sulla via del non ritorno. E lo trovano impiccato.ioé la ricerca di una certa ebbrezza derivata dalla mancanza di ossigeno.
Ogni anno muoiono a causa del "gioco del foulard" dai 10 ai 15 bambini.
La cosa inizia per gioco ed i genitori hanno difficoltà a scoprire in tempo i sintomi di sofferenza di chi è adepto a questa pratica (forti emicranie e dolore alle orecchie, occhi a tratti rossi, ecc).
Poi pero' un giorno accade: il fanciullo, nel volersi procurare questo piacere va "troppo in là", sulla via del non ritorno. E lo trovano impiccato.

Inventori di malattie e marketing della paura






Playlist completa:
http://www.youtube.com/watch?v=J7So3LuLKtE&feature=BF&list=PL5A326E4BC938D109&index=1

Il documentario mette in evidenza come l'industria farmaceutica sia oggi in qualche modo costretta ad ingigantire, spesso con attente strategie di marketing della paura, nuove malattie pur di assicurare un rendimento crescente delle proprie azioni. I danni a carico della collettività mondiale e della sua salute sono incredibilmente evidenti. In America più di 5 milioni di bambini vengono trattati con psicofarmaci, semplicemente perché "troppo" vivaci.

In collaborazione con http://www.youtube.com/user/76CellarDoor

Diabete. Un sintomo che può uccidere.


Il Diabete non è una malattia, ma un SINTOMO!
É il sintomo di un pancreas che è troppo danneggiato per produrre l'insulina di cui il corpo ha bisogno per regolare i livelli di zucchero nel sangue!

Prima di tutto bisogna ricordare questo:
Una gran parte delle operazioni della FDA (la Food and Drug Administration americana) sono finanziate direttamente dalle industrie farmaceutiche. E più del 50% dei soldi che l'FDA spende nel controllare i farmaci vengono direttamente dalle industrie farmaceutiche.
Non ci sarà "forse" qualche conflitto di interessi???

"L'industria farmaceutica è grande e potente come l'industria delle armi. Con la differenza che la guerra finisce. La malattia, no, finché c'è qualcuno che la tiene in vita" 
 Hans Ruesch


Abbiamo un’industria pluri-miliardaria che sta uccidendo persone a destra e a manca solo per un tornaconto finanziario.”
Glen Warner, Dottore in Medicina

"La cosa che più mi disturba è che la gente pensa che la FDA la stia proteggendo. Non è così. Quello che sta facendo in realtà la FDA e quello che la gente pensa stia facendo sono due cose diverse come il giorno e la notte.” 
Dr. Herbert L. Ley, ex-commissario della FDA

Le medicine testate, autorizzate, prescritte e normalmente usate, sono la quarta causa di morte comune; cosa che non viene mai riportata pubblicamente. (Fonte: l'autorevole Journal of the American Medical Association – dalle 90.000 alle 160.000 morti annue negli USA). È come se precipitasse un Boeing 747 al giorno!


L’individuo è cieco di fronte a una tale cospirazione, poiché è talmente agghiacciante da non ritenerla possibile.”
J. Edgar Hoover

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 “A causa degli alti valori di acidità nel sangue, le cellule beta del pancreas non riescono a produrre l’ormone dell’insulina in quantità sufficienti a regolare il livello di glicemia. L'acidità distrugge i recettori insulinici della membrana cellulare così che le cellule del corpo non riescono ad utilizzare l'ormone dell'insulina. Se un valore adeguato di alcalinità non viene presto ripristinato,  ne conseguirà la malattia e quindi il diabete. Ma senza acidosi, non può esserci malattia e non può esserci il diabete.”
Dr Robert O. Young,
Microbiologo and Scienziato

IL LETALE INGANNO DEL DIABETE

Questo articolo vi farà arrabbiare, gli inganni non fanno piacere, soprattutto quando sono preposti a tenerci ammalati a scopo di lucro, pur essendoci la cura. In questo articolo informazioni su cosa è il diffusissimo diabete di tipo 2, quali patologie da origine, la sua storia nascosta al pubblico e soprattutto la cura che lo guarisce senza fallo con il 100% di successi e con la guarigione dalle patologie indotte da tale malattia. L’articolo è un po’ lungo, ma vale la pena di leggerlo, dopodiché diffondete questa conoscenza in quanto utilissima.

Se siete un diabetico il vostro medico non vi dirà mai che è curabile nella maggior parte dei casi, se solo nominate la parola cura probabilmente si irriterà, in quanto la sua preparazione medica contempla solo la parola trattamento, per lui la parola cura non esiste. Il diabete nella sua forma epidemica moderna è curabile da almeno 40 anni. Nel 2001 negli USA sono morti 934.550 per sintomi fuori controllo di tale malattia. Il vostro medico inoltre non vi dirà che un tempo gli infarti, sia ischemici che emorragici, i colpi apoplettici dovuti a neuropatie, gli eventi coronarici sia ischemici che emorragici, obesità, arteriosclerosi, alta pressione, alti livelli di colesterolo e trigliceridi, impotenza, la retinopatia, l’insufficienza renale ed epatica, la sindrome policistica ovarico, alti livelli sanguigni di zucchero, la candidosi sistemica, un compromesso metabolismo dei carboidrati e/o dei grassi, difficoltà di cicatrizzazione, neuropatie periferiche, nonché altrettanti disordini epidemici dei giorni nostri, un tempo venivano spesso considerati niente altro che sintomi del diabete, e curati curando il diabete di tipo 2. Se vi ammalate di diabete e vi affidate al trattamento medico tradizionale prima o poi con il peggioramento della malattia sperimenterete uno o più dei suoi sintomi. Attualmente è prassi comune fare riferimento a tali sintomatologie come fossero affezioni indipendenti e separabili, a cui corrispondono trattamenti separati e non collegati tra di loro, somministrati da specialisti in concorrenza fra di loro.
E’ vero che molti di questi sintomi possono derivare, come talvolta capita, da altre cause, ad ogni modo è altrettanto vero che tale aspetto è stato impiegato per giustificare inefficaci e costosi trattamenti dei sintomi in questione.
Il diabete di tipo 2 è curabile, una volta terminato di leggere il presente articolo ve ne sarete resi conto.

Attualmente l’industria del diabete rappresenta una cospicua comunità, che nel corso degli anni è riuscita a mettere a tacere in modo esemplare le voci contrastanti che cercano di evidenziare la frode che sta alla base della moderna cura della malattia che è diventata quasi una religione e che dipende fortemente dalla fede dei suoi credenti tale da rendere quasi blasfema la sola ipotesi che l’affabile medico, nella maggioranza dei casi è solo un ciarlatano e un truffatore, nella maggior parte dei casi costui non ha mai curato un solo caso di diabete in tutta la sua carriera.

L’influenza politica e finanziaria di questa comunità medica ha sovvertito la realtà delle cose e domina l’intero settore controllando virtualmente in tutto e per tutto ogni documento pubblicato sull’argomento diabete. Se mai le persone verranno a conoscenza della cura del diabete che esiste da 40 anni, l’intero settore crolla, ma è pura utopia il pensarlo. Da oltre 40 anni la ricerca medica dimostra coerentemente e con sempre maggiore chiarezza che il diabete è una malattia degenerativa provocata direttamente da forniture alimentari industriali improntate al profitto piuttosto che alla salute.

Breve storia del diabete
Nel 1922 i tre premi Nobel canadesi, Banting, Best e Macleod riuscirono a salvare la vita ad una giovane con una iniezione di insulina, un nuovo farmaco prodigio. Fu solo nel 1933 che in un documento pubblicato nell’America journal of medical Science, cominciarono ad emergere notizie relative ad una nuova forma di diabete che non reagiva al nuovo farmaco prodigio e ancora peggio a volte la terapia con insulina causava la morte del paziente. Questa nuova malattia divenne nota come “diabete resistente all’insulina” , in quanto presentava l’elevato tasso di zucchero tipico del diabete, ma reagiva scarsamente alla terapia insulinica. Negli USA agli inizi del 900 aveva un’incidenza pro capite pari allo 0,0028%, nel 1933 si impenno del 1.000%, sino a diventare negli anni 90 un’affezione sotto vari pseudonimi tale da rovinare la salute di oltre la metà della popolazione statunitense inabilitandone il 20%. E’ evidente che c’è qualcosa che ha provocato tale impennata della patologia.
Nel 1950 la comunità medica fu in grado test sierologici sull’insulina. Tali test rivelarono che questa nuova malattia non era il classico diabete, ma era caratterizzata da livelli di insulina sufficienti, spesso eccessivi, il problema era che l’insulina non riduceva il tasso di zucchero nel sangue. Se le intuizioni dietetiche dei precedenti 20 anni e sino agli anni 60 fossero state prese in considerazione, il diabete sarebbe stato curabile e non semplicemente controllabile. Invece nel 1950 è iniziata la ricerca di un altro farmaco prodigioso. Questo farmaco come tutti i farmaci doveva essere brevettabile, ovvero non una medicina naturale, in quanto queste non sono brevettabili e molto remunerativo. Sarebbero state necessarie approvazioni obbligatorie da parte delle autorità sanitarie. I test richiesti per tali autorizzazioni dovevano essere straordinariamente costosi per evitare che altri farmaci non autorizzati (naturali) diventassero competitivi. Questa è l’origine del classico protocollo medico relativo al “trattamento dei sintomi”, nessuno guarisce, solo liberazione temporanea dei sintomi. Inoltre i farmaci naturali che effettivamente curavano il diabete (e altre malattie ndr), avrebbero dovuto essere tolti dalla circolazione, incarcerando i loro propugnatori in quanto ciarlatani. Spesso le sostanze naturali hanno realmente curato la malattia, e questo è il motivo per cui si è fatto e si fa tuttora ricorso alla forza della legge per estromettere dal mercato farmaci naturali, spesso superiori.

Molte malattie degenerative possono essere ricondotte ad un consistente collasso del sistema endocrino, fenomeno ben noto ai medici degli anni 30 come diabete insulino-resistente. Questo fondamentale disturbo è conosciuto come un disordine del sistema di controllo dello zucchero sanguigno determinato da grassi e oli malamente lavorati. Grassi e oli non sono tutti uguali. Alcuni sono sani e salutari, molti altri sono dannosi. Sotto il profilo della salute la distinzione non riguarda quelli saturi e quelli insaturi, come erroneamente vuole fare credere l’industria che li produce. Nell’ambito della salute la distinzione va fatta tra naturale e manipolato.

La natura della malattia
Il diabete viene tipicamente diagnosticato come l’incapacità dell’organismo di metabolizzare adeguatamente i carboidrati, il suo sintomo distintivo è un elevato livello di glucosio nel sangue. Il diabete di tipo 1 deriva da un’insufficiente produzione di insulina da parte del pancreas, mentre il diabete di tipo 2 da insulina inefficace. In entrambi i tipi il livello di glucosio nel sangue resta elevato. L’insulina inefficace non differisce da quella efficace, la sua inefficacia si riferisce all’incapacità della popolazione cellulare di reagire ad essa. Oggi data la maggiore conoscenza di questi processi sembrerebbe più appropriato definire il diabete di tipo 2 in quanto fondamentale incapacità dell’organismo di metabolizzare grassi e oli, incapacità che determina una perdita di efficacia dell’insulina e il conseguente mancato metabolismo dei carboidrati. Ogni cellula si trova nell’incapacità di trasportare il glucosio dal sangue al proprio interno, il glucosio quindi rimane nel sangue, oppure si accumula come grasso corporeo o glicogeno, oppure viene espulso dalle urine. Sembra che quando l’insulina si lega ad un recettore della membrana cellulare esso dia inizio ad una complessa cascata di reazioni biochimiche all’interno della cellula, ciò fa sì che trasportatori del glucosio di una certa classe, noti come molecole GLUT4, abbandonino la propria area di sosta entro la cellula e si trasferiscono nella superficie interna della membrana cellulare del plasmocita. Una volta nella membrana, questi migrano verso specifiche aree della membrana stessa denominate domini caveolari dove in virtù di un’altra serie di reazioni biochimiche, individuano e agganciano molecole di glucosio, che poi trasportano all’interno della cellula tramite un processo chiamato endocitosi. All’interno della cellula questo glucosio viene quindi consumato dai mitocondri come carburante per produrre energia destinata ad alimentare l’attività cellulare, così questi trasportatori GLUT4 abbassano il glucosio nel flusso sanguigno trasportandolo all’esterno di quest’ultimo e dentro tutte le cellule dell’organismo. Molte molecole implicate in questi percorsi mediati da glucosio sono lipidi, vale a dire acidi grassi, in particolare omega 3. Quando a causa del nostro regime alimentare questi acidi grassi cis sono costantemente assenti, acidi trans e acidi grassi saturi a catena media e breve prendono il loro posto nella membrana cellulare; tali sostituzioni rendono la membrana più rigida ed inibiscono il meccanismo di trasporto del glucosio, e come conseguenza il glucosio nel flusso sanguigno resta elevato. In altre parti dell’organismo il pancreas secerne insulina in eccesso, il fegato produce grassi dallo zucchero in eccesso, non vi è sufficiente energia cellulare per l’attività dell’organismo e l’intero sistema endocrino risulta alterato, infine si verifica un’insufficienza pancreatica, il peso corporeo cala molto e la crisi precipita.

Trattamento medico convenzionale
Il moderno trattamento medico ortodosso prevede la somministrazione di agenti ipoglicemici orali che rientrano in 5 classificazioni o insulina.
Biguanidi, inibitori della glucosidase, meglitinidi, sulfoniluree, tiazolidinetdioni. Alcuni stimolano la produzione di insulina, ampiamente ignorando il fatto che un elevato livello di insulina sia dannoso quasi quanto un elevato livello di glucosio, altri sono famosi per provocare il cancro al fegato.

Insulina
Oggi si prescrive l’insulina per entrambi i tipi di diabete tipo 1 e tipo 2. L’insulina sostituisce quella che l’organismo non produce più. Questo trattamento per quanto necessario per preservare la vita ai diabetici di tipo 1 , è tuttavia assai discutibile quando somministrato ai diabetici di tipo 2. E’ importante sottolineare che né l’insulina né alcuno di questi agenti ipoglicemici orali esercita alcuna azione terapeutica su qualsivoglia tipo di diabete. Nessuna di queste strategie è progettata per normalizzare l’assorbimento cellulare di glucosio da parte delle cellule che ne abbisognano per alimentare la propria attività. La prognosi con questo trattamento ortodosso è crescente invalidità e morte prematura, determinate da infarto o insufficienza renale, oppure dal collasso di qualche altro organo vitale.

Terapie mediche alternative, diabete di tipo 1.
Per tale patologia è ora disponibile una metodologia di cura alternativa, elaborata nei moderni ospedali di Madras in India, già sottoposta a rigorosi studi a doppio cieco per attestarne l’efficacia, essa verte sul ripristino della normale funzione delle cellule beta del pancreas, di modo che tale organo sia nuovamente in grado di produrre insulina così come dovrebbe. Questo approccio si è apparentemente dimostrato capace di curare il diabete di tipo 1 in oltre il 60% dei soggetti. Per le ragioni economiche esaminate questa metodologia ha scarse probabilità di fare la sua compara in occidente, in quanto curando definitivamente mina i lucrosi affari dell’industria del diabete.

Terapie mediche alternative, che funzionano e guariscono, il diabete di tipo 2.
Lo scopo di qualsiasi efficace programma alternativo è quello di riparare e ripristinare il meccanismo di controllo sangue-zucchero proprio dell’organismo, è il suo funzionamento compromesso che con il tempo determina direttamente tutti i numerosi sintomi debilitanti, che rendono il trattamento ortodosso così economicamente redditizio. Per quanto riguarda il diabete di tipo 2, le fasi in programma sono.

1 - Riparare il sistema di controllo sangue-zucchero compromesso.
Ciò viene realizzato semplicemente sostituendo grassi ed oli sani, salutari e puri al mix trans-isomero (olio di semi) dall’aspetto puro ma in realtà tossico, presente in allettanti contenitori colorati sugli scaffali dei supermercati. Consumare solo olio di lino, olio di pesce ed occasionalmente olio di fegato di merluzzo, sino a quando lo zucchero sanguigno non inizia a stabilizzarsi; dopodichè aggiungere oli sani come: burro, olio di cocco, olio di oliva, e grassi animali puri.
Leggere le etichette e rifiutarsi di assumere economici oli di scarsa qualità quando sono presenti negli alimenti lavorati o nei menù dei ristoranti. I diabetici presentano una carenza cronica di minerali, quindi è necessario che aggiungano alla propria dieta integratori minerali ad ampio spettro e di buona qualità.

2 -Controllare manualmente il rapporto sangue-zucchero durante il ciclo di recupero.
Soto supervisione medica, interrompere gradualmente l’assunzione di tutti gli agenti ipoglicemici orali e di tutti i farmaci supplementari somministrati per contrastare gli effetti collaterali. Sviluppare un controllo naturale del sangue-zucchero tramite l’impiego di comprese glicemiche, il consumo di pasti leggeri e frequenti (comprendenti alimenti ricchi di fibre), regolare esercizio fisico dopo i pasti, la totale astensione da tutti gli zuccheri. Evitare il consumo di alcol sino a quando lo zucchero sanguigno non sia rientrato stabilmente nei parametri normali. Registrare i valori tramite un misuratore di glucosio ad ago, annotare su un diario medico tutto quello che si fa.

3 – Ripristinare un adeguato equilibrio di grassi ed oli salutari allorquando il meccanismo di controllo sangue-zucchero funziona nuovamente.
Eliminare in modo permanente dalla dieta tutti i grassi e oli economici, tossici e di scarsa qualità, nonché gli alimenti lavorati e i piatti dei ristoranti che li contengono. Quando il meccanismo di controllo del sangue-zuccero riprende a funzionare correttamente, integrare gradualmente la dieta con ulteriori alimenti sani. Controllare gli effetti di questi ultimi monitorando i livelli di zucchero sanguigno con l’apposito attrezzo ad ago. Ricordarsi di registrare tutto.

4 – Continuare il programma sino a quando non siano ripristinati anche i valori normali dell’insulina.
Una volta che i livelli di zucchero saranno rientrati nella gamma ordinaria, il pancreas smetterà gradualmente di produrre insulina in eccesso, Questo processo richiede un periodo un po’ più lungo e lo si può testare facendo inviare dal vostro medico un campione del vostro sangue ad un laboratori di analisi per determinare l’insulina nel siero. Una buona prassi è di attendere un paio di mesi dopo che il controllo dello zucchero sanguigno si è ripristinato.

5 – Riparare separatamente i danni collaterali provocati dalla malattia.
I problemi vascolari determinati da un elevato livello cronico di glucosio generalmente si risolveranno da sé senza sforzo cosciente. Gli effetti della retinopatia e della neuropatia periferica, solitamente si riparano da sé, I danni ai reni di solito non si riparano da sé. I danni vascolari ed alle arterie determinati da anni di elevato tasso di zucchero e insulina, regrediranno lentamente grazie ad una dieta appropriata e sana, tuttavia ripulire le arterie in questo modo può richiedere molti anni. Il danno alle arterie può essere corretto molto più velocemente ricorrendo ad una terapia di chelazione intravenosa, che nell’80% dei casi si sistema in sei mesi. Ovviamente non aspettatevi che il vostro medico per ovvi motivi la approvi, in particolar modo se è uno specialista in cardiologia.

6 – Tempi di recupero.
La prognosi solitamente prevede un rapido recupero dalla malattia ed il ripristino di un normale stato di salute e di energia nell’arco di alcuni mesi, un anno o anche più. Il tempo richiesto dipende da quanto a lungo si è permesso alla malattia di svilupparsi.
Per chi interviene precocemente i tempi di recupero sono di alcuni mesi o anche meno. Per coloro che soffrono della malattia da molti anni, i tempi di recupero potrebbero estendersi ad un anno o anche più.

Magnet
Tratto da: Nexus N. 55
Per una mole maggiore di informazioni consultare:

Sclerosi multipla e CCSVI. La parola ai malati.






discussione su una intervista di un professore padovano apparso sul sito internet dell'AISM

Studi Dr. Chung: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20...
L'intervista: http://www.aism.it/index.aspx?id_area...
Per maggiori informazioni sulla CCSVI: http://www.ccsvi-veneto.org
Per informazioni sull'esame diagnostico con l'eco color doppler: http://www.ccsvi-veneto.org/comunicaz...

Sclerosi multipla. Da Harvard ulteriore conferma dell'ipotesi Zamboni.

Sclerosi multipla. Da Harvard ulteriore conferma dell'ipotesi Zamboni.

Questa volta è il professor Rohit Bakshi di Harvard che, dopo dieci anni di ricerche, conferma  l'importanza che ha, per la comunità scientifica, l'ipotesi di un'origine venosa della sclerosi multipla (insufficienza venosa cronica cerebrospinale o CCSVI).

Il 23 settembre 2010, il prof. Bakshi ha incontrato il dottor Zamboni presso l'Università di Ferrara (Italia) e ha descritto il ruolo del ferro nella sclerosi multipla. Tuttavia, i due ricercatori hanno esplorato il sogetto in modo completamente indipendente uno rispetto all'altro. Ma i loro risultati portano alla stessa conclusione: più c'è ferro nel cervello, tanto più c'è un aggravamento della malattia. E questa presenza inopportuna tende a causare un'atrofia di alcune regioni del cervello.
Questo contributo scientifico permette a Paolo Zamboni di dichiarare che un nuovo pezzo del puzzle è stato finalmente inserito.
Egli si adatta perfettamente anche ai risultati dei test eseguiti da Fabrizio Salvi, neurologo e ricercatore, su un ipotetico legame tra stenosi delle vene e la comparsa della sclerosi multipla a causa dell'accumulo di ferro nel cervello.
Il prof. Bakshi è stato in grado di misurare con l'IRM la concentrazione effettiva di ferro nel cervello, cosa che un tempo era fatta con l'autopsia.
Questi sviluppi reclamano l'intensificazione della ricerca (ancora in fase di stallo in Francia), come richiesto da migliaia di persone colpite da questa tragica malattia.
Del resto sono sempre più numerose le persone a recarsi all'estero per beneficiare dell'angioplastica che viene loro rifiutata in patria. Si tratta di intervenire, con questo semplice metodo, sulla separazione della barriera emato-encefalica, eliminando la stenosi venosa. 
Link: lemonde.fr
traduzione di Giuditta.

Sclerosi Multipla guarire eliminando la CCSVI. L'intervento che la Big Pharma non ama.

Connessione tra problemi vascolari e sclerosi multipla nella storia

Il filone di ricerca sulla correlazione tra problemi vascolari e sclerosi multipla ha origini molto remote. Sono numerose le pubblicazioni che hanno incanalato il professor Zamboni a seguire l'intuizione di un problema vascolare legato alla sclerosi multipla. La prima pubblicazione in tal senso risale della seconda metà dell'Ottocento. Nel 1863 il Dr. E. Rindfleisch nota che, in modo coerente e in tutti gli esempi di autopsia del cervello di malati di SM, si vede con il microscopio una vena gonfia di sangue al centro di ogni lesione. Rindfleisch scrive:
"Se si guardano attentamente le zone della sostanza bianca alterate di recente... si percepisce già ad occhio nudo un puntino rosso o una linea al centro di ciascuna lesione... il lume di un piccolo vaso pieno di sangue ... Ciò ci porta a ricercare quale causa principale della malattia, un'alterazione di singoli vasi e delle loro ramificazioni. Tutti i vasi che decorrono all'interno delle lesioni e quelli che sono localizzati nelle zone immediatamente attigue, che ancora sono indenni, si trovano in uno stato di infiammazione cronica."[29]
Nel 1930 il Dr. TJ Putnam, studiando le lesioni, rileva che la trombosi delle piccole vene di piccole dimensioni può essere il meccanismo alla base della formazione della placca. [30] Tale ricerca prosegue nel 1942 ad opera del Dr. Robert Dow e il Dr. George Berglund. I due medici trovano ulteriori elementi che suffragano la tesi venosa come origine delle lesioni demielinizzanti tipici della sclerosi multipla. [31] Nel 1950 i dottori Zimmerman e Netsky implementano ulteriormente le ricerche di Dow e Berglund, e scoprono che le lesioni sono di natura venosa, ma non sono causate da piccole trombosi come nell’ipotesi formulata nel 1930 da Putnam. [32]
Il Dr. Torben Fog, professore danese, nel 1960 riprende questo filone d'indagine, e nota che le lesioni della SM sono prevalentemente intorno alle piccole vene.[33] Egli arricchisce lo studio prendendo in esame 51 placche in due tipici casi di SM. Attraverso l’osservazione di sottili sezioni delle placche e seguendo la loro forma e il loro corso con disegni di ogni sezione, riesce a comprendere che la maggior parte sono prolungamenti delle placche periventricolari e che le placche hanno seguito il corso del sistema venoso.[34]
Nel 1973 presso l'Università di Innsbruck, Alfons Schelling inizia le indagini sulle cause e le conseguenze delle enormi differenze individuali nelle larghezze degli sbocchi venosi del cranio umano. I risultati di questo studio sono pubblicati nel 1978, in Anatomischer Anzeiger, organo ufficiale della Società di Anatomia di lingua tedesca. Nel 1981, presso l'Ospedale per malattie nervose a Salisburgo, individua un ampliamento notevole dei principali circoli venosi attraverso i cranii di vittime della sclerosi multipla. Schelling inizia a mettere insieme, pezzo per pezzo, tutte le osservazioni sul coinvolgimento venoso nei casi di specifiche e particolari lesioni cerebrali di sclerosi multipla.[35]
Schelling scrive: "La differenza di propagazione della pressione venosa centrale in eccesso nel sistema di drenaggio delle vene cerebrali e spinali, è la regola piuttosto che l'eccezione. È sconosciuta l'intensità delle forze esercitate sulle fragili strutture cerebrospinale dal grado di pressione nello spazio craniovertebrale. Vi è la necessità di prendere in considerazione le diverse condizioni che possono causare propensione individuale al più pesante reflusso, in particolare nei compartimenti venosi cerebrali, così come in quelli epi e sub-durali spinali. Un tentativo è stato fatto per indicare eventuali conseguenze di una eccessiva dilatazione retrograda in particolare delle vene cerebrali interne. L'importanza di chiarire le implicazioni neuropatologiche e cliniche del non corretto reflusso nel cranio o alla colonna vertebrale, si deduce dalla probabilità di relazione tra riflusso localizzato nello spazio craniovertebrale e malattie cerebro-spinale non ancora chiarite. A questo proposito le caratteristiche della sclerosi multipla sono in discussione." [36]

OMS: "E' emerso che il vaiolo può diffondersi anche in una popolazione completamente vaccinata."

I dati italiani

Non si hanno dati precedenti al 1892, anno in cui è stata imposta la vaccinazione obbligatoria per legge ai bambini di 2 anni di età. Si sa però che alla fine di quel secolo i morti per vaiolo colpivano nella stessa proporzione sia i vaccinati che i non vaccinati. Inoltre la vaccinazione di massa non evitò le epidemie che si ebbero negli anni 1901-05, 1910-12, e 1918-21. [6]

L'ammissione dell'OMS

In un editoriale di una rivista scientifica tedesca, il suo direttore, Prof. Lang, affermò che senza una adeguata copertura vaccinale una popolazione sarebbe stata alla mercè di epidemie di vaiolo, ma nonostante siano più che sufficienti i dati pubblicati poco sopra per smentirlo, è interessante sapere che proprio nella rivista ufficiale dell'OMS "Weekly Epidemiological Record" fu pubblicata questa affermazione: "L'esperienza insegna che una malattia infettiva così grave come il vaiolo è stata fatta scomparire attraverso misure quali la quarantena e l'isolamento".
A conferma di quest'ultimo punto, nella relazione della Direzione Generale del Comitato Esecutivo dell'OMS relativa al programma di lotta al vaiolo del 1977 si legge: "Durante la lotta decennale per l'eliminazione del vaiolo è emerso che il vaiolo può diffondersi anche in una popolazione completamente vaccinata. Pertanto, si è adottata un'altra strategia: le vaccinazioni di massa sono state sostituite da un monitoraggio e da un trattamento mirato della malattia". [8]
Inoltre, nell'opuscolo "Viaggi e Salute" edito dall'OMS pubblicato poco dopo si legge "Da più di dieci anni l'OMS considera il vaiolo estinto. La vaccinazione antivaiolosa non ha pertanto alcuna giustificazione, anzi può avere effetti negativi sulla persona che la riceve e su coloro che sono a stretto contatto con lei".

Tratto da:

Vaccinazioni: il debellamento del vaiolo

VACCINAZIONI ... Per tutti i figli e i genitori di questo mondo.


http://www.macrolibrarsi.it/libri/__maggiorenne-vaccinato_o_diritto_alla_vita.phpLa prima parte di una esclusiva intervista realizzata da Federico Povoleri a Giorgio Tremante; la sentita e commovente testimonianza di 38 anni di lotta civile sostenuti da un padre che ha visto morire due figli e che ne ha disperatamente salvato un terzo rimasto comunque vittima di un danno da vaccinazioni. Una lunga battaglia per impedire ad altri genitori di subire la sua tragedia; l'uomo a cui dobbiamo la legge 210.

Ho toccato Cuor di Leone (intervista a Giorgio Tremante)


 

Nota dell'autore:
Per abbandonare i condizionamenti irrazionali ed emotivi che ci sono stati imposti dalla propaganda, per liberarci da quella paura mascherata da arroganza nei cui percorsi bui la nostra mente ci indirizza sempre, per vincere quel terrore del nostro ego nell'affrontare verità diverse da quelle su cui abbiamo costruito le fondamenta del nostra vita nella vana speranza che fossero talmente solide da non farci mai cambiare idea,
Per tutti i figli e i genitori di questo mondo,
Grazie Giorgio.

Sono stato membro di quella categoria di persone che è sempre stata convinta che i vaccini abbiano rappresentato una delle grandi conquiste dell'uomo salvando l'umanità da terribili epidemie. In realtà, pensandoci ora, non saprei dire perché ne fossi convinto; non esiste infatti un motivo razionale o una vera conoscenza di fatti obiettivi dietro a questa convinzione; è semplicemente un dato acquisito; una cosa che sanno tutti, che non è mai stata messa in discussione. Probabilmente in mezzo a 50 anni di trasmissioni radiotelevisive ci è stato ripetuto in tutte le salse e fino alla nausea. E' un'idea che abbiamo visto rappresentata in molti film e telefilm pieni di suspance emozionandoci e poi rallegrandoci con l'eroe di turno che salvava tante piccole vite innocenti. E' un concetto diventato parte della nostra cultura; non è una cosa su cui si indaga o ci si pone delle domande. Per me come per molti altri, è sempre stato così e basta. E per chi ha vissuto lo spauracchio di certe malattie è ancor di più una certezza; dove non arriva l'indottrinamento dei cervelli infatti, arriva la paura e davanti al terrore non c'è discussione: la paura è il motore che muove ogni corpo spegnendo le coscienze; esemplare a questo proposito la frenetica corsa alla vaccinazione per la meningite che si è verificata all'indomani della caduta dell'obbligo per le vaccinazioni pediatriche nella regione veneto; quando, con un tempismo perfetto, i media si sono scatenati diffondendo l'allarme meningite e di conseguenza, migliaia di madri terrorizzate hanno portato i loro figli a esaurire in breve tempo le scorte di vaccino contro lo steptococco; emergenza, che sempre con un tempismo perfetto è finita in concomitanza con l'esaurimento delle scorte.

L'articolo completo: http://ilporticodipinto.it/content/ho-toccato-cuor-di-leone-intervista-giorgio-tremante

Il debunker debunkerizzato ... con disonore.

Titolo originale:
11 settembre : La demolizione controllata di Paolo Attivissimo
 
IL FILMATO E' STATO UNIFICATO (57 MIN.) ED E' ORA SCARICABILE IN HQ DA ARCOIRIS.TV. (Fatelo girare!)

IN CODA ALL'ARTICOLO E' STATO INSERITO UN RIASSUNTO DELLE AFFERMAZIONI DI ATTIVISSIMO

In questo video viene analizzato nel dettaglio il metodo del debunking, prendendo spunto dal confronto sull’11 settembre avvenuto il mese scorso fra Tom Bosco e Paolo Attivissimo.

La prima parte potrà forse risultare meno interessante per chi già conosce bene l’argomento, ma bisogna ricordare che questo tipo di documenti viene fatto soprattutto per chi ancora la materia non la conosce a fondo. E' soprattutto importante imparare a distinguere nettamente il modo di ragionare dello scettico, che procede dai fatti alle conclusioni (pensiero critico, o analitico), e quello del debunker, che parte invece da una conclusione obbligata, e poi cerca di adeguare i fatti a tale conclusione (pensiero dogmatico).
Ci si augura quindi che l’utente di luogocomune voglia considerarlo anche come un eventuale strumento …

... da diffondere fra coloro che si avvicinano per la prima volta ad un argomento delicato come quello dell’undici settembre, fornendogli gli strumenti necessari per distinguere al meglio i diversi metodi di approccio fra i sostenitori delle due posizioni.

Massimo Mazzucco

CORREZIONE: Nella prima parte ho detto che il Piper monomotore pesa 200 kg., mentre ne pesa circa 1.000.

Lo stesso video su YOUTUBE, diviso in 4 parti:

PRIMA PARTE
SECONDA PARTE
TERZA PARTE
QUARTA PARTE


******************************************************

Questo è il riassunto delle affermazioni fatte da Attivissimo nel confronto con Tom Bosco, che sono state riprese e commentate in questo filmato.

PRIMA PARTE:

P.A.: E’ la prima volta in 9 anni che qualcuno accetta il confronto sul 9/11.

Smentito, e dimostrato che è stato lui a sfuggire al confronto.

P.A.: I “fatti” da cui partire sono i rapporti tecnici sugli eventi dell’11 settembre.

Ragionamento ingannevole (fallacia della “Petitio Principii”).

SECONDA PARTE:

P.A.: L’aereo è scuro perchè è in controluce.

Attivissimo ha poi corretto questo errore, commettendone un altro peggiore (l’aereo è scuro – ha detto - perchè sta all’ombra delle Torri).

P.A.: Superate le temperature che si possono verificare in un incendio domestico, l’acciao si ammorbidisce, si flette, supera la capacità di carico, e la struttura che c’è sopra viene giù.

Attivissimo non cita un singola fonte a sostegno di questa bizzarra affermazione.

P.A.: Esempi di quanto sopra sono la Windsor Tower di Madrid, il McCormick Center e il Sight&Sound theatre.

La Windsor Tower è rimasta sostanzialmente in piedi, gli altri due erano semplici capannoni ad un piano, di cui è crollato solo il tetto.

P.A.: Nelle strutture esclusivamente in acciaio mancano degli elementi portanti in cemento armato che possano resistere al caldo. E’ per questo che non si fanno più strutture di questo tipo.

In America si sono sempre costruiti grattacieli in acciaio, e si continua a farlo a tutt’oggi. La loro sicurezza nel caso di incendio è confermata dallo stesso Shyam Sunder del NIST, che smentisce quindi Attivissimo in modo diretto.

P.A.: Il Pirellone non è crollato perchè la struttura era in cemento armato (e non in semplice acciaio).

No comment.

P.A.: In un normale incendio domestico si sviluppano temperature chiaramente sufficienti a consentire un cedimento dell’acciaio.

Attivissimo non cita un singola fonte a sostegno di questa curiosa affermazione.

[bNessuna demolizione controllata curva le pareti prima di far esplodere il palazzo.[/b]

Attivissimo "si dimentica" di dire che le Torri Gemelle erano l'unico grattacielo al mondo con la struttura esterna portante. L'esempio quindi non solo non è valido, ma è del tutto fuorviante.

P.A.: Bin Laden è poco riconoscibile a causa della conversione NTSC-PAL.

No comment.

TERZA PARTE:

P.A.: Un pezzo di struttura centrale è rimasto in piedi per circa 10 secondi, quindi non è possibile che le Torri Gemelle siano state minate.

Classico esempio di “eccezione che annulla la regola”.

P.A.: Il progetto più grande che ha realizzato Richard Gage è una palestra.

A) Smentito dalla biografia di Gage. B) Classica fallacia di “attacco ad personam”.

P.A.: Tutti i 1200 ingegneri e architetti iscritti all’associazione di Gage sono costruttori di palestre.

Menzogna clamorosa.

P.A.: Secondo le analisi sismiche, i crolli delle Torri Gemelle sono di almeno 16 secondi.

Smentito dalle analisi sismiche tratte dagli stessi rapporti tecnici citati da Attivissimo.

P.A.: Il “boato” di sedici secondi chiude la questione della caduta libera delle Torri Gemelle.

Smentito, anzi dimostrato il contrario: il rapporto NIST riconosce una parziale caduta libera del WTC7.

P.A.: Poichè il pezzo di struttura che cade sta più in basso del fronte di crollo, significa che sta cadendo più velocemente.

Ragionamento scorretto, smentito da esempio foto F1.

P.A.: I tagli in diagonale sui piloni portanti [che mostrano i segni dell’inserimento delle cariche cave] sono stati effettuati dai pompieri dopo il crollo.

Affermazione non confermata dal maggiore esperto italiano in demolizioni controllate, che anzi nota le curiose somiglianze con l’applicazione di esplosivi ai piloni di supporto.

P.A.: Quando si fanno le demolizioni controllate si tolgono le finestre, per evitare di uccidere i passanti con i frammenti di vetro dovuti alle esplosioni.

Smentito (oltre che dal buon senso) da diversi filmati in cui si vede che ciò non è vero .

P.A.: Le vere domande serie sull’11 settembre sono quelle poste dai parenti delle vittime.

Alle quali mancano però sempre le risposte. Esempio di tentativo di spostamento dell’attenzione.

P.A.: L’orario degli attentati è stato scelto (anche) per coincidere con il telegiornale di Ryad delle 6 di sera.

No comment.

P.A.: Il carico dinamico (esempio cassetta di birra) spiega il crollo della parte superiore delle torri.

Ma non quello del resto della struttura. Il problema rimane, ma Attivissimo lo ignora.

QUARTA PARTE:

P.A.: Come si sarebbero putute minare le Torri gemelle, con tutto quel via vai di gente?

La risposta esiste almeno dal 2006, ma Attivissimo continua a dimenticarla.

P.A.: Il cospirazionismo continua a ripetere le stesse domande, ma non ascolta le risposte.

Smentito, e dimostrato l’esatto contrario dall’esempio di cui sopra.

P.A.: Il “meteorite” è semplice cemento pressato.

Affermazione smentita da diversi filmati, oltre che dall’evidenza fotografica.

P.A.: Decidere che l’undici settembre sia stato un complotto oppure no, non cambia niente.

Beato chi ci crede.

P.A.: Quello del PNAC sulla “nuova Pearl Harbor” era solo un documento tecnico.

Smentito nero su bianco da un estratto di “Il Nuovo Secolo Americano”.

P.A.: I neocons non ci sono più, si sono sciolti come neve al sole. Non hanno più nemmeno il sito.

Piangiamo per loro.

P.A.: Le vere zone grigie dell’undici settembre sono i dati scomparsi dei dischi rigidi e le lezioni da imparare sulla costruzione dei grattacieli.

Nuovo esempio di spostamento dell’attenzione, dal vero problema ad uno del tutto ininfluente.

P.A.: La manovra del Pentagono sembra difficile perchè Mazzucco ha accelerato il filmato.

Accusa diffamante (oltre che ridicola) ripetuta all’infinito, senza mai citare la risposta che ho già dato più di una volta.

P.A.: Sono 9 anni che si discute di 11 settembre, e il dibattito non fa un solo passo in avanti.

Trovate e dimostrate le vere cause di questo stallo: se vuole continuare a difendere la versione ufficiale, Attivissimo risponda alle famose “12 domande”, e il dibattito sarà concluso.

Come i media spagnoli hanno creato i collegamenti tra il Venezuela e l'ETA.

Una guerra mediatica contro il Venezuela, senza scrupoli, dove gruppi finanziari proprietari dei media, alleati dei partiti politici e giudici cercano di dirottare verso un "nemico esterno" le colpe del crollo economico che fermenta nella società spagnola.
Vergognosa convergenza del governo di Zapatero e del revanscismo neo-coloniale orfano del franchismo.
La pubblicazione di un'enorme numero di articoli su questo argomento sui giornali spagnolo ABC, El Mundo e El Pais, per un totale di 150 pubblicazioni in quattro settimane.
Un groviglio inestricabile di retorica di facciata, astuzie, tattiche, stereotipi e simboli, latenti standardizzazioni, giochi di ruolo, rituali: ingredienti tradizionali della manipolazione e della guerra psicologica in corso. 
Come esposto nel lavoro che segue, molti di questi articoli dimostrano come fatto provato "la collaborazione" del governo del Venezuela con l'ETA e il FARC, prendendo come base di tali accuse precisamente l'ordinanza della Audiencia Nacional.
Vedere questa inchiesta di Iñaki Gutierrez in formato PDF (in spagnolo):
Articolo originale:

Sionismo. Il mito dell'Ebreo Errante.


Ebreo errante con il cerchio giallo, Praga, XVI secolo
© Fototeca nazionale
Il mito dell'ebreo errante
AUTORE:  Gilad ATZMON جيلاد أتزمون
Tradotto da  Manuela Vittorelli 

Il professor Shlomo Sand, storico dell'Università di Tel Aviv, apre la sua importante opera sul nazionalismo ebraico citando Karl W. De
utsch:
       "Una nazione è un gruppo di persone unite da un errore comune sulla propria origine e da un'ostilità collettiva verso i propri vicini” [1]
 Per quanto possa suonare semplice o addirittura semplicistica, questa citazione riassume eloquentemente l'elemento di finzione che è intessuto nel moderno nazionalismo ebraico e soprattutto nel concetto di identità ebraica. Punta ovviamente il dito contro l'errore collettivo che gli ebrei tendono a commettere ogni volta che si riferiscono al loro “illusorio passato collettivo” e alla loro “origine collettiva”. Nello stesso tempo, tuttavia, l'interpretazione del nazionalismo offerta da Deutsch mette in luce l'ostilità che sfortunatamente quasi tutti i gruppi di ebrei rivelano nel rapporto con la realtà che li circonda, che sia essa umana o prenda la forma del territorio. Mentre la brutalità degli israeliani nei confronti dei palestinesi è ormai comunemente nota, il duro trattamento che riservano alla loro “terra promessa” e al paesaggio che li circonda sta solo ora cominciando a rivelarsi. Il disastro ecologico che gli israeliani si lasceranno dietro sarà causa di sofferenza per molte generazioni future. Oltre a costruire con ansia megalomane un muro che frantuma la Terra Santa in enclavi di miseria e di carestia, Israele è riuscito a inquinare i suoi molti corsi d'acqua con scorie chimiche e nucleari.
When And How the Jewish People Was Invented? (Quando e come fu inventato il popolo ebraico?) è uno studio molto serio scritto dal professore Shlomo Sand, storico israeliano. È lo studio più serio sul nazionalismo ebraico che sia mai stato scritto a oggi, la più coraggiosa elaborazione della versione che gli ebrei danno della propria storia.
Nel suo libro Sand riesce a dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che il popolo ebraico non è mai esistito come “razza-nazione”, non ha mai condiviso un'origine comune. È invece un colorito insieme di gruppi che in varie fasi storiche hanno adottato la religione ebraica.
Nel caso che seguiste il ragionamento di Sand e giungeste a chiedervi “quando è stato inventato il popolo ebraico?” la risposta di Sand è piuttosto semplice. “A un certo punto del XIX secolo degli intellettuali tedeschi di origine ebraica, influenzati dal carattere popolare del nazionalismo tedesco, intrapresero il compito di inventare un popolo 'a posteriori', ansiosi di creare un moderno popolo ebraico”. [2] Di conseguenza il “popolo ebraico” è un concetto “inventato” costituito da un passato immaginario e fittizio con ben poche basi forensi, storiche o testuali. Inoltre Sand – che per le sue elaborazioni si fonda sulle fonti dell'antichità – giunge alla conclusione che l'esilio ebraico sia anch'esso un mito, e che è ben più probabile che i discendenti dell'antico popolo semita di Giudea/Canaan siano gli attuali palestinesi, e non la folla di ashkenaziti di origine cazara alle quali egli stesso ammette di appartenere. È piuttosto sorprendente che nonostante Sand riesca a demolire il concetto di “passato collettivo ebraico” e a ridicolizzare l'impeto sciovinista nazionale ebraico, il suo libro in Israele sia un bestseller. Già questo fatto da solo può suggerire che coloro che si definiscono “popolo del libro” stanno ora cominciando a rendersi conto delle filosofie e ideologie devastanti e fuorvianti che li hanno trasformati in ciò che Khalid Amayreh e molti altri considerano i “nazisti del nostro tempo”.


Hitler alla fine ha vinto

Accade spesso che quando si chiede a un ebreo “laico” “cosmopolita” cos'è che lo rende ebreo si riceva una risposta vacua e rimasticata: “È Hitler che mi ha reso ebreo”. Benché l'ebreo “cosmopolita”, essendo un internazionalista, tenda a liquidare le inclinazioni nazionali degli altri popoli, insiste nel riservarsi il diritto all'“auto-determinazione”. Però non è veramente lui a stare al centro di questa esigenza di orientamento nazionale, ma è il diabolico e mostruoso antisemita per eccellenza, cioè Hitler. A quanto pare l'ebreo cosmopolita celebra il suo diritto al nazionalismo nella misura in cui c'è un Hilter da incolpare.
Per quanto riguarda l'ebreo laico cosmopolita, Hitler alla fine ha vinto. Sand riesce a mettere in luce questo paradosso. Suggerisce con grande acume che “mentre nel XIX secolo il riferirsi agli ebrei come a un''identità razziale distinta' era segno di antisemitismo, nello Stato ebraico questa stessa filosofia è mentalmente e intellettualmente radicata” [3]. In Israele gli ebrei celebrano la loro diversità e la loro unicità. Inoltre, dice Sand, “In Europa c'è stato un tempo in cui si veniva etichettati come antisemiti per aver detto che tutti gli ebrei appartengono a una nazione distinta. Oggi, ad affermare che gli ebrei non sono e non sono mai stati un popolo o una nazione si verrebbe etichettati come odiatori di ebrei”. [4] È infatti abbastanza sorprendente che l'unico popolo che sia riuscito a mantenere e sostenere un'identità nazionale orientata in senso razziale, espansionista e genocida che non si differenzia in niente dall'ideologia etnica nazista siano proprio gli ebrei, che furono insieme ad altri le principali vittime dell'ideologia e della pratica naziste.


Nazionalismo in generale e nazionalismo ebraico in particolare

Louis-Ferdinand Celine disse che nel Medioevo, tra le grandi guerre, i cavalieri si facevano pagare un prezzo altissimo per essere pronti a morire nel nome del loro regno, mentre nel XX secolo i giovani si sono precipitati a morire in massa senza chiedere nulla in cambio. Per capire questo cambiamento della coscienza delle masse abbiamo bisogno di un modello metodologico eloquente che ci permetta di comprendere in cosa consista il nazionalismo.
Come Karl Deutsch, Sand considera la nazionalità un discorso illusorio. È un dato di fatto che gli studi storici e antropologici sulle origini dei diversi cosiddetti “popoli” e “nazioni” conducono all'imbarazzante disintegrazione di qualsiasi etnicità e identità etnica. Dunque è piuttosto interessante scoprire che gli ebrei tendono a prendere molto seriamente il loro mito etnico. La spiegazione può essere semplice, come ha rivelato Benjamin Beit Halachmi anni fa. Il sionismo ha trasformato la Bibbia da un testo spirituale a un “libro del catasto”. Sotto questo aspetto, la verità della Bibbia o qualsiasi altro elemento del discorso storico ebraico ha ben poca importanza finché non interferisce con la causa o la pratica politica nazionale degli ebrei.
Si potrebbe anche supporre che l'assenza di una chiara origine etnica non impedisca alle persone di provare un senso di appartenenza etnica o nazionale. Il fatto che gli ebrei siano lungi dall'essere ciò che è possibile definire popolo e che la Bibbia contenga una ben scarsa verità storica non impedisce a generazioni di israeliani e di ebrei di identificarsi con Re Davide o il gigante Sansone. Evidentemente l'assenza di un'origine etnica inequivocabile non impedisce alle persone di sentirsi parte di un popolo. Analogamente, non impedisce all'ebreo nazionalista di provare un sentimento di appartenenza a una più grande collettività astratta.
Negli anni Settanta Shlomo Artzi, allora giovane cantante che era destinato a diventare la più grande rockstar israeliana di tutti i tempi, incise una canzone che divenne in poche ore un enorme successo. Eccone i primi versi:
E all'improvviso
un uomo si sveglia
una mattina
sente di essere il suo popolo
e comincia a camminare
e a tutti quelli che incontra
dice shalom
In un certo senso Artzi esprime innocentemente nei suoi versi la repentinità, la natura quasi contingente della trasformazione degli ebrei in popolo. Tuttavia, quasi simultaneamente, Artzi contribuisce all'illusorio mito nazionale della nazione alla ricerca della pace. Artzi avrebbe già dovuto sapere che il nazionalismo ebraico era un atto colonialista ai danni del popolo palestinese autoctono.
A quanto pare il nazionalismo, il senso di appartenenza nazionale e il nazionalismo ebraico in particolare sono oggetto di un importante lavoro intellettuale. Risulta interessante che i primi a trattare teoricamente e metodologicamente questioni che hanno a che fare con il nazionalismo siano stati degli ideologi marxisti. Benché lo stesso Marx non fosse riuscito a dare una risposta adeguata, il sorgere all'inizio del XX secolo di istanze nazionaliste nell'Europa centrale e orientale colse Lenin e Stalin impreparati.
“Il contributo dei marxisti allo studio del nazionalismo può essere visto come una messa a fuoco sulla profonda correlazione tra l'ascesa della libera economia e l'evoluzione dello stato nazionale”. [5] Di fatto Stalin riassunse il punto di vista marxista sulla questione. “La nazione”, dice Stalin, “è una solida collaborazione tra individui storicamente creata e formatasi seguendo quattro fenomeni significativi: la condivisione di lingua, territorio, economia e particolarità psicologica…” [6]
Come c'era da aspettarsi, il tentativo materialista marxista di comprendere il nazionalismo mancava di un'adeguata prospettiva storica e si basava invece sulla lotta di classe. Per ovvie ragioni una tale visione era condivisa da coloro che credevano nel “socialismo di una sola nazione”, tra i quali possiamo includere l'ala di sinistra del sionismo.
Per Sand, il nazionalismo si è sviluppato a causa di un'“esaltazione creata dalla modernità che ha separato le persone dal loro passato immediato” [7]. La mobilità prodotta dall'urbanizzazione e dall'industrializzazione ha distrutto il sistema sociale gerarchico come pure la continuità tra passato, presente e futuro. Sand osserva che prima dell'industrializzazione il contadino feudale non sentiva necessariamente il bisogno di una narrazione storica di imperi e regni. Il soggetto feudale non aveva bisogno di una narrazione storica astratta di grandi collettività, poco rilevante per le necessità esistenziali concrete. “Senza la percezione di una progressione sociale erano sufficienti le narrazioni religiose che contenevano un mosaico di memoria privo della dimensione reale del tempo che avanza. La 'fine' era l'inizio e l'eternità faceva da ponte tra la vita e la morte”. [8] Nel mondo moderno laico e urbano il “tempo” si era trasformato nel principale veicolo della vita che illustrava un significato simbolico immaginario. Il tempo storico collettivo era diventato l'ingrediente base della vita intima e personale. La narrazione storica collettiva plasma il significato personale e ciò che sembra essere la “realtà”. Per quanto alcune menti banali insistano nell'affermare che il “personale è politico”, sarebbe molto più intelligibile dire che in pratica è esattamente l'inverso. Nella condizione post-moderna, il politico è personale e il soggetto viene detto più che dire esso stesso. L'autenticità è un mito che si riproduce nella forma di identificatore simbolico.
La lettura sandiana del nazionalismo come prodotto dell'industrializzazione, dell'urbanizzazione e della laicità appare particolarmente valida se si tiene presente il suggerimento di Uri Slezkin secondo il quale gli ebrei sarebbero gli “apostoli della modernità”, della laicità e dell'urbanizzazione. Se gli ebrei si ritrovarono nel cuore dell'urbanizzazione e della laicizzazione, non dovrebbe sorprenderci che – come altri – anche i sionisti siano stati piuttosto creativi nell'inventarsi la propria fantasiosa narrazione collettiva. Tuttavia, pur insistendo sul diritto di essere “come gli altri popoli” i sionisti sono riusciti a trasformare il loro passato collettivo inventato in un programma globale, espansionistico e spietato e nella maggiore minaccia per la pace mondiale.

En route (L'ebreo errante), Marc Chagall, 1924-1925

Non esiste una storia ebraica

È un fatto dimostrato che non un solo testo storico ebraico è stato scritto tra il I secolo e gli inizi del XIX secolo. Il fatto che l'ebraismo si basi su un mito storico religioso può avere qualcosa a che fare con questo. La tradizione rabbinica non si è mai preoccupata di esaminare adeguatamente il passato ebraico. Uno dei motivi di ciò è probabilmente l'assenza di necessità di un simile impegno metodologico. Per l'ebreo che viveva nell'antichità e nel Medioevo quello che c'era nella Bibbia era sufficiente a rispondere alle domande più importanti sulla vita quotidiana, il significato e il destino ebraici. Come scrive Shlomo Sand, “il tempo cronologico secolare era alieno al 'tempo della Diaspora' plasmato dall'attesa del Messia”.
Tuttavia, alla luce della laicizzazione, dell'urbanizzazione e dell'emancipazione tedesche e a causa del calo di autorità dei capi rabbinici, tra i nascenti intellettuali ebrei crebbe la necessità di una causa alternativa. L'ebreo emancipato si chiedeva chi fosse e da dove venisse. Cominciò anche a speculare su quale potesse essere il suo ruolo in una società europea in progressiva apertura.
Nel 1820 lo storico ebreo tedesco Isaak Markus Jost (1793-1860) pubblicò la prima seria opera storica sugli ebrei, La storia degli israeliti. Jost evitò i tempi biblici, preferì cominciare i suo viaggio con il Regno di Giudea e compilò anche una narrazione storica sulle diverse comunità ebraiche del mondo. Jost si rese conto che gli ebrei del suo tempo non formavano un continuum etnico. Intuì che gli israeliti che vivevano nei vari luoghi erano molto diversi tra loro. Dunque pensò che niente al mondo avrebbe impedito agli ebrei di assimilarsi completamente. Jost riteneva che in uno spirito illuminato sia i tedeschi che gli ebrei avrebbero voltato le spalle alle istituzioni religiose oppressive per formare una nazione sana basata su un crescente senso di appartenenza orientato geograficamente.
Benché Jost fosse consapevole dell'evolversi del nazionalismo europeo, i suoi seguaci ebrei erano alquanto scontenti della sua lettura ottimistica e liberale del futuro ebraico.
“Dallo storico Heinrich Graetz in poi, gli storici ebrei presero a tracciare la storia dell'ebraismo come la storia di una nazione che era stata un 'regno', era stata poi cacciata in 'esilio', era diventata un popolo errante e infine era tornata alla sua terra natale”. [9]
Per il defunto Moses Hess era una lotta razziale più che una lotta di classe a definire la forma dell'Europa. Dunque, suggeriva Hess, meglio sarebbe stato se gli ebrei fossero tornati a riflettere sul loro patrimonio culturale e sulla loro origine etnica. Per Hess il conflitto tra ebrei e gentili era il prodotto della differenziazione razziale, e dunque inevitabile.
Il percorso ideologico dall'orientamento razzista pseudo-scientifico di Hess allo storicismo sionista appare ovvio. Se gli ebrei sono in effetti un'entità razziale distinta (come ritenevano Hess, Jabotinsky e altri) è meglio che cerchino la loro patria naturale, e questa patria non è altro che Eretz Yizrael. Chiaramente l'ipotesi di Hess sulla continuità razziale non aveva basi scientifiche. Per tenere in piedi questa invenzione storica bisognava ricorrere a un meccanismo di negazione per assicurarsi che qualche fatto imbarazzante non interferisse con la nascente creazione nazionale.
Sand suggerisce che il meccanismo di negazione sia stato orchestrato e pianificato molto bene. La decisione presa nel 1930 dall'Università Ebraica di dividere la Storia Ebraica e la Storia Generale in due dipartimenti distinti era ben più di una questione di comodità. Il logos che stava alla base di questa separazione dà un idea dell'auto-realizzazione ebraica. Agli occhi dei professori universitari ebrei la condizione e la psiche ebraica erano uniche e dovevano essere studiate separatamente. A quanto pare anche nell'ambiente accademico ebraico la posizione suprema viene assegnata agli ebrei, alla loro storia e alla loro percezione di sé. Come svela con perspicacia Sand, all'interno dei dipartimenti di Studi Ebraici il ricercatore si divide tra mitologia e scienza, mentre il mito conserva il suo primato. Anche se spesso viene condotto in un paralizzante dilemma dai 'piccoli fatti tortuosi'.



Il nuovo israelita, la bibbia e l'archeologia

Ebreo errante (Stampa popolare francese)
In Palestina i nuovi ebrei e poi gli israeliani erano decisi a reclutare l'Antico Testamento e a trasformarlo nel codice unico del futuro ebreo. La “nazionalizzazione” della Bibbia serviva a innestare nei giovani ebrei il concetto che erano i discendenti diretti dei loro grandi antenati dell'antichità. Visto che la nazionalizzazione era un movimento ampiamente laico, la Bibbia fu privata del suo significato religioso e spirituale e fu invece vista come un testo storico che descriveva una vera catena di eventi del passato. Gli ebrei che erano ora riusciti a uccidere il loro Dio impararono a credere in se stessi. Masada, Sansone e Bar Kochba divennero grandi storie suicide. Alla luce dei loro antenati eroici, gli ebrei hanno imparato ad amare se stessi quanto odiano gli altri, solo che questa volta avevano a disposizione la forza militare per infliggere vero dolore al loro prossimo. Più preoccupante era il fatto che invece di un'entità soprannaturale – cioè Dio – che ordinasse loro di invadere la terra e compiere un genocidio e rubare la “terra promessa” ai suoi abitanti autoctoni adesso in questo progetto di rinascita nazionale erano essi stessi, Herzl, Jabotinsky, Weitzman, Ben Gurion, Sharon, Peres, Barak a decidere di cacciare, distruggere e uccidere. Invece di Dio erano gli ebrei a uccidere nel nome del popolo ebraico. E l'hanno fatto con i simboli ebraici dipinti sugli aerei e i carri armati. Hanno seguito degli ordini impartiti nel linguaggio appena ripristinato dei loro antenati.
È abbastanza sorprendente che Sand, che è indubbiamente uno studioso straordinario, non accenni al fatto che il dirottamento sionista della Bibbia fu di fatto una disperata risposta ebraica al primo romanticismo tedesco. Tuttavia, per quanto i filosofi, i poeti, gli architetti e gli artisti tedeschi fossero ideologicamente ed esteticamente affascinati dalla Grecia pre-socratica, sapevano benissimo di non essere esattamente i figli e le figlie dell'ellenismo. L'ebreo nazionalista invece ha fatto un passo più in là e si è legato con una fantasiosa catena di sangue ai suoi antenati mitici poco dopo aver ripristinato la loro antica lingua. Più che una lingua sacra, l'ebraico era diventato una lingua parlata. I primi romantici tedeschi non erano mai arrivati a tanto.
Gli intellettuali tedeschi del XIX secolo erano anche perfettamente consapevoli della distinzione tra Atene e Gerusalemme. Per loro Atene era universale, il capitolo epico dell'umanità e dell'umanesimo. Gerusalemme era invece il grande capitolo della barbarie tribale. Gerusalemme era una rappresentazione del Dio banale, non-universale, monoteistico e spietato che uccide vecchi e bambini. Il primo romanticismo tedesco ci ha lasciato Hegel, Nietzsche, Fichte e Heidegger e solo una manciata di ebrei che odiavano se stessi, primo tra loro Otto Weininger. I gerosolimitani non ci hanno lasciato un solo grande pensatore. Alcuni studiosi ebrei tedeschi di serie B hanno cercato di predicare Gerusalemme nell'esedra tedesca; tra questi c'erano Herman Cohen, Franz Rosenzveig e Ernst Bloch. Hanno mancato di accorgersi che i primi romantici tedeschi disprezzavano le tracce di Gerusalemme nel cristianesimo.
Nello sforzo di resuscitare “Gerusalemme”, per fornire all'epos sionista la necessaria base “scientifica” si reclutò l'archeologia. L'archeologia serviva a unire l'epoca biblica con il tempo della restaurazione. Probabilmente il momento più sorprendente di questa tendenza bizzarra fu nel 1982 la “cerimonia di sepoltura militare” delle ossa di Shimon Bar Kochba, un ribelle ebreo morto 2000 anni prima. Sotto la direzione del rabbino militare in capo si diede sepoltura militare in diretta televisiva ad alcune ossa trovate in una caverna dalle parti del Mar Morto. In pratica i sospetti resti di un ribelle ebreo del I secolo furono trattati come un soldato morto dell'esercito di difesa israeliano. Chiaramente l'archeologia aveva un ruolo nazionale, era stata reclutata per cementare il passato e il presente lasciando fuori il Galut, cioè l'esilio.
In modo alquanto sorprendente, non ci volle molto perché le cose prendessero tutta un'altra piega. Mentre la ricerca archeologica si rendeva sempre più indipendente dal dogma sionista cominciò a filtrare l'imbarazzante realtà. Era impossibile basare l'autenticità del racconto biblico su prove forensi. Di fatto l'archeologia confutò la storicità della narrazione biblica. Gli scavi misero in luce questa realtà imbarazzante. La Bibbia è un compendio di innovativi racconti letterari.
Come osserva Sand, l'antica storia biblica è piena zeppa di filistei, aramei e cammelli. Altro fatto imbarazzante è che gli scavi archeologici hanno dimostrato che i filistei sono comparsi nella regione non prima del XII secolo a.C., gli aramei un secolo dopo e i gioviali musi dei cammelli non sono spuntati prima dell'VIII secolo. Questi fatti scientifici confondono gravemente i ricercatori sionisti. Tuttavia per gli studiosi non ebrei come Thomas Thompson era piuttosto ovvio che la Bibbia “è un tardo compendio di letteratura innovativa scritto da un teologo di talento”. [10] La Bibbia appare dunque come un testo ideologico che serviva a una causa sociale e politica. Ed è imbarazzante anche che nel Sinai non sia stato trovato molto che dimostrasse la storia del leggendario Esodo dall'Egitto: parrebbe che tre milioni di uomini, donne e bambini ebrei abbiano marciato nel deserto per quarant'anni senza lasciare una sola traccia. Neanche una misera pallina di pane azzimo: ben poco ebraico, si direbbe.
La storia del re-insediamento biblico e del genocidio dei canaaniti che l'israelita contemporaneo imita con tanto successo è un altro mito. Gerico, la città fortificata che fu rasa al suolo al suono delle trombe e con onnipotente intervento soprannaturale era solo un piccolo villaggio del XIII secolo a.C.
Benché Israele si consideri la resurrezione del monumentale Regno di Davide e Salomone, gli scavi compiuti nella città vecchia di Gerusalemme negli 1970 hanno rivelato che il regno di Davide non era altro che un piccolo insediamento tribale. Le prove presentate da Yigal Yadin su Re Salomone sono state in seguito confutate da esami forensi realizzati con il Carbonio 14. Questi fatti scomodi sono stati scientificamente dimostrati. La Bibbia è un racconto di invenzione, e non contiene molto su cui possa basarsi una qualche gloriosa esistenza del popolo ebraico in Palestina in una qualche epoca.

Chi ha inventato gli ebrei?

Già all'inizio del suo testo Sand pone le domande cruciali e probabilmente più importanti. Chi sono gli ebrei? Da dove sono venuti? Come mai in diversi periodi storici appaiono in luoghi molto diversi e distanti?
Benché la maggioranza degli ebrei sia profondamente convinta che i suoi antenati siano gli israeliti biblici che si ritrovarono brutalmente esiliati dai romani, la verità va detta. Gli ebrei contemporanei non hanno niente a che fare con gli antichi israeliti, che non sono mai stati mandati in esilio perché una tale espulsione non è mai avvenuta. L'esilio romano è solo un altro mito ebraico.
“Ho cominciato a cercare tra gli studi scientifici notizie sull'esilio”, ha detto Sand in un'intervista ad Haaretz, [11] “ma con mia grande sorpresa ho scoperto che non c'è letteratura in merito. La ragione è che nessuno esiliò il popolo dal paese. I romani non esiliavano i popoli e non avrebbero potuto farlo neanche se avessero voluto. Non avevano treni né camion per deportare intere popolazioni. Quel genere di logistica non è esistito fino al XX secolo. Ed è da questo che in effetti è nato tutto il libro: dal comprendere che la società ebraica non fu dispersa e non fu esiliata”.
Anzi, alla luce della semplice intuizione di Sand, l'idea stessa dell'esilio ebraico è ridicola. Il pensiero che la flotta imperiale romana lavorasse ventiquattr'ore su ventiquattro e sette giorni su sette per portare faticosamente Moishele e Yankele a Cordova e a Toledo può aiutare gli ebrei a sentirsi importanti e trasportabili, ma il buon senso suggerisce che l'armata romana avesse cose più importanti da fare.
Tuttavia il risultato logico è molto più interessante: se il popolo di Israele non fu cacciato i veri discendenti degli abitanti del Regno di Giuda devono essere i palestinesi.
“Nessuna popolazione si conserva pura dopo migliaia di anni”, dice Sand. [12] “Ma le probabilità che i palestinesi siano i discendenti dell'antico popolo ebraico sono molto più grandi delle probabilità che lo siamo voi e io. I primi sionisti, fino alla Grande Rivolta Araba [1936-9], sapevano che non c'era stato nessun esilio e che i palestinesi erano i discendenti degli abitanti di quella terra. Sapevano che i contadini non se ne vanno finché non vengono cacciati. Perfino Yitzhak Ben-Zvi, il secondo presidente dello Stato di Israele, scrisse nel 1929 che ‘la vasta maggioranza dei contadini non ha le proprie origini nei conquistatori arabi ma piuttosto, prima di loro, nei contadini ebrei che erano numerosi e in maggioranza nella costruzione del territorio’”.
Nel suo libro Sand va oltre e dice che fino alla Rivolta Araba del 1929 i cosiddetti capi sionisti di sinistra tendevano a credere che i contadini palestinesi di fatto “di origine ebraica” sarebbero stati assimilati dalla nascente cultura ebraica e sarebbero infine entrati nel movimento sionista. Ber Borochov credeva che “se un falach (contadino palestinese) si veste come un ebreo e si comporta come un ebreo della classe operaia non si distingue in alcun modo da un ebreo”. Questa stessa idea ricomparve nel testo del 1918 di Ben Gurion e Ben-Zvi. Entrambi i capi sionisti si rendevano conto che la cultura palestinese era impregnata di tracce bibliche, linguisticamente e geograficamente (nomi di villaggi, città, fiumi e montagne). Sia Ben Gurion che Ben-Zvi vedevano, almeno in quella fase iniziale, i palestinesi autoctoni come parenti etnici rimasti legati alla terra e come potenziali fratelli. Consideravano inoltre l'islam come un'“religione democratica” amica. Chiaramente dopo il 1936 entrambi moderarono il loro entusiasmo “multiculturale”. Per quanto riguarda Ben Gurion, la pulizia etnica dei palestinesi era un'alternativa molto più attraente.
Ci si può ora chiedere: se i palestinesi sono i veri ebrei, chi sono questi che insistono nel chiamarsi ebrei?
La risposta di Sand è semplice, ma sensata. “Il popolo non si disseminò, ma la religione ebraica sì. L'ebraismo era una religione di convertiti. Contrariamente all'opinione popolare, nell'ebraismo delle origini c'era un grande desiderio di convertire gli altri”. [13]
Chiaramente le religioni monoteiste, essendo meno tolleranti di quelle politeiste, hanno in sé un impulso a espandersi. L'espansionismo ebraico ai suoi inizi non era solo simile al cristianesimo ma fu l'espansionismo ebraico a piantare i semi della 'diffusione' nel pensiero e nella pratica dei primi cristiani.
“Gli asmonei,” dice Sand, [14] “furono i primi a cominciare a produrre ebrei in gran numero per mezzo delle conversioni di massa, sotto l'influsso dell'ellenismo. Fu questa tradizione di conversioni che preparò il terreno per la successiva e diffusa disseminazione del cristianesimo. Dopo la vittoria del cristianesimo nel IV secolo, lo slancio delle conversioni subì una battuta d'arresto nel mondo cristiano e ci fu crollo nel numero di ebrei. Presumibilmente molti degli ebrei che apparvero attorno al Mediterraneo divennero cristiani. Ma poi l'ebraismo cominciò a permeare altre regioni, per esempio quelle pagane come lo Yemen e l'Africa Settentrionale. Se in quella fase l'ebraismo non avesse continuato ad avanzare e a convertire pagani saremmo rimasti una religione del tutto marginale, sempre che fossimo sopravvissuti”.
Pare che gli ebrei di Spagna, che ritenevamo avere legami di sangue con i primi israeliti, siano berberi convertiti. “Mi sono chiesto”, dice Sand, “come hanno fatto a comparire in Spagna comunità ebraiche così grandi. E poi mi sono accorto che Tariq ibn Ziyad, il supremo comandante dei musulmani che conquistarono la Spagna, era berbero, e che lo era anche la maggior parte dei suoi soldati. Il regno berbero ebraico di Dahia al-Kahina era stato sconfitto solo 15 anni prima. E la verità è che un certo numero di fonti cristiane afferma che molti dei conquistatori della Spagna erano ebrei convertiti. La fonte profonda della grande comunità ebraica spagnola erano quei soldati berberi che si erano convertiti all'ebraismo”.
Come c'era da aspettarsi, Sand condivide l'ipotesi ampiamente accettata che i cazari ebraizzati costituissero la principale origine delle comunità ebraiche dell'Europa Orientale, che chiama Nazione Yiddish. Quando gli si chiede come mai parlino yiddish, che è considerato un dialetto medievale tedesco, risponde che “gli ebrei erano una classe di persone che dipendeva dalla borghesia tedesca nell'Est, e così adottarono parole tedesche”.
Nel suo libro Sand riesce a fare un resoconto dettagliato della saga cazara nella storia ebraica. Spiega cosa portò il regno cazaro alla conversione. Tenendo conto che il nazionalismo ebraico è, per la maggior parte, guidato da un'élite cazara, potremmo dover ampliare la nostra intima conoscenza di questo gruppo politico così unico e influente. La traduzione del libro di Sand in altre lingue è una necessità immediata. (È in arrivo la traduzione francese, come riferito in Are the Jews an invented people?, di Eric Rouleau).

E poi?

Il professor Sand ci lascia con la conclusione inevitabile. Gli ebrei contemporanei non hanno un'origine comune e la loro origine semita è un mito. Gli ebrei non hanno in alcun modo avuto origine in Palestina, e dunque il loro cosiddetto “ritorno” alla “terra promessa” va visto come un'invasione da parte di un clan ideologico-tribale.
Tuttavia, benché gli ebrei non costituiscano in alcun modo un continuum razziale, per qualche ragione risultano etnicamente orientati. Come possiamo notare, molti ebrei considerano ancora i matrimoni misti come la minaccia peggiore e definitiva. Inoltre, nonostante la modernizzazione e la laicizzazione, la grande maggioranza di coloro che si identificano come ebrei laici soccombe ancora al rituale sanguinario della circoncisione, una pratica religiosa che comporta nientemeno che un mohel succhi il sangue del circonciso.
Per quanto concerne Sand, Israele dovrebbe diventare “uno stato dei suoi cittadini”. Come Sand, anch'io credo nella stessa visione utopica e futurista. Tuttavia al contrario di lui capisco che lo stato ebraico e i gruppi di pressione che lo sostengono devono essere ideologicamente sconfitti. La fratellanza e la riconciliazione sono estranee alla visione del mondo tribale ebraica e non trovano spazio nella concezione della rinascita nazionale ebraica. Per drammatico che possa sembrare, prima che gli israeliani possano adottare una visione moderna universale della vita civile deve aver luogo un processo di de-ebraizzazione.
Sand è senza dubbio un intellettuale straordinario, forse il più avanzato pensatore israeliano di sinistra. Rappresenta la forma più alta di pensiero che un israeliano laico può conseguire prima di invertire la rotta o di passare dalla parte dei palestinesi (una cosa che è successa ad alcuni, me compreso). L'intervistatore di Haaretz Ofri Ilani ha detto di Sand che diversamente da altri “nuovi storici” che hanno cercato di minare le basi della storiografia sionista “non si accontenta di risalire al 1948 o agli inizi del sionismo, ma torna indietro di migliaia di anni”. È proprio così: diversamente dai “nuovi storici” che “svelano” una verità che è nota a tutti i bimbi palestinesi, e cioè la verità che sono sottoposti a pulizia etnica, Sand erige un corpus di studio e di pensiero che mira a capire il significato del nazionalismo ebraico e dell'identità ebraica. È questa la vera essenza del sapere. Invece di raccogliere sporadici frammenti storici Sand cerca il significato della storia. Anziché un “nuovo storico” che cerca un nuovo frammento, è un vero storico motivato da un compito umanista. Ma soprattutto, diversamente da alcuni storici ebrei che contribuiscono al cosiddetto pensiero di sinistra, la credibilità e il successo di Sand si fondano sui suoi argomenti più che sui suoi precedenti familiari, giacché evita di condire i suoi ragionamenti con i parenti sopravvissuti all'olocausto. Leggendo i feroci argomenti di Sand si è costretti ad ammettere che il sionismo con tutti suoi torti è riuscito a creare dentro di sé un discorso dissidente fiero e autonomo che riesce a essere ben più eloquente e brutale dell'intero movimento anti-sionista mondiale.
Se Sand ha ragione, e io stesso sono convinto dalla forza dei suoi argomenti, gli ebrei non sono una razza ma piuttosto una collettività costituita da moltissime persone prese in ostaggio da un tardo movimento nazionale immaginario. Se gli ebrei non sono una razza, non formano un continuum razziale e non hanno niente a che fare con il semitismo, anche l'antisemitismo è, categoricamente, un significante vuoto. Si riferisce ovviamente a un significato che non esiste. In altre parole, la nostra critica del nazionalismo ebraico, dei gruppi di pressione ebraici e del potere ebraico può realizzarsi solo come critica legittima di un'ideologia e di una pratica.
Posso dirlo ancora una volta, non siamo e non siamo mai stati contro gli ebrei (il popolo) né contro l'ebraismo (la religione). Siamo però contro una filosofia collettiva con chiari interessi globali. Alcuni vorranno chiamarla sionismo, ma io preferisco di no. Il sionismo è un significante vago che è di gran lunga troppo ristretto per cogliere la complessità del nazionalismo ebraico, la sua brutalità, la sua ideologia e la sua pratica. Il nazionalismo ebraico è uno spirito e lo spirito non ha chiari confini. Infatti nessuno di noi sa esattamente dove finisce l'ebraicità e dove comincia il sionismo, così come non sappiamo dove finiscono gli interessi israeliani e dove cominciano gli interessi dei neocon.
Per quanto concerne la causa palestinese, il messaggio è devastante. I nostri fratelli e le nostre sorelle palestinesi sono in prima linea nella lotta contro una filosofia distruttiva. Ma è chiaro che non sono sono quegli israeliani che essi combattono con la loro fiera filosofia pragmatica a scatenare conflitti globali di proporzioni gigantesche. È una pratica tribale che impone la propria influenza nei corridoi del potere e del superpotere. L'American Jewish Committee sta premendo per una guerra contro l'Iran. Tanto per stare tranquillo, David Abrahams, “amico laburista di Israele”, dona denaro al Partito Laburista per interposta persona. Più o meno contemporaneamente due milioni di iracheni muoiono in una guerra illegittima progettata da un tizio chiamato Wolfowitz. E mentre accade tutto questo, milioni di palestinesi vengono affamati nei campi di concentramento e Gaza è sull'orlo di una crisi umanitaria. Mentre accade tutto questo gli ebrei anti-sionisti e gli ebrei di sinistra (Chomsky compreso) insistono nel neutralizzare le eloquenti critiche di Mearsheimer e Walt contro l'AIPAC, il gruppo di pressione e di potere ebraico. [15]
È solo Israele? È davvero sionismo? O dobbiamo piuttosto ammettere che si tratta di qualcosa di molto più grande di ciò che possiamo immaginare entro i confini intellettuali che ci siamo imposti? Per come stanno le cose, manchiamo del coraggio intellettuale per affrontare il progetto nazionale ebraico e i suoi molti messaggeri nel mondo. Tuttavia, visto che qui si tratta di giungere a una nuova consapevolezza, le cose stanno per cambiare. Anzi, questo testo serve a dimostrare che lo stanno già facendo.
Stare dalla parte dei palestinesi significa salvare il mondo, ma per farlo dobbiamo avere abbastanza coraggio da ammettere che non si tratta semplicemente di una battaglia politica. Non si tratta solo di Israele, del suo esercito o della sua dirigenza, non si tratta neanche di Dershowitz, di Foxman e delle loro alleanze che tutto mettono a tacere. È una guerra contro uno spirito canceroso che ha preso in ostaggio l'Occidente, almeno per ora, e lo ha dirottato dalle sue inclinazioni umaniste e dalle sue aspirazioni ateniesi. Combattere uno spirito è ben più difficile che combattere delle persone, perché può capitare di dover combattere le tracce che ha lasciato in noi. Se vogliamo affrontare Gerusalemme potremmo dover affrontare la Gerusalemme che abbiamo dentro. Potremmo doverci mettere davanti allo specchio, guardarci attorno. Andare alla ricerca dell'empatia in noi stessi, se ancora esiste.
Note
[1] When And How The Jewish People Was Invented? Shlomo Sand, Resling 2008, pg 11
[3] When And How The Jewish People Was Invented? Shlomo Sand, Resling 2008, pg 31
[4] Ibid pg 31
[5] Ibid pg 42
[6] Ibid
[7] Ibid pg 62
[8] Ibid
[10] When And How The Jewish People Was Invented? Shlomo Sand, Resling 2008, pg 117
[12] Ibid
[13] Ibid
[14] Ibid
[15] http://www.lrb.co.uk/v28/n06/mear01_.html


Originale da: http://palestinethinktank.com e Tlaxcala

Articolo originale pubblicato il 2 settembre 2008
L’autore
Manuela Vittorelli è redattrice dei blog russologi  
http://mirumir.altervista.org/ e http://mirumir.blogspot.com/  e membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguística. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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